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Marianne Wex al MoMA: perché le sue fotografie parlano di potere

Il progetto del 1977 sul linguaggio del corpo torna protagonista al MoMA di New York

Moma new york
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Marianne Wex (1937-2020) è una fotografa e artista tedesca che ha studiato come posture, gesti e posizioni del corpo possano esprimere rapporti di potere e aspettative di genere. Il suo progetto del 1977, Let’s Take Back Our Space: “Female” and “Male” Body Language as a Result of Patriarchal Structures, è al centro di una mostra del MoMA di New York visitabile dal 20 settembre 2026 al 2 maggio 2027. L’opera non pretende di classificare ogni singola persona, ma mette in discussione abitudini corporee apprese e rappresentazioni sociali.

Che cosa mostra l’opera di Marianne Wex?

Wex raccolse e accostò fotografie di donne e uomini in posizioni quotidiane, costruendo confronti visivi fra modi di stare in piedi, sedersi, occupare un sedile o aprire le braccia. Il montaggio invita a notare che lo spazio non è distribuito soltanto dalle architetture: anche i gesti contribuiscono a determinare chi si sente autorizzato a prenderne di più e chi tende a ritrarsi.

Il titolo originale lega il linguaggio corporeo alle strutture patriarcali: è una tesi artistica e critica, non una legge biologica universale. Oggi il lavoro resta interessante proprio perché offre strumenti per osservare norme implicite che possono cambiare nel tempo e fra culture.

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Perché fotografie ordinarie diventano una critica sociale

La forza della serie sta nell’accostamento. Una singola immagine può sembrare neutra; un insieme organizzato in coppie e sequenze suggerisce invece schemi ricorrenti, apre domande sull’educazione dei corpi e mostra come anche un gesto minimo possa essere interpretato socialmente. È il montaggio, più che la spettacolarità dello scatto, a costruire il significato.

In questa prospettiva, la fotografia non registra soltanto qualcosa che accade davanti all’obiettivo. Diventa un metodo per confrontare rappresentazioni e interrogare la vita pubblica. Il rapporto tra sguardo femminile e linguaggio fotografico è presente anche nella storia delle mostre raccontate da Arte, ad esempio Donne e fotografia: Attraversare l’immagine e la Biennale della fotografia femminile a Mantova.

Marianne Wex al MoMA: che cosa vedere nella mostra

La mostra Taking Back Our Space: Photographic Perspectives è ospitata al Museum of Modern Art di New York dal 20 settembre 2026 al 2 maggio 2027. Il museo ha acquisito nel 2018 l’intero lavoro di Wex e lo mette in dialogo con opere di sette artiste contemporanee: Nona Faustine, Martine Gutierrez, K8 Hardy, Yuki Kihara, Joiri Minaya, Paulina Olowska e Wendy Red Star.

Il confronto allestito dal MoMA amplia la domanda iniziale: in che modo corpi diversi abitano e rappresentano lo spazio, e quali prospettive vengono normalmente escluse? Per confermare le date, il percorso e le condizioni della visita si può consultare la presentazione ufficiale del MoMA.

Perché il progetto conta ancora oggi

Il contributo di Wex non si esaurisce nell’individuare differenze tra fotografie. Il suo lavoro propone un metodo accessibile: guardare criticamente una posa, confrontare un archivio di immagini e chiedersi quali abitudini sembrino naturali solo perché ripetute. È una domanda utile anche nell’epoca della fotografia digitale e delle immagini pubblicitarie, senza attribuire automaticamente a ogni persona lo stesso comportamento.

Per il contesto museale, l’archivio Arte comprende anche una guida alla storia del MoMA. La mostra del 2026-2027 è una possibilità per incontrare l’opera di Wex direttamente e confrontarla con ricerche fotografiche di generazioni successive.

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