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Tutte le mele di Annie: la prima Graphic Novel è “Il vuoto che resta”

Un’opera di Valentina Savi, in arte “Annie”

Annie, Il vuoto che resta - BeccoGiallo editore
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Tutte le mele di Annie, è il nome della pagina Instagram di Valentina Savi.

Valentina, ormai nota come “Annie”,  è una giovane ragazza toscana al suo esordio. La  sua prima Graphic Novel dal titolo “Il vuoto che resta”Becco Giallo editore – esce lo scorso novembre e suscita subito grande interesse.

Una storia semplice che per Annie si racconta illustrando solitudini, ricordi e struggenti momenti dispersi nel tempo che nel silenzio del vuoto, non trova più riferimenti.

Quando abbiamo visto la copertina, abbiamo subito capito si trattasse di qualcosa di vibrante e delicato, frutto di una mano fresca ma consapevole. Poi però, ci sorprende scoprire che la stessa Annie è anche l’autrice dei testi: della storia struggente di quel sentire il vuoto generato dall’abbandono, dall’assenza.

Prima di tutto, Annie ha deciso di raccontare come stanno realmente le cose: una storia d’amore inizia, vive e poi magari finisce

“Ciò che diamo per scontato sembra sorprendentemente irrecuperabile una volta che lo perdiamo, e non ci rimane altro che un letto vuoto che sembra allargarsi un po’ quando si è soli, tanto da non riuscire a riempirlo neanche stando in diagonale.
Un lenzuolo che si attorciglia alla nostra caviglia per non lasciarci andare, trattenendoci qui, a contemplare il vuoto che resta.” Tutte le mele di Annie

Il vuoto che resta, è il “diario” di Jacopo – il protagonista: un ragazzo che perde l’amore di Gabriella e affranto dal silenzio e dal vuoto, scrive lettere su lettere che non avranno mai risposta. Quelle lettere divengono la storia stessa, un’insieme di emozioni legate a gesti quotidiani che d’un tratto divengono solitari e di nuove declinazioni della parola “Silenzio”.  Un silenzio che è mancanza, è il vuoto che resta.

Il lavoro di Annie ci ha incuriositi e così è nata la voglia di parlare con lei, per capire qualcosa di più del suo mondo e di questo suo “vuoto che resta”, così l’abbiamo contattata e abbiamo capito perché ne valeva la pena.

Ciao, da oggi saremo tuoi grandi seguaci, prima di tutto perché racconti qualcosa di vero, poi perché sei in grado di esprimere quell’abisso con una delicatezza disarmante. Abbiamo scoperto la pubblicazione del tuo primo libro, grazie al sito di Becco Giallo, il tuo editore. Innanzitutto, complimenti per questo meritato traguardo. Come ti senti qualche mese dopo la tua prima pubblicazione?

Il libro è uscito a novembre e se mi guardo indietro è come vedere una nuvola carica di pioggia nella quale sono stata per un po’ a bagnarmi ma che finalmente ho abbandonato, non ci si abitua a vedere un pezzo di cuore in mano alle persone, nelle loro camere, sui loro comodini. Mi sento bene, è stata dura ma adesso mi godo il risultato!

Abbiamo capito che scrivi benissimo, che sei una ragazza empatica e profonda, ma c’è molto di più! Hai voglia di raccontarci un po’ di come nasce la tua passione per l’illustrazione?

Non so dirti il momento preciso nel quale nasce la mia passione per l’illustrazione, in realtà preferisco definirmi creativa piuttosto che illustratrice, adesso disegno perchè è il modo nel quale riesco meglio ad esprimere le mie emozioni, magari tra qualche anno troverò un’altra strada. Nell’infanzia sono stata figlia unica e per quanto mi piacesse (e mi piaccia tutto’ora) stare per conto mio, ho tenuto sempre in moto la macchina della creatività per sopperire al silenzio e alla noia! Quindi è per questo che quando mi chiedono quando è nata la mia passione per l’illustrazione rispondo: quando sono nata io!

Come sei approdata al Lucca Comix?

Sono arrivata a Lucca su una barchetta: galleggiavo sull’oceano di lacrime che avevo versato durante tutta l’estate. Scrivere un libro è l’esperienza più bella e più difficile che si possa fare! In concreto, però, a permettermi di vivere quest’esperienza assurda è stato il mio editore, Federico, che ha creduto in me e nelle mie potenzialità, padrino de Il vuoto che resta!

Navigando tra le immagini della tua pagina Instagram, abbiamo notato che fai anche tanta illustrazione digitale, qual’è la tecnica grafica con cui ti esprimi meglio, e da dove arriva l’ispirazione?

Disegno in digitale: per me è molto più bello del disegno tradizionale, in quanto perfezionista cronica, con il digitale riesco ad avere il controllo su tutto, persino sul tempo e su i suoi sbagli! L’ispirazione invece può venire da ogni dove, libri, film, canzoni, passanti per strada, palette di colori, è così naturale per me che non sapere dire come, dove e quando viene!

Riguardo a “Il vuoto che resta”: capiamo che la storia non può essere semplicemente il diario di un ragazzo che perde l’amore, c’è di certo qualcosa di  vissuto e sentito che parte dall’osservazione di se stessi. Trovo sia una profonda analisi del proprio dentro, un ascolto che diviene l’immagine di un senso di perdita: quel vuoto che invade la nostra stanza, il nostro cuore. Quanto ti ha “riempita” affrontare questo lavoro?

Tanto ma non abbastanza, purtroppo non so ancora lasciare andare come vorrei. Sono una persona estremamente emotiva, sentimentale, se qualcosa mi sta a cuore mi ci attacco come una cozza ad uno scoglio e non sempre è facile capire che quello scoglio potrebbe non essere il posto adatto a me. Checchè se ne dica, quando qualcuno o qualcosa passa per la tua vita lascerà sempre qualcosa che difficilmente se ne andrà, è il principio di Locard, ne parlo nel libro ( a posteriori posso dire che è una delle pagine più condivise dai miei lettori!  )

La storia di Jacopo, protagonista de ‘il vuoto che resta’ è di certo una di quelle ‘senza tempo’ – anche se tu l’hai resa contemporanea attraverso il tuo stile – pensi possa esserci un seguito?

No, nessun seguito, non scritto almeno. Il seguito di quel libro è ciò che decideranno di fare i lettori dopo averlo letto e sfogliato: riempire il vuoto o lasciarlo così.

Una risposta da vera artista, brava. Qual’è l’immagine del libro alla quale sei più legata? Perché ?

L’immagine del libro alla quale sono più legata è probabilmente quella di Gabriella in discoteca, con il sottofondo di Zucchero Filato di Gazzelle, direttamente dall’estate più bella della mia vita! > in gallery

Sei giovanissima, quali sono i tuoi propositi per il futuro?

Il mio obiettivo più grande per adesso è una casa tutta mia, potrebbe sembrare qualcosa di lontano dalla sfera artistica ma in realtà avere una caverna nella quale creare è fondamentale. Voglio abbandonare l’affitto, gli arredi che ho già trovato qui e partire da zero con una casa a forma di me! Laurearmi, disorganizzazione accademica permettendo. Trovare un lavoro stabile, che possa essere anche al di fuori di questo mondo, ma che mi lasci comunque almeno un’ora al giorno da dedicare a quello che amo fare! Non sembra il pronostico di un’illustratrice, lo so, ma come ti ho detto preferisco non etichettarmi come tale!

Grazie per esserti prestata a questo scambio! Se ne hai voglia, potremmo inserire una gallery delle illustrazioni più rappresentative, nuovi lavori o semplicemente alcune pagine de “Il vuoto che resta”.

E così, Valentina ha condiviso alcune delle sue illustrazioni che trovate nella nostra piccola gallery. Ma c’è di certo che noi vogliamo impossessarci del suo libro, leggere di Jacopo e avere tutte le sue bellissime immagini su carta!

Il vuoto che resta è in vendita su Amazon a questo link 

Annie, Il vuoto che resta, Becco Giallo editore
Hai mai sentito quel senso di vuoto persistente di cui parla Annie?
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