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Artemisia Gentileschi alla National Gallery di Londra

Monografica dedicata all'artista del Barocco italiano dal 4 aprile al 26 luglio

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Londra, una delle tante tappe della coraggiosa ed itinerante vita della pittrice Artemisia Gentileschi, diventa la sede di una grande monografica dedicata a questa grande artista del Barocco italiano. L’evento sarà allestito alla National Gallery dal 4 aprile al 26 luglio 2020. Il progetto nasce dall’acquisizione da parte del Museo londinese dell’autoritratto di Artemisia Gentileschi raffigurata come Santa Caterina d’Alessandria che è stato il primo dipinto dell’artista ad entrare in una collezione pubblica del Regno Unito. Saranno presenti ben trenta opere provenienti sia da istituzioni pubbliche che da collezioni private di tutto il mondo.

Di recente sono stati condotti studi più approfonditi sull’autoritratto di Artemisia Gentileschi raffigurata come Santa Caterina D’Alessandria. Fu realizzato tra il 1615 e il 1617, ma riscoperto nel 2017 poichè era appartenuto per secoli a una famiglia francese, messo all’asta e acquistato da un mercante d’arte londinese.

La Santa Caterina presente agli Uffizi è stata analizzata ai raggi X, ultravioletti e infrarossi dagli specialisti dell’Opificio delle Pietre dure. Sotto la superficie dell’opera esiste infatti un’altra versione della Santa Caterina che presenta una diversa posizione della mano sinistra e un turbante al posto della corona, molto simile quindi alla Santa Caterina della National Gallery. Come ipotizzano i critici, l’artista potrebbe aver utilizzato lo stesso disegno per preparare entrambe le opere sia per l’urgenza delle commissioni, sia per risparmiare sui materiali. Del resto era una pratica molto diffusa tra gli artisti.

Il percorso espositivo viene anche documentato dalla corrispondenza recentemente scoperta della pittrice, dalla quale si evince lo stretto rapporto tra Artemisia donna e Artemisia artista.

Un altro importante confronto di opere che si potrà studiare e valutare alla National Gallery è Giuditta che decapita Oloferne presente al National Gallery nella sua doppia versione quella conservata agli Uffizi e quella conservata al Real Bosco di Capodimonte. Quella conservata al Museo Capodimonte a Napoli è datata 1612, l’anno successivo allo stupro che la pittrice subì dal pittore Agostino Tassi. Ha un’espressione quasi divertita ed è illuminata da una luce che proviene dalla sinistra da un fonte non identificabile. Viene spesso paragonata alla Giuditta di Caravaggio per i chiaro-scuri e per la fonte luminosa, ma l’espressione di quest’ultima appare più distaccata. La Giuditta conservata agli Uffizi, dipinta nel 1620, si presenta con un numero maggiore di dettagli, in particolar modo il materasso dove è adagiato Oloferne, ma soprattutto più drammatica e agitata. Con fedeltà alla fonte letteraria, viene maggiormente curato il dettaglio dell’abbigliamento che in questa Giuditta appare molto più sontuoso rispetto all’altra conservata a Napoli. L’artista fu molto criticata dalla famiglia medicea per la forza e il realismo che mise in questa tela e fu solo grazie all’intervento di Galileo Galilei, suo amico, che Artemisia fu in grado di ottenere il compenso pattuito con Cosimo De Medici.

L’opera prima della pittrice fu Susanna e i vecchioni della quale esistono ben tre versioni. La prima è conservata in Germania al Graf Von Schonborn Pammersfelden. Fu dipinta intorno al 1610. Non tutti i critici sono convinti che Artemisia Gentileschi ne fu l’unica autrice. All’epoca aveva appena 17 anni e molto probabilmente c’era anche la mano del padre Orazio. Rispetto alle altre opere la luce appare più delineata e senza il chiaro-scuro. Grande drammaticità nel gesto e nell’espressione di Susanna che caccia i vecchioni. Uno dei due, quello più giovane, secondo il parere di molti critici potrebbe essere Agostino Tassi. La seconda versione è a Stamford in Inghilterra ed è del 1622. E’ più presente la lezione caravaggesca perchè il personaggio sembra richiamare la Maddalena penitente del Merisi. Inoltre il corpo di questa Susanna è molto più roseo e con dei contrasti di colore. La terza versione del 1649 viene conservata a Brno nella Repubblica ceca, somiglia a quella tedesca, ma con delle differenze molto evidenti. Il corpo di Susanna presenta più luci e ombre, lo sguardo è più spento, il quadro è inoltre ricco di dettagli paesaggistici.

Un’artista molto interessante da studiare, non solo per il notevole coraggio manifestato in un tempo in cui l’arte era dominata dagli uomini, ma anche per la sua grande tecnica e la forza con cui rappresentava le donne dell’Antico Testamento.

 

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