A Castiglione di Paludi, in provincia di Cosenza, le indagini geofisiche hanno rilevato anomalie nel sottosuolo a circa 1,5-2 metri di profondità che potrebbero essere compatibili con strutture costruite ancora sepolte. Non è però una “città nascosta” già identificata: senza uno scavo archeologico, forma, datazione e funzione delle anomalie restano da verificare.
È proprio questo il punto più interessante della nuova ricerca: gli studiosi sono riusciti a leggere una parte del terreno senza rimuovere gli strati archeologici, combinando tomografia di resistività elettrica e magnetometria. Il risultato indica un’area precisa in cui concentrare le prossime indagini.
Cosa hanno trovato a 1,5-2 metri di profondità
La campagna coordinata dall’Università di Catania ha interessato due zone del sito fortificato. Secondo i risultati riportati il 21 settembre da Greek City Times, che attribuisce la ricerca all’ateneo catanese, nella prima area sono emerse anomalie particolarmente nette a circa 1,5-2 metri di profondità.
I valori di resistività, in alcuni punti superiori a 90 ohm per metro, e le anomalie magnetiche si concentrano soprattutto nel settore nord-orientale dell’area analizzata. Il fatto che due tecniche diverse abbiano evidenziato segnali nello stesso settore rende quell’area particolarmente interessante per le verifiche future.

La seconda area, invece, non ha mostrato anomalie superficiali altrettanto marcate. Le variazioni rilevate più in profondità potrebbero dipendere dalle caratteristiche geologiche del sottosuolo. È un dettaglio importante perché impedisce di trasformare un segnale geofisico in una scoperta archeologica certa prima del tempo.
Perché si pensa a possibili strutture sepolte
Castiglione di Paludi non è un terreno archeologicamente “vuoto”. Il Ministero della Cultura descrive un parco di circa 40 ettari con una poderosa cinta muraria, torri, porte, camminamenti, abitazioni e un impianto urbano organizzato attorno a una grande strada, la plateia.
Lo stesso Ministero sottolinea che una grande quantità di dati resta ancora sepolta sotto il manto erboso. Per questo anomalie con geometrie e proprietà compatibili con resti costruiti meritano attenzione: potrebbero aiutare a ricostruire parti dell’abitato che oggi non sono visibili in superficie.
Non sappiamo però ancora se sotto quel settore ci siano muri, fondazioni, edifici pubblici o altro. La geofisica individua differenze fisiche nel terreno; l’interpretazione archeologica richiede poi confronti, nuove misure e, quando necessario, scavi mirati.
Perché Castiglione di Paludi è ancora un enigma
Il sito conserva una fase fortificata del IV-III secolo a.C. e la sua identità continua a essere discussa. L’abitato mostra elementi legati alla cultura urbana della Magna Grecia, ma è connesso anche al mondo dei Brettii. Capire meglio gli spazi pubblici e la successione delle costruzioni potrebbe chiarire come il centro sia cambiato tra età classica ed ellenistica.
La Calabria sta restituendo negli ultimi anni molti dati archeologici capaci di cambiare la lettura del territorio. Su iCrewPlay Arte abbiamo seguito, per esempio, il relitto di Monasterace con oltre 300 anfore e le mura romane individuate nell’Aspromonte. Castiglione di Paludi aggiunge un tassello diverso: qui la novità non arriva da un oggetto recuperato, ma da ciò che gli strumenti permettono di vedere sotto terra prima dello scavo.

Cosa succede adesso
Il passo successivo non è proclamare una nuova scoperta, ma restringere il campo. I modelli tridimensionali ottenuti con le misure elettriche e il confronto con la magnetometria permettono di scegliere dove approfondire le indagini limitando interventi inutili.
I ricercatori hanno proposto di estendere le rilevazioni alle aree vicine per costruire una mappa più completa del sottosuolo. Solo allora, e soprattutto con eventuali verifiche archeologiche dirette, sarà possibile capire se quelle anomalie corrispondano davvero a strutture antiche e quale ruolo avessero nell’organizzazione della città.
Per ora la risposta alla domanda “cosa c’è sotto Castiglione di Paludi?” resta quindi precisa ma incompleta: segnali compatibili con possibili resti costruiti, concentrati a circa due metri di profondità, ma non ancora identificati archeologicamente. Ed è proprio questa incertezza documentata a rendere il sito uno dei casi più interessanti da seguire.