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Certosa di Trisulti. Incastonata tra i monti, imponente e silenziosa, dal 1200

Quella della Certosa di Trisulti, Abbazia Cistercense, è un storia lunga secoli e secoli, fervente ma mai "strillata", ora al centro di una contesa internazionale

Certosa di Trisulti
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Nel tratto dell’Appennino centrale, ai piedi del Monte Rotonaria, se ne sta adagiata fin dal lontano 1200 tra fitti boschi di querce, la Certosa di Trisulti, fondata nel 996 come abbazia benedettina dall’abate San Domenico di Sora, successivamente nell’anno 1204, per volere diretto di Papa Innocenzo III, fu affidata ai monaci certosini e contestualmente ampliata, rendendola di fatto molto più accessibile.

La Certosa di Trisulti: uno scrigno che sa di erbe officinali e meditazione

Distante circa sei chilometri dall’ultimo centro abitato di Collepardo, la Certosa di Trisulti, ha da sempre beneficiato dell’isolamento per mantenere nel tempo una sorta di distacco dalla realtà, pur avendo in ogni epoca mostrato di essere radicalmente parte di quel territorio che le faceva da contorno.

Nella stagione primaverile, risalendo il sentiero a tratti tortuoso, piacevolmente immerso in un fitto bosco di querce, popolato da placide mucche a zonzo con i loro campanacci e cavalli in libertà, non è raro incontrare qualche pastore che ormai per passatempo, porta a spasso il suo gregge nei prati intorno all’abbazia, oggi come secoli fa.

Ad ogni incontro, li troviamo sempre pronti a intrattenere i viandanti con racconti sull’abbazia, veri spaccati di vita quotidiana, di un’epoca ancora non troppo lontana, ma così diversa da sembrare relegata a chissà quali vicende indietro nel tempo, senza renderci conto che, quando il pastore, all’incirca ottantenne, racconta di un bambino che andava a caccia di vipere per poi portarle ai monaci della Certosa di Trisulti che ne estraevano il veleno per antidoti e medicinali, in realtà sta parlando di se stesso.

Erano i giochi di un tempo, impensabili per la generazione di adolescenti di oggi, ma forse l’andare a caccia di vipere sessant’anni fa, era molto meno pericoloso che stare con lo sguardo fisso sullo schermo di un moderno e all’apparenza più rassicurante di un serpente velenoso, device.

Visitando la Certosa di Trisulti, si ha a tratti come la percezione che il tempo si sia fermato, in un punto qualsiasi del suo trascorrere

Questa sensazione la si avverte in maniera totale non appena si varca il pesante portone scuro che separa il mondo esterno dall’abbazia e si legge l’imponente iscrizione sulla lastra di marmo che sovrasta l’ingresso, la quale ricorda le origini della Certosa di Trisulti e la regola che  fin dagli albori ha gestito ogni ora e momento della giornata dei monaci presenti.

Nella Certosa di Trisulti: la farmacia tra le più antiche ben conservate

Un piccolo viottolo ricoperto da ghiaino che accompagna i passi con il caratteristico rumore, tra i bossi potati con maestria, come piccole sculture, dal monaco che più di altri ha dimostrato passione per quest’arte; poi qualche gradino ancora e si entra nella meravigliosa farmacia del monastero, ormai da molti anni in disuso, ma che conserva intatto il mobilio, le pareti finemente affrescate dai colori ancora vividi e il magnifico salottino d’attesa che da solo vale tutta l’atmosfera, con le sue porte in legno finemente affrescate con un realismo che lascia ogni volta stupiti, dal pittore napoletano Filippo Balbi.

E ancora, nel retro un mondo fatto di vecchi scaffali, pienissimi di ogni sorta di vasellame e l’attenzione è inevitabilmente attratta da quelli in vetro, con all’interno vipere e serpenti sommersi in un liquido ambrato che riportano alla mente studi di antiche pozioni; quindi vasi e vasetti in ceramica con dipinta l’iscrizione dell’erba officinale contenuta, riserva dei monaci dalla quale attingevano le erbe medicamentose da mettere nell’alambicco per creare ogni sorta di distillato.

Anche Gabriele d’Annunzio, sorseggiando forse il più famoso tra questi preparati, prodotto dai monaci cistercensi, ebbe a dire: “Essenza tra il mistrà e l’assenzio con altri succhi medicinali, squisitissima… poche gocce bastano a trasmutare un bicchiere d’acqua in una specie di opale paradisiaca”.

Parlava delle Gocce Imperiali

un famosissimo distillato, che la leggenda narra essere stato inventato dal frate cistercense Eutimo Zannuccoli nel 1766, tuttora in produzione e venduto in tutte le abbazie della confraternita, compresa la Certosa di Trisulti e la vicina Abbazia di Casamari, ma che attualmente si può anche trovare nella bottega del monastero, una rivendita di prodotti monastici on line, segno che i tempi sono davvero cambiati, ma all’insegna della tradizione.

Ho tralasciato volutamente di fare riferimenti alle aspre polemiche che in questi anni hanno coinvolto la Certosa di Trisulti; la vicenda proprio in questi giorni ha visto pronunciarsi il TAR del Lazio con una sentenza che purtroppo non mette fine alla vicenda, fatta di aspetti burocratici e di interessi internazionali.

Ti porterò di nuovo nella Certosa di Trisulti ma per gli approfondimenti culturali e artistici che essa racchiude, oggi come mille anni fa, lasciando alle aule di tribunale il compito di sciogliere un nodo che forse non andava fatto.

Certosa di Trisulti Dipinto di Filippo Blabi
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Elisiana
Elisiana
4 mesi fa

Ci devo tornare!

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