Cicale è un disco adulto senza essere immobile: Malika Ayane usa dieci canzoni per parlare di tempo, cambiamento, relazioni e piccole contraddizioni quotidiane senza inseguire a forza il suono del momento. Il suo punto di forza è la coerenza dello sguardo, più che l’effetto sorpresa. Il limite, per chi cerca svolte nette o pezzi costruiti per esplodere al primo ascolto, è proprio la sua misura.
Questa è una lettura critica documentata del progetto pubblicato il 18 settembre 2026 da Carosello Records in licenza a M.A.S.T./Believe. Non nasce da una presenza a un evento o da un ascolto privato con l’artista, ma dal disco pubblicato, dai materiali ufficiali, dalle interviste rilasciate da Malika Ayane e dai brani resi disponibili pubblicamente.
Perché Cicale è un ritorno importante per Malika Ayane
Cicale arriva a cinque anni dall’ultimo album di inediti. Sono dieci tracce per poco più di mezz’ora, una durata compatta che evita la dispersione e rende evidente una scelta: il disco non vuole dimostrare quante direzioni Malika Ayane possa percorrere, ma costruire un solo clima.
La metafora del titolo aiuta a capire tutto il progetto. In diverse interviste, Ayane ha raccontato di essere rimasta colpita dalla vita delle cicale, capaci di trascorrere anni sottoterra prima della breve stagione in cui emergono e cantano. L’immagine diventa un modo per parlare di ciò che resta invisibile nelle persone e del rischio di giudicare una vita soltanto dal momento in cui diventa visibile.
È anche un’immagine adatta a un album nato lentamente. Secondo quanto raccontato dall’artista ad ANSA, la scrittura è iniziata circa quattro anni prima dell’uscita, senza una scadenza discografica immediata.

Cosa funziona in Cicale
La qualità più convincente del disco è il modo in cui leggerezza sonora e inquietudine adulta convivono. Malika Ayane non costruisce un album cupo sul passare del tempo. Preferisce osservare le cose da una distanza ironica, spesso elegante, lasciando che malinconia e ritmo restino nello stesso spazio.
Questo meccanismo era già dichiarato in Una possibilità, che la stessa artista ha descritto come una “finta canzone allegra”: una superficie più luminosa usata per raccontare il disagio di adattarsi a modelli di felicità costruiti dagli altri. È una chiave utile anche per leggere il resto di Cicale.
Detto tra noi porta invece in primo piano l’incertezza sentimentale. Il brano, scritto con Andrea Bonomo e Pacifico, lavora sul desiderio di lasciarsi andare e sul bisogno opposto di proteggersi. La produzione non schiaccia la voce e conserva quella sensazione di conversazione privata che il titolo suggerisce.
Animali notturni, già passata da Sanremo 2026, resta il brano più immediatamente riconoscibile del progetto. Inserita dentro l’album, però, perde parte dell’isolamento da singolo festivaliero e diventa un tassello coerente di un racconto più ampio sulle abitudini, sui corpi e sulle vite che continuano quando la parte pubblica della giornata finisce.

La collaborazione con Dargen D’Amico
La presenza di Dargen D’Amico in Diversamente non serve soltanto ad aggiungere un nome alla tracklist. In un album così controllato, il suo modo di usare parole e associazioni introduce una variazione di temperatura e rende più evidente il lato ironico del progetto.
È uno dei momenti in cui Cicale si permette di allargare il perimetro senza perdere identità. Il rischio di un album costruito sulla misura è infatti quello di diventare troppo uniforme. Qui la collaborazione aiuta a interrompere la continuità prima che diventi prevedibilità.
Cosa funziona meno
La stessa coerenza che tiene insieme Cicale può diventare il suo principale limite. Il disco raramente cerca una frattura vera: non c’è la sensazione di un’artista interessata a demolire il proprio linguaggio o a rincorrere una trasformazione radicale.
Per alcuni ascoltatori sarà un pregio. Per altri, soprattutto per chi arriva aspettandosi un ritorno discografico molto aggressivo dopo cinque anni, può tradursi in una seconda metà meno sorprendente. Le canzoni preferiscono sedimentare invece di imporsi.
Anche la scelta di mantenere quasi sempre un’eleganza produttiva molto controllata lascia meno spazio a quelle imperfezioni che potrebbero rendere certi passaggi più taglienti. Cicale non è un disco che vuole mettere a disagio. Quando si avvicina a un tema doloroso, tende a trasformarlo in osservazione piuttosto che in collisione.
La tracklist di Cicale
- finalmente
- animali notturni
- è andata così
- all’improvviso ci verrà da ridere
- diversamente feat. Dargen D’Amico
- detto tra noi
- probabile
- come la prima volta
- una possibilità
- primavera in città
La tracklist ufficiale conferma la struttura compatta del progetto. Carosello Records presenta Cicale come il ritorno di Malika Ayane agli inediti dopo cinque anni, mentre il singolo Detto tra noi è stato scelto per introdurre il disco a settembre.
Il senso del titolo: non giudicare soltanto ciò che emerge
Il titolo è probabilmente la parte concettualmente più riuscita dell’album. La cicala della favola viene spesso ridotta a simbolo di leggerezza e imprevidenza. Ayane ribalta quella lettura partendo dalla biologia dell’insetto e dal lungo periodo trascorso sottoterra.
Il messaggio non viene trasformato in una morale rigida. Diventa piuttosto un criterio di osservazione: vediamo quasi sempre soltanto una piccola parte della storia degli altri. È una prospettiva che torna bene in un disco interessato alla quotidianità, all’età adulta e alle relazioni viste dopo che l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio alle conseguenze.
A chi può piacere Cicale
Cicale può funzionare soprattutto per chi cerca pop italiano scritto con attenzione alle parole, arrangiamenti sobri e un tono adulto. Chi ha seguito Malika Ayane negli anni ritroverà la precisione interpretativa e l’interesse per brani che non separano mai del tutto eleganza e malinconia.
Chi invece preferisce produzioni molto marcate, cambi di registro continui o un’impostazione più immediatamente radiofonica potrebbe percepire il disco come troppo prudente.
Il ritorno si inserisce in una carriera che su iCrewPlay Arte abbiamo seguito anche raccontando la sua presenza a Sanremo e il progetto condiviso con Arisa per l’inno di Milano Cortina 2026.
Giudizio finale su Cicale
Cicale convince perché non prova a sembrare più giovane, più rumoroso o più contemporaneo di ciò che è. Malika Ayane sceglie invece un pop di osservazione, costruito sulla voce, sulla scrittura e sulla capacità di trovare ironia anche nelle crepe dell’età adulta.
Non è il suo progetto più destabilizzante e non sempre trasforma la raffinatezza in un momento memorabile. Ma come ritorno discografico ha una direzione chiara: raccontare il cambiamento senza fingere che cambiare significhi necessariamente diventare un’altra persona.