Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 all’età di 78 anni. La notizia è stata comunicata da +Europa dopo i giorni di ricovero seguiti alla crisi respiratoria che l’aveva portata all’ospedale Santo Spirito di Roma. Il 10 settembre era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata, con un quadro clinico ancora delicato.
Raccontare oggi Emma Bonino soltanto attraverso la cronaca della sua morte sarebbe però riduttivo. La sua storia attraversa oltre cinquant’anni di trasformazioni italiane ed europee: diritti civili, aborto, ruolo delle donne, laicità, pena di morte, giustizia internazionale ed Europa. È per questo che la sua figura appartiene anche alla storia culturale e civile del Paese.

Emma Bonino è morta: cosa sappiamo degli ultimi giorni
Bonino era stata ricoverata a Roma il 7 settembre dopo un peggioramento della funzionalità respiratoria. Era stata trasportata in codice rosso al Santo Spirito e ricoverata in terapia intensiva a scopo precauzionale. Nei giorni successivi i medici avevano descritto le sue condizioni come delicate ma stazionarie.
Il 10 settembre era stata trasferita in una struttura privata dopo l’uscita dalla terapia intensiva. La notizia della morte, arrivata il giorno successivo, è stata ripresa anche dalla Associated Press, che l’ha ricordata come una delle figure centrali delle battaglie italiane per i diritti civili e umani.
Chi era Emma Bonino e perché è diventata un simbolo
Emma Bonino era nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Dopo la laurea in Lingue e Letteratura moderna all’Università Bocconi di Milano, entrò nel mondo radicale e nel 1976, a 28 anni, fu eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati.
Da allora la sua vita pubblica si è sviluppata su due piani spesso inseparabili: l’attivismo e le istituzioni. È stata deputata, senatrice, vicepresidente del Senato, parlamentare europea, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Affari Esteri.
Il profilo storico pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri mostra quanto la dimensione internazionale sia stata centrale nella sua attività, dalle missioni come osservatrice elettorale alle campagne contro la pena di morte e le mutilazioni genitali femminili.
L’aborto clandestino e l’inizio dell’attivismo
Uno dei passaggi decisivi della sua biografia fu l’esperienza personale di un aborto clandestino, che Bonino raccontò pubblicamente negli anni successivi. Nel 1975 contribuì alla fondazione del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, CISA, impegnato nel sostegno alle donne e nella battaglia per una legislazione che superasse la clandestinità.
La sua azione si inseriva nel clima politico e sociale degli anni Settanta, quando movimenti, referendum e campagne di disobbedienza civile stavano modificando profondamente il rapporto degli italiani con famiglia, sessualità, diritti individuali e ruolo della religione nella vita pubblica.
Emma Bonino e Marco Pannella: un rapporto durato decenni
Il nome di Emma Bonino è legato in modo quasi inseparabile a quello di Marco Pannella. I due hanno condiviso decenni di campagne, referendum, scioperi della fame e iniziative nonviolente. Insieme hanno incarnato una stagione del radicalismo italiano capace di trasformare temi considerati marginali in questioni nazionali.
Nel maggio 2026, nel decennale della morte di Pannella, Bonino lo aveva ricordato come una persona che aveva segnato la sua vita come nessun altro. Le tensioni degli ultimi anni tra i due non cancellarono il peso umano e politico di un rapporto che ha attraversato gran parte della loro storia pubblica.

Le battaglie civili che hanno cambiato il linguaggio pubblico italiano
Negli anni Settanta e nei decenni successivi Bonino diventò uno dei volti più riconoscibili delle campagne radicali su aborto, divorzio, libertà individuale, referendum, laicità e autodeterminazione. Il suo ruolo non può essere separato dal più ampio cambiamento della società italiana, che portò questioni considerate private o scomode al centro del dibattito pubblico.
Su arte.icrewplay.com abbiamo già raccontato come i diritti civili abbiano accompagnato profonde trasformazioni culturali. Lo stesso vale per il percorso delle donne della Costituente, utile per comprendere il lungo cammino verso una maggiore presenza femminile nella vita politica e pubblica italiana.
Perché Emma Bonino era conosciuta anche fuori dall’Italia
Bonino fu eletta al Parlamento europeo già nel 1979, nella prima legislatura scelta direttamente dai cittadini. Negli anni Novanta diventò commissaria europea, con deleghe che comprendevano pesca, politica dei consumatori e aiuti umanitari.
La dimensione internazionale è essenziale per comprendere il suo profilo. Ha sostenuto la creazione della Corte penale internazionale, promosso campagne per la moratoria universale sulla pena di morte e lavorato contro le mutilazioni genitali femminili. Le sue iniziative l’hanno resa una figura riconoscibile ben oltre i confini italiani.
La malattia raccontata pubblicamente
Nel 2015 Emma Bonino rese pubblica la diagnosi di microcitoma polmonare, una forma aggressiva di tumore ai polmoni. Parlò della malattia in diverse occasioni, scegliendo di non nasconderla e raccontando anche il lungo periodo di controlli seguito alle terapie.
Negli anni successivi affrontò altri problemi di salute e ricoveri. Nel settembre 2026 il nuovo peggioramento respiratorio riportò la sua condizione al centro dell’attenzione nazionale. Le fonti disponibili al momento della sua morte non consentono di attribuire il decesso a una causa più specifica senza ulteriori comunicazioni mediche o familiari.
Una figura divisiva, ma centrale nella storia civile italiana
Emma Bonino non è mai stata una figura neutra. Le sue posizioni hanno generato consensi forti e opposizioni altrettanto nette. Proprio questa capacità di spostare il confine del dibattito aiuta però a comprendere il suo peso culturale.
Ha contribuito a rendere pubbliche e politiche parole come autodeterminazione, laicità, diritti individuali, giustizia internazionale ed Europa. Molti dei temi per cui si è battuta sono oggi parte del lessico comune, anche quando restano oggetto di divisioni profonde.
Cinque cose da ricordare di Emma Bonino
- Entrò alla Camera a 28 anni, nel 1976, in un’Italia in cui la presenza femminile nelle istituzioni era molto più ridotta rispetto a oggi.
- Fu eletta al Parlamento europeo nel 1979, nella prima legislatura eletta direttamente dai cittadini.
- Visse per un periodo al Cairo, dove studiò l’arabo e seguì la stampa della regione per Radio Radicale.
- Guidò e partecipò a missioni internazionali legate ai diritti umani e all’osservazione elettorale.
- Ricevette riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale nel 1998.
L’eredità di Emma Bonino oltre la politica
La morte di Emma Bonino chiude una biografia politica, ma lascia aperta una questione più ampia: quanto una singola figura possa incidere sul modo in cui una società discute di libertà, diritti e responsabilità individuale.
Il suo lascito non coincide con l’adesione alle sue idee. Sta anche nella capacità di avere costretto l’Italia a confrontarsi per decenni con questioni difficili, spesso prima che diventassero centrali nel dibattito nazionale. È questo l’elemento che rende Emma Bonino una figura rilevante non soltanto per la storia politica, ma anche per la storia culturale e civile contemporanea.