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Hiroshima e Nagasaki: l’Arte non dimentica la crudeltà umana

Il 6 e il 9 agosto due bombe atomiche vennero sganciate su Hiroshima e Nagasaki, radendole al suolo. A 75 anni dalla tragedia, l'arte continua a commemorare le vittime

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I giorni 6 e 9 agosto del 1945 segnano una pagina nera nella memoria del popolo nipponico. In questi giorni vennero lanciate le due bombe atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Ma a distanza di 75 anni, gli uomini non dimenticano questo scempio all’umanità e al pianeta, ma lo ricordano in ogni modo, anche ricorrendo ad opere artistiche.

Artisti, architetti, scultori e fotografi come Es Devlin, Machiko Weston, Maruki Iri, Maruki Toshi, Nakazawa Keiji, Tange Kenzō, Masahiko Katori, Hongo Shin, Paul Granlund, Yamahata Yōsuke, Tōmatsu Shōmei, Domon Ken, Tsuchida Hiromi, con il loro contributo artistico hanno aiutato a conservare nella memoria dell’uomo, un atto di crudeltà che deve essere da monito alle future generazioni.

Il progetto artistico dell’Imperial War Museum per commemorare Hiroshima e Nagasaki

I Saw the World End - Hiroshima e NagasakiTra le opere di recente installazione, per la commemorazione dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, troviamo un grande schermo che domina Piccadilly Circus, il cuore di Londra, intitolata I Saw The World End. La grande opera d’arte digitale è stata realizzata in collaborazione da Es Devlin, scultrice ma anche artista di importanti installazioni multimediali, e Machiko Weston, architetto e designer presso lo studio della stessa  Devlin.

Il progetto è stato voluto dall’Imperial War Museum per riflettere sui tragici bombardamenti atomici che non solo decretarono la fine della guerra, ma colpirono l’animo e l’orgoglio giapponese, mettendone in crisi l’identità. Tale installazione unisce il punto di vista giapponese, identificato da Machiko Weston, e quello britannico, rappresentato da Es Devlin.

L’istallazione prevede una sequenza di linee luminose proiettate su un grande schermo in Piccadilly Circus; lo schermo, così diviso, richiama concettualmente la divisione dell’atomo, la divisione tra finzione e realtà, le divisioni razziali, la divisione tra uomo e pianeta. Devlin e Weston leggeranno due testi di loro composizione: il primo, letto da Devlin in inglese, ripercorre e spiega l’origine della bomba atomica, raccontando il pensiero dei principali protagonisti del progetto Manhattan e le sue fasi di sviluppo. L’altra metà del testo è letta in giapponese da Weston, con traduzione simultanea in inglese, e mette insieme le testimonianze di chi vide attorno a sé l’apocalisse atomica.

La prima proiezione è avvenuta giovedì 6 agosto alle 8:15, mentre la successiva sarà alle 11 di domenica 9, cioè nell’esatto orario delle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki. Sarà possibile vedere la performance sul sito web dellImperial War Museum.

Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki rappresentate dagli artisti

La letteratura e l’arte hanno il compito ineluttabile di preservare la memoria delle vittime e dei sopravvissuti a una delle più grandi tragedie del XXI secolo, e fungere da monito alle generazioni future affinché non si ripeta più un così grave gesto di violenza e crudeltà da parte dell’uomo.

hiroshima e nagasakiPer capire come gli artisti sono stati influenzati dallo scoppio delle bombe atomiche, basta guardare i pannelli dei coniugi Maruki. Nel 1950, Maruki Iri (1901 – 1995) e Maruki Toshi (1912 – 2000) iniziarono a ideare un insieme di 15 opere conosciute come The Hiroshima Panels. L’obiettivo dei coniugi era quello di far conoscere al mondo gli orrori della tragedia delle due città giapponesi e denunciare la brutalità e l’insensatezza della guerra.

Non solo dipinti, ma anche nel disegno, attraverso i manga si rivivono gli orrori delle atomiche che hanno devastato il popolo nipponico. E’ il caso di Nakazawa Keiji (1939 – 2012), mangaka che da piccolo ha vissuto sulla propria pelle il grande disastro atomico, perdendo tutta la sua famiglia. Il suo manga più importante è Hadashi no Gen. Ben presto divenne il fumetto sul tema dell’olocausto nucleare di Hiroshima più famoso in tutto il mondo.

Le fotografie sono state il mezzo più immediato e potente tramite le quali il mondo è venuto a conoscenza dell’esplosione delle due bombe atomiche al di sopra di Hiroshima e Nagasaki e si è reso conto dell’impatto che questi ordigni hanno sul Giappone e la propria società. Ancora oggi possiamo osservare le foto di Yamahata Yōsuke, Tōmatsu Shōmei, Domon Ken, Tsuchida Hiromi e perderci in tristi riflessioni.

hiroshima e nagasakiYamahata Yōsuke (1917 – 1966) è il più famoso fotografo dei bombardamenti, ed è riuscito a fotografare ciò che è rimasto della
città di Nagasaki nei giorni immediatamente successivi allo scoppio di “Fat Man“, creando una raccolta completa del panorama devastato dall’ordigno americano.

Tōmatsu Shōmei (1930 – 2012) è noto per la raccolta di fotografie eseguita con il collega Domon Ken ( 1909 – 1990)sugli effetti a lungo termine delle radiazioni. L’artista, a differenza di Yamahata, non si trovava vicino a una delle due città quando sono avvenuti i bombardamenti. Solo diversi anni dopo si è interessato ai terribili effetti da esposizione alle radiazioni e ha così deciso di documentarle. Nei suoi scatti in bianco e nero si nota chiaramente la fatica e lo sforzo di tutte quelle vittime della bomba che ogni giorno cercano di sopravvivere a quel male invisibile che li ha colpiti.


Hiroshima e Nagasaki: due città rase al suolo, ma vive nella memoria

Hiroshima e Nagasaki sono due città costiere, la prima situata sull’isola principale del Giappone, lo Honshū, e l’altra nel Kyūshū. Hiroshima era un’importante città portuale, costruita sulla foce del fiume Ota, che si è ampliata fino a diventare negli anni 40 del ‘900 un grande centro militare dell’impero. Hiroshima, oltre a essere ancora integra, era anche la sede di numerose industrie militari e del quartier generale che avrebbe guidato la difesa del Giappone meridionale in caso di invasione.

Alle 7:14 del 6 agosto 1945 l’aereo da ricognizione inviato sopra Hiroshima comunicò che il cielo era libero da nuvole per sette decimi, la condizione minima ritenuta necessaria per procedere all’attacco. Il colonnello Tibbets comunicò il “ricevuto” e diresse il suo aereo sulla città. Quasi esattamente un’ora dopo, alle 8:15, sganciò la bomba sopra Hiroshima “Little Boy“, bomba atomica all’uranio impoverito.

Dopo il bombardamento di Hiroshima, il successivo bersaglio designato per la sperimentazione della bomba atomica e per sottomettere il Giappone, fu la città di Kokura, che si rivelò irraggiungibile a causa del maltempo. A corto di carburante i piloti diressero i loro aerei sull’ultimo e meno appetibile bersaglio della lista. Nagasaki era già stata colpita dai bombardamenti incendiari ed era costruita su una serie di colline che avrebbero limitato l’efficacia della bomba.

Nagasaki era un considerevole centro navale e militare, è per questo motivo gli americani l’avevano scelta come un possibile obiettivo per lo sgancio della bomba atomica. Gli altri obiettivi erano tutte città più o meno fondamentali per la potenza bellica giapponese, in quanto possedevano tutte basi militari, centri di stoccaggio per le munizioni e edifici adibiti all’addestramento delle truppe ed erano state tutte risparmiate da ingenti bombardamenti proprio per testare gli ordigni nucleari al massimo della loro possibilità distruttrice.

Il 9 agosto alle 11:02, “Fat Man“, bomba atomica al polonio, distrusse Nagasaki. Circa 60 mila persone furono uccise all’istante nell’esplosione e molte altre migliaia sarebbero morte nei mesi e negli anni successivi. Il giorno successivo, il 10 agosto, il governo giapponese fece sapere tramite il console svizzero che si trovava a Tokyo che era pronto a discutere la resa.

Le foto scattate dopo le esplosioni nelle due città testimoniano un deserto di macerie e rovine in cui i superstiti dovevano cercare di sopravvivere nonostante tutto fosse avverso alla vita. I sopravvissuti, chiamati hibakusha, dovettero affrontare terribili conseguenze fisiche e sociali: considerati infetti e lasciati ai margini della società, molti cercavano di nascondere la loro condizione di hibakusha, in modo da non venir discriminati e di poter condurre una vita normale. I più fortunati non riportavano ferite visibili e potevano sperare di non ammalarsi mai e di proseguire una vita dignitosa, ma chi aveva subito dei danni fisici come cecità e bruciature molto spesso si rassegnava ad un’esistenza infelice e solitaria.

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