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La linea Gotica nel Museo permanente della scuola di Tolè

La Linea Gotica rievoca un momento della storia italiana molto intenso. A raccontarla restano i libri di storia formulati per ogni ordine e grado, gli ormai pochi sopravvissuti a quella guerra e al tempo, i cimeli trovati e conservati

Linea Gotica
Linea Gotica
Chissà quante volte avrai attraversato l’Appennino; hai mai pensato che idealmente stavi attraversando la Linea Gotica?

La Linea Gotica, da ieri trova spazio anche tra le aule della scuola di Tolè, piccola frazione del comune di Vergato in provincia di Bologna.

L’idea nasce da una doppia esigenza, quella di tramandare la memoria storica di un evento svoltosi per mesi, nella sua inimmaginabile crudeltà, a pochi passi da dove oggi la vita scorre tutto sommato tranquilla, a volte quasi ignara di tanto sangue versato e la volontà di non mandare perduti i moltissimi cimeli che negli anni sono stati ritrovati, ora nei boschi, coperti magari da qualche strato di terra, ora nei fienili o rimesse delle molte costruzioni rurali della zona, inconsapevoli testimoni di ogni lacrima, di ogni grido di dolore, di ogni attimo di terrore vissuto da chi su quelle montagne ha vissuto durante la seconda guerra mondiale.

L’intera popolazione ha contribuito a rendere l’idea di quella che fu la Linea Gotica, donando gli oggetti rinvenuti che l’hanno direttamente vissuta e che erano lì, su quei monti, ignari testimoni di tanta atrocità. Per questo, la mostra permanente di Tolè sulla Linea Gotica, sarà dedicata al professor Ezio Trota, persona molto legata alla frazioncina e scomparso qualche anno fa che ha regalato molti documenti e reperti storici in suo possesso e raccolti negli anni della sua permanenza in quei luoghi.

Completano la mostra permanente sulla Linea Gotica alcuni dipinti e murales dell’artista locale Loredano Sammartino, da ieri 12 luglio visitabile tutti i fine settimana, mentre all’ingresso dell’edificio, nella parte esterna, il visitatore viene accolto da una panchina con i colori della bandiera d’Italia, dipinta dalla pittrice contemporanea Nadia Cristoni.

E’ difficile immaginare come un semplice oggetto tutt’altro che antico ma solo vecchiotto, possa compiutamente parlare di un evento come quello della Linea Gotica ma a ben vedere, il lavoro mediato dall’Associazione fontechiara curatrice della mostra permanente e che dal 1997 è impegnata a recuperare ogni aspetto culturale della tradizione del territorio con manifestazioni atte a coinvolgere un quanto più ampio numero di persone, è riuscita nell’intento, almeno a Tolè, di coinvolgere i giovani, che all’epoca in cui la Linea Gotica era ad un passo dalle case dei loro nonni, non erano nati e le ultimissime generazioni che neanche hanno potuto ascoltare l’eco di tali racconti davanti ad un caminetto acceso.

La Linea gotica: teatro di episodi sanguinosi 

La Linea Gotica rappresenta l’ultimo tentativo delle forze tedesche di arginare l’avanzata degli alleati, costituendo un fronte fortificato della lunghezza di quasi 300 chilometri dal Tirreno all’Adriatico, snodandosi lungo tutto l’Appennino e ideata per fare più vittime possibili tra le forze alleate nel loro tentativo di raggiungere la Pianura Padana.

L’idea della Linea Gotica, nella mente del suo fautore, comandante in capo delle forze tedesche impiegate sul fronte italiano, Albert Kesselring, doveva fungere da ostacolo all’avanzata degli alleati e essere, secondo le intenzioni del comandante tedesco, strumento fondamentale per la strategia della ritirata combattuta; tattica impiegata per infliggere al nemico il più alto numero di perdite tra le fila delle forze alleate che stavano risalendo la penisola ormai da qualche mese.

A tale spiegamento strategico, le forze alleate in avanzata, contrapposero un piano denominato “operazione oliva” che fu attuato a partire dall’agosto del 1944, ma che non dimostrò sul campo tutta la validità sperata, riuscendo sì a distruggere buone porzioni di fortificazioni della Linea Gotica, ma che non fu sufficiente a sopraffare le truppe tedesche che sulle prime riuscirono addirittura a bloccare l’avanzata delle truppe anglosassoni e statunitensi, ma solo fino all’anno successivo quando con l’avvio dell’offensiva alleata di primavera, la Linea Gotica potè dirsi definitivamente superata.

Lasciando dietro di sé una scia di sangue che un bicchiere di latta ammaccato o un elmetto con un buco di proiettile sono chiamati a raccontare, negli allestimenti in ricordo dei combattimenti avvenuti sull’Appennino, come negli altri scenari di guerra del territorio italiano perché quello di Tolè non è l’unico esempio di “nicchia del ricordo”, ma molte piccole realtà si sono impegnate nella conservazione dei cimeli rinvenuti nei territori circostanti.

Un po’ meno piace l’idea che sia stata creata un’app che promette di guidare il visitatore nei luoghi degli scontri e delle battaglie sanguinose sulla Linea Gotica, forse utile, ma sono dell’idea che in uno scenario così rievocativo, bisognerebbe perdersi nel silenzio dei luoghi e dell’anima.

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