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I monumenti iraniani che (forse) rischieremo di non poter vedere più

Andiamo in Iran alla scoperta dei siti che rischiano di scomparire se gli USA attueranno la loro minaccia

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L’anno nuovo è iniziato con l’uccisione del generale Soleimani da parte dell’amministrazione Trump per mezzo di un drone. Da lì sono partite una serie di accuse tra le due nazioni con minacce più o meno velate di rappresaglie e attacchi, per fortuna senza conseguenze alle basi americane in Iraq. Non entro nel merito della notizia, non è questa la sede per parlare di geopolitica, ma una cosa mi ha colpito molto, la minaccia del presidente Trump di colpire 52 siti storici iraniani, tra cui ben 24 patrimonio dell’UNESCO quindi di “proprietà” dell’umanità intera. Dalle cronache di questi giorni, quella del presidente americano dovrebbe essere stata solo una boutade, ma mi ha incuriosito e fatto venire voglia di saperne di più sulla selezione che viene fatta dall’UNESCO e su alcuni di questi luoghi in Iran.

Come i monumenti diventano patrimonio dell’UNESCO

Nel 1954 il sito archeologico di Abu Simbel in Egitto rischiò di subire seri danni a causa della costruzione della vicina diga, quindi l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) promosse una campagna internazionale per salvaguardare il tempio. La campagna ebbe enorme successo e portò alla decisione di continuare a trovare nuovi monumenti da proteggere. La Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità raccoglie il consenso di 191 paesi, i quali attraverso l’omonimo comitato scelgono ogni anno i monumenti da preservare. Lo scopo primario è quello di “riconoscere e proteggere i siti che risultassero esempi evidenti della presenza umana su quel territorio, tenendo conto anche degli aspetti legati all’interazione culturale, alla convivenza, alla sfera spirituale e creativa”, gli stati che hanno aderito alla convenzione possono presentare monumenti che rientrino in 10 criteri di selezione e vengono sottoposti a esami accurati per verificare il loro stato di conservazione. Al momento siamo noi italiani, a pari merito con la Cina che ci ha raggiunto la scorsa estate con le ultime due assegnazioni, al primo posto come paese con più monumenti riconosciuti Patrimonio dell’Umanità. Il Comitato stila anche la lista dei monumenti a rischio per intervento dell’uomo o per cause naturali e aiuta i paesi nella preservazione di questi monumenti.

I siti riconosciuti in Iran

Come ho già scritto al momento i siti riconosciuti sono 24. Parlare di tutti e 24 sarebbe impossibile a meno che non faccia un articolo a puntate, quindi ne ho estrapolati otto, grazie anche ai suggerimenti di un’amica che conosce bene quel paese (grazie Leida!). Andiamo a scoprirli!

Arg-e Bam: è una cittadella costruita prima del 500 a.c. sulla Via della seta, nella regione di Kerman nel sud-est dell’Iran. Viene considerata la più grande costruzione in mattoni del mondo fu popolata fino al 1850 e non si conoscono le cause del suo abbandono.  L’intero complesso è una fortezza con al suo interno la Cittadella, ma per la collocazione e la forma della stessa, viene definita tutta la Cittadella di Bam. Purtroppo questa meraviglia fu quasi completamente distrutta dal terremoto del 2003, ma essendo Patrimonio dell’Umanità gli stati aderenti al Comitato hanno provveduto a intervenire con fondi ed esperti per la ricostruzione accurata del sito.

Golestan Palace: è il più antico monumento di Teheran e fu residenza della dinastia reale Qajar. Faceva parte di un complesso di edifici della storica cittadella detta Arg in persiano e comprende 17 edifici. Il palazzo non era solo la residenza dei sovrani e della dinastia, ma anche il centro della produzione artistica nel XIX secolo, con l’introduzione di stili europei nell’arte locale, grazie al processo di modernizzazione che la società persiana incominciò in quel periodo. Assolutamente da vedere sono la sala del trono di marmo con l’imponente trono in alabastro, la sala degli specchi con la sua struttura particolare e la splendida vista sui giardini, la sala Negar Khaneh con la sua meravigliosa collezione di dipinti che testimoniano lo spirito artistico dell’epoca e gli splendidi giardini, non per niente lo stesso nome del palazzo in persiano vuol dire giardino di rose.

Yazd: questa città è diventata patrimonio dell’UNESCO nel 2017. Situata nell’omonima provincia in una zona desertica del paese, è stata per lungo tempo il maggiore centro dello zoroastrismo, tanto che, dopo l’invasione araba fu l’unico posto dove, dietro pagamento di una  tassa era possibile professare ancora tale religione. Attualmente è famosa in Iran per la sua seta di qualità e i suoi prodotti dolciari. Tra i monumenti che vale la pena di vedere ci sono le Torri del vento, costruzioni che servivano per asportare aria calda dagli edifici durante il giorno, incamerando aria fredda durante la notte con l’aiuto di vasche sotterranee. Il Tempio del fuoco, costruito nel 1934, è uno dei nove templi dove gli zoroastriani praticano la loro religione, gli altri 8 sono in India. Il complesso Amir Chakhmaq che è una moschea nota soprattutto per le sue alcove simmetriche. Al suo interno si trovano, tra le altre cose, uno stabilimento termale, un pozzo d’acqua molto antico e una pasticceria.

Moschee di Isfahan: considerate tra i più grandi capolavori dell’architettura persiana, le numerose moschee site ad Isfahan sono quasi una tappa obbligata per chi visita l’Iran. Il simbolo della città è la moschea Jameh una delle più antiche della nazione, costruita su quello che un tempo era un tempio zoroastriano, ristrutturata e ampliata più volte nel tempo, colpisce per i numerosi accessi alle varie attività della città, quasi fondendosi con il tessuto cittadino e annullando i confini tra spazi religiosi e cittadini. La moschea Shah è invece di epoca safavide e conserva al suo interno meravigliose incisioni calligrafiche e splendidi mosaici, fu costruita nel XVII secolo. Queste sono le due principali, riconosciute patrimonio dell’umanità, ma anche le loro sorelle “minori” meritano una visita per poter scoprire a 360° quella che era un tempo considerata la città centro del mondo.

Meidan Emam, Esfahan: la “Piazza dello Scià e piazza dell’Imam” si trova anch’essa a Isfahan e fu costruita tra il  1598 e il 1629 ed è considerata una delle piazze più grandi del mondo con i suoi 89.600 metri quadrati di superficie, seconda solo a Piazza Tien An Men in Cina.  Edifici monumentali collegati tra loro da una serie di arcate a due piani decorate con piastrelle, dipinte per lo più a temi floreali, ne delimitano tutto il perimetro. Fu inizialmente utilizzata per le celebrazioni, poi anche per esecuzioni, partite di polo e parate militari. In breve tempo divenne il centro della vita cittadina dell’epoca. Oggi si possono trovare ai lati della piazza botteghe artigiane che lavorano il legno, l’avorio, il vetro, i metalli e le stoffe, al centro un’enorme fontana e si possono anche fare dei giri in carrozza. Dopo la Rivoluzione Islamica e la vittoria del regime di Khomeini, la piazza viene usata per la preghiera del venerdì e incontri di carattere politico.

Pasargadae e Persepolis: distanti circa 40 chilometri una dall’altra, sono due tra i più importanti siti archeologici della regione di Fars. Pasargadae fu fondata da Ciro  Il Grande nel 546 a.c. e fu a prima capitale dell’impero achemenide. All’interno dei 1.6 chilometri del sito archeologico si trova quella che si pensa essere la tomba del fondatore, anche se non ci sono prove certe che Ciro II di Persia sia effettivamente sepolto lì. La fortezza di Toll-e Takht sulla cima della collina e le rovine dei due palazzi reali con quelli che sembrano essere i primi esempi di giardini persiani mai ritrovati, fanno da cornice al presunto mausoleo. Recenti studi hanno dimostrato come la città fosse stata progettata per resistere a un terremoto fino alla magnitudo 7 della scala Richter.   Persepolis divenne capitale dell’impero dopo Pasargadae, Gli scavi archeologici hanno stabilito che la città fu costruita attorno al 515 a.c. in parte artificialmente e in  parte scavando la montagna. Oggi restano a testimonianza di quei tempi meravigliosi bassorilievi, incisioni su pietra e resti di enormi palazzi tra cui i più noti sono la Porta delle nazioni, da cui si accedeva alla città, il Tachara che sembra fosse la residenza di re Dario, il Palazzo delle 100 colonne, dove Dario riceveva delegazioni e persone importanti e l’Apadana, sede delle udienze.

Tabriz: capoluogo dell’Azerbaigian orientale, è la più grande città dell’Iran nella zona nord-orientale. Non abbiamo date certe della sua fondazione, le più accreditate la collocano nell’era sasanide, forse anche prima. Oggi è una città industriale che purtroppo ha conservato ben poco della sua storia, ma ha ancora edifici degni di essere visitati. Primo fra tutti la Moschea Blu, costruita nel XV secolo che si trova a pochi passi dall’Arg. Il Gran bazar, uno dei più grandi e antichi del Medio oriente, citato anche da Marco Polo ne Il Milione. E ultima, ma non meno importante, la Casa della Costituzione ricca di testimonianze sulla modernizzazione del paese che cominciò nel 1905  con la rivoluzione costituzionale.

Davvero rischieremo in futuro di non poter più ammirare questi capolavori? Le ragioni di Stato prevarranno sulla bellezza della Storia? Speriamo che non sia davvero così!

 

 

 

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