La mostra fotografica Il Panda siamo noi alla Reggia di Caserta non è terminata il 31 agosto: l’esposizione è stata prorogata fino a domenica 27 settembre 2026. Si trova nella Casa del Giardiniere, all’interno del Giardino Inglese, ed è compresa nel normale biglietto o abbonamento alla Reggia.
Il progetto nasce per i 60 anni del WWF Italia e mette in relazione i volti di 12 protagonisti del cinema italiano con altrettante specie animali a rischio, attraverso fotografie in bianco e nero costruite per sottolineare quanto il destino dell’uomo sia legato a quello della biodiversità.
Per chi sta organizzando la visita, le informazioni principali sono queste:
- ultimo giorno: 27 settembre 2026
- sede: Casa del Giardiniere, Giardino Inglese della Reggia di Caserta
- orario del Giardino Inglese: dalle 8:30 alle 18:00
- ultimo ingresso al Giardino Inglese: ore 17:00
- biglietto Parco Reale + Giardino Inglese: 9 euro
- biglietto Appartamenti Reali + Parco + Giardino Inglese: 18 euro
- chiusura ordinaria della Reggia: martedì
- attenzione al 6 settembre: il Giardino Inglese sarà chiuso durante Domenica al Museo e la mostra non sarà quindi visitabile
Perché la mostra si chiama Il Panda siamo noi

Il titolo rovescia volutamente uno dei simboli più riconoscibili dell’ambientalismo.
Per decenni il panda è stato utilizzato per rappresentare le specie minacciate dall’attività umana. Il Panda siamo noi sposta invece l’attenzione sull’uomo: la perdita di biodiversità non è un problema che riguarda soltanto animali lontani o ecosistemi esotici, ma un processo che influenza direttamente anche la nostra sopravvivenza.
La mostra nasce da un’idea dei fotografi Alessandro Dobici, Alberto Cambone e Roberto Isotti e fa parte della campagna omonima del WWF Italia.
Il concetto diventa immediatamente visibile attraverso i ritratti. I volti umani e quelli animali vengono messi uno accanto all’altro, quasi a cancellare la separazione tra chi osserva e la natura osservata.
Non si tratta quindi semplicemente di una raccolta di fotografie di animali.
È un lavoro costruito sull’identificazione.
Lo spettatore viene portato a chiedersi cosa accadrebbe se smettessimo di considerare l’estinzione come qualcosa che riguarda sempre un’altra specie.
Il tema del rapporto fra produzione artistica e responsabilità ambientale è presente anche in altri progetti ospitati negli ultimi anni dal complesso vanvitelliano. Un esempio è il lavoro di Michelangelo Pistoletto alla Reggia di Caserta tra arte, natura e futuro, dove il paesaggio stesso diventa parte dell’opera.
I 12 protagonisti fotografati nella mostra
Il nucleo centrale dell’esposizione è composto da 12 dittici fotografici.
Ogni coppia mette in relazione il ritratto di un interprete italiano, realizzato da Alessandro Dobici, con quello di un animale appartenente a una specie a rischio, fotografato da Alberto Cambone o Roberto Isotti.
I protagonisti scelti per il progetto sono:
- Alan Cappelli Goetz
- Maria Grazia Cucinotta
- Sabrina Ferilli
- Stefano Fresi
- Caterina Guzzanti
- Vinicio Marchioni
- Caterina Murino
- Giorgio Panariello
- Lillo Petrolo
- Virginia Raffaele
- Maya Sansa
- Luca Ward
Negli scatti compaiono specie molto diverse tra loro, dal lupo alla leonessa, dal bonobo alla mantide religiosa, fino all’orso bruno e all’orso polare.
Il punto non è imitare semplicemente l’aspetto dell’animale.
Gli attori e gli altri protagonisti lavorano soprattutto sullo sguardo, elemento che permette alle fotografie umane e animali di costruire una corrispondenza visiva.
È proprio qui che il bianco e nero diventa importante: eliminando il colore, le somiglianze nelle forme, negli occhi e nelle espressioni diventano più evidenti.
Vanishing Beauty: altre 32 fotografie dedicate agli animali
I 12 dittici costituiscono soltanto una parte della mostra.
La seconda sezione è intitolata Vanishing Beauty e nasce dal progetto Homo ambiens di Alberto Cambone e Roberto Isotti.
Qui il volto umano scompare e rimangono 32 ritratti di animali.
La fotografia diventa più vicina alla tradizione del ritratto artistico che alla documentazione naturalistica. Gli animali vengono isolati visivamente e presentati come individui, non semplicemente come esemplari appartenenti a una determinata specie.
Le due sezioni utilizzano lo stesso formato e il bianco e nero, creando continuità tra i ritratti delle persone e quelli degli animali.
È uno degli aspetti che rende l’esposizione più interessante rispetto a una classica campagna informativa: il messaggio ambientale passa prima attraverso l’immagine e soltanto dopo attraverso i dati.
Perché il bianco e nero è centrale nel progetto

La scelta estetica non è casuale.
Se le fotografie degli animali fossero prevalentemente naturalistiche, con colori, paesaggi e habitat, lo spettatore sarebbe portato a concentrarsi sulle differenze.
Il bianco e nero compie il percorso contrario.
Riduce le informazioni e porta in primo piano occhi, pelle, pelliccia, lineamenti e struttura del volto.
L’effetto cercato è una sorta di simmetria tra essere umano e animale.
Non significa sostenere che uomo e altre specie siano identici. L’operazione artistica serve piuttosto a ricordare che appartengono allo stesso sistema naturale e che il deterioramento degli ecosistemi produce conseguenze che non possono essere confinate al mondo animale.
È anche per questo che la collocazione nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta funziona particolarmente bene: la mostra non è isolata in un edificio cittadino, ma inserita all’interno di un patrimonio nel quale architettura, paesaggio e natura convivono.
La dimensione paesaggistica è uno degli elementi che hanno contribuito a rendere la Reggia una delle grandi destinazioni culturali italiane, riconoscimento sottolineato anche dalle tre stelle Michelin assegnate alla Reggia di Caserta nella Guida Verde.
Dove si trova Il Panda siamo noi alla Reggia di Caserta
L’esposizione è allestita nella Casa del Giardiniere, nel Giardino Inglese.
Questo dettaglio è importante perché determina anche quale biglietto acquistare.
Chi vuole vedere soltanto il Parco Reale e il Giardino Inglese può scegliere il biglietto da 9 euro. Chi vuole abbinare la mostra alla visita degli Appartamenti Reali può acquistare il biglietto completo da 18 euro.
Per gli acquisti online è prevista una commissione di prevendita.
La Reggia indica per il periodo aprile-settembre questi orari:
- Giardino Inglese aperto dalle 8:30 alle 18:00
- ultimo ingresso alle 17:00
- Parco Reale aperto dalle 8:30 alle 19:00
- Appartamenti Reali aperti dalle 8:30 alle 19:15
Prima di partire conviene comunque controllare sempre orari e avvisi sul sito ufficiale della Reggia di Caserta, perché le modalità di visita possono cambiare.
La mostra è visitabile gratis il 6 settembre?
No, il 6 settembre 2026 non è la giornata giusta per vedere Il Panda siamo noi.
La Reggia di Caserta partecipa a Domenica al Museo con ingresso gratuito, ma per quella giornata è prevista la chiusura del Giardino Inglese.
Poiché la mostra si trova nella Casa del Giardiniere all’interno del Giardino Inglese, non sarà accessibile durante la giornata gratuita.
È un dettaglio importante perché potrebbe sembrare naturale approfittare della prima domenica del mese per visitare anche la mostra, ma in questo caso bisogna scegliere un’altra data.
Fino a quando si può visitare Il Panda siamo noi

L’ultimo giorno annunciato è domenica 27 settembre 2026.
La proroga prolunga di quasi un mese una mostra che avrebbe dovuto terminare il 31 agosto e permette di inserirla in una visita di fine estate alla Reggia.
Il motivo per andarci, però, non è soltanto la presenza di volti conosciuti come Sabrina Ferilli, Virginia Raffaele, Maria Grazia Cucinotta o Giorgio Panariello.
Il punto più interessante resta il meccanismo visivo attraverso cui quei volti vengono messi sullo stesso piano degli animali.
Il messaggio che resta alla fine del percorso è semplice: la biodiversità non è qualcosa che osserviamo dall’esterno. La sua perdita modifica anche il mondo nel quale viviamo.
Ed è proprio da questa inversione di prospettiva che prende senso il titolo della mostra: il panda, questa volta, siamo noi.