La proclamazione dello Stato di Israele avvenne il 14 maggio 1948 a Tel Aviv, dove David Ben-Gurion lesse la dichiarazione d’indipendenza presso il Museo d’Arte di Rothschild Boulevard. La cerimonia fu organizzata in tutta fretta e con estrema segretezza per evitare attacchi proprio mentre il mandato britannico sulla Palestina stava per scadere ufficialmente a mezzanotte. Ben-Gurion scelse di non specificare i confini geografici nel testo ufficiale, lasciando aperta la questione territoriale. Gli Stati Uniti riconobbero immediatamente la nuova nazione, seguiti poco dopo dall’Unione Sovietica.
I sensi di colpa trascinati dalle persecuzioni, soprattutto ebraica, non fecero altro che ampliare l’appoggio di questa scelta. Tuttavia, la gioia per la nascita dello Stato fu subito interrotta dall’inizio del conflitto armato, poiché poche ore dopo gli eserciti di cinque paesi arabi confinanti invasero il territorio, segnando l’inizio della Prima Guerra arabo-israeliana.

Israele si dichiara Stato indipendente
Attraverso le varie epoche questo pezzo di paradiso terrestre e spirituale – oggi chiamato Israele – è stato designato con molti nomi e trasmesso a noi dai greci come Palestina (Erodoto); ma è dal nome di costoro, i Filistei, che questa terra diventa quella che oggi noi chiamiamo Palestina. Occupata in passato e a oggi dai sionisti e nominata terra di Israele, dall’ebraico Pelishtim e della loro regione – ebraico Pelesheth (vengono i termini Παλαιστίνη e Palaestina; precedentemente era terra di Canaan, ritrovato anche nella Bibbia e quindi nell’ebraico Kena‛an, come nei precedenti documenti egizi o babilonesi in Kinaḫni, Kinaḫḫi). Sempre presso la Siria veniva chiamata, talvolta, anche paese degli Amurru ossia degli Amorriti o Amoriti.
Ma Palestina è il nome ufficiale del territorio a mandato britannico dove Palestine per gli inglesi e i francesi, mentre Palästina per i tedeschi, nel quale il corrispondente arabo sta per Filastīn; ufficialmente, il nome ebraico è Erez Israel, i sionisti la profanarono con il nome di terra d’Israele dopo la loro invasione e occupazione.

La parola Palestina deriva dai filistei, una popolazione originaria del Mediterraneo Orientale (Grecia o Creta) quando invasero la zona. La terra nella quale si insediarono prese il nome di Philistia, mille anni dopo i Romani la chiamarono la zona di Palestina, seicento anni dopo gli Arabi la ribattezzarono Falastin.
Facciamo qualche passo indietro: (1840 in poi) a partire dal ritiro degli egiziani le condizioni della Palestina si vennero rapidamente modificando. L’Impero ottomano cercò di limitare i poteri degli sceicchi locali, lasciando però che le potenze europee vegliassero sulla tutela verso i cristiani. Furono istituiti consolati di stati europei nelle principali città, aperti al culto i santuari del cristianesimo, lasciando le chiese ortodosse sotto il protettorato della Russia, quelli protestanti ai Tedeschi.
Fu in questo periodo che si incomincia a registrare una seconda corrente migratoria ebraica. Il moto dapprima risultò d’iniziativa personale e ubbidiva a impulsi di carattere sentimentale e religioso, ma crescendo il numero di coloro che si recavano o desideravano recarsi in Palestina anche per effetto dei moti antisemiti scoppiati in diverse parti di Europa – principalmente in Francia e Russia dopo il 1875 –, si pensò di organizzarlo coordinandolo a un fine prestabilito.
Questi sono gli anni della nascita del movimento sionista, un’impresa che dura fino ai giorni d’oggi. Il sionismo è un movimento politico e intellettuale, Walter Laqueur fa risalire le radici del sionismo (quindi il pensiero del movimento politico) dal secolo XVIII e all’inizio del XIX; il pensiero si sviluppò negli anni dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese.
Dopo i massacri, le persecuzioni e l’ostracismo sociale, in Europa, verso la fine del XVIII secolo, incominciò a prevalere un nuovo approccio verso le comunità ebraiche; vi fu la richiesta forzata che agli ebrei non fossero più negati i diritti, infatti l’emancipazione verso questo popolo si diffuse rapidamente. Il ghetto di Roma fu aperto e in Prussia vennero gettate le basi per il cambiamento, in questo periodo nascono anche comunità laiche.

In questo clima di maggiore legittimazione e riconoscimento non fa cessare l’antisemitismo, alcuni proposero una terra qualsiasi pur di porre fine al problema ebraico. Inizialmente si pensò a paesi come Ecuador, Argentina, Uganda, Kenya, Stati Uniti, Austria e molti altri; infine prevale la Palestina, soprattutto per la biblica terra d’Israele da Eretz Israel. In questi anni la terra palestinese è sotto il dominio dell’Impero ottomano oramai in decadenza e, per tanto, i sionisti ritenevano una terra con più possibilità di conquista. Nel 1882 i primi sionisti si trasferiscono in Palestina.
E dopo le leggi antisemitiche in Russia – le famose Leggi di Maggio –, approvate dallo zar Alessandro III, nel 1885 venne coniato il termine sionismo. Il suo fondatore fu Theodor Herzl, padre del sionismo, politico e ideatore del concetto di Stato ebraico; un giornalista che sapeva a stento cosa fosse un ebreo, scrittore e avvocato ebreo ungherese naturalizzato austriaco. Non nutriva un particolare interesse al giudaismo e, tanto meno, sulle questioni ebraiche; il tipico ebreo borghese di tanti, imperialista dell’Impero Astro-Ungarico, uno dei tanti ebrei imperialisti tanto discussi da Bakunin.
Fu il tanto famoso affare antisemita Dreyfus dei primi mesi del 1890 di cui Herzl si occupò come corrispondente da Parigi per un quotidiano viennese, che fece crescere il suo interesse verso la questione ebraica.
Nel 1914 l’Inghilterra (nel Secondo Conflitto Mondiale o meglio Grande guerra), per assicurare il libero passaggio del Canale di Suez, vi pose a difesa, sulla sponda occidentale, truppe indiane sostenute da navi ancorate nel canale. La Palestina era mal collegata al resto dell’Impero ottomano e la ferrovia cessava a nord di Gerusalemme, infatti durante il conflitto furono costruiti altri chilometri di linea ferroviaria.

Nel 1916 i turchi ebbero l’ausilio di batterie, mitragliatrici e velivoli austro-tedeschi, ma in seguito gli inglesi, al comando di sir Archibald Murray, organizzarono la difesa a est del canale. Quest’ultimo passaggio all’offensiva accuratamente preparata, sconfisse i Turchi, i quali abbandonarono il Sinai.
La guerra continuava e gli inglesi avanzavano, intanto gli arabi ribelli portarono le loro forze sempre di più verso nord, favorendo le operazioni inglesi. Il 20 febbraio 1918 gli inglesi occuparono Gerico, fallendo tutti i tentativi turchi. Le operazioni ripresero nel settembre, le diserzioni e le malattie avevano ridotto le dieci divisioni turche. Una poderosa azione della cavalleria precluse ai turchi la ritirata verso nord, catturando buona parte delle truppe e quasi tutte le artiglierie.
Inizialmente si prevedeva la vittoria degli Alleati, (Triplice Intesa: Impero Britannico, Francia e Impero Russo; Triplice Alleanza: Impero Tedesco, Impero Astro-Ungarico e Italia) per questo motivo erano in corso dei negoziati con le cancellerie dell’Intesa intorno al futuro del Medio Oriente; un gruppo influente di ebrei aveva lavorato con gli stati dell’Intesa per fare accettare e concedere l’autonomia interna alla nazionalità ebraica in Palestina. La libertà di immigrazione per gli ebrei e la costituzione di un ente nazionale ebraico per il ripopolamento e lo sviluppo economico del paese.
Nel 1917 si pose fine al dominio ottomano in Palestina, fu in questo periodo che Balfour, ministro degli esteri inglese, rilasciò una breve dichiarazione, conosciuta con il nome del ministro degli Esteri Arthur James Balfour, con la quale si impegnava a sostenere la costituzione di un focolare nazionale per il popolo ebraico in Palestina.
Fu così che si ebbe inizio al coinvolgimento di Londra in Medio Oriente, la Gran Bretagna avrebbe avuto un ruolo determinante nelle vicende della regione fino alla Guerra del Canale di Suez del 1956, che avrebbe segnato la fine della presenza anglo-francese e l’arrivo della guerra fredda. La Dichiarazione Balfour segnò al contempo l’inizio della collaborazione politica tra Londra e il movimento sionista, culminata con la nascita di Israele nel 1948.
Non dimentichiamo che la Palestina nel 1948 si trovava in una situazione di grande tensione e trasformazione. Fino a quel momento fu formalmente sotto il controllo britannico, come parte del Mandato della Palestina stabilito dalla Società delle Nazioni dopo la Grande Guerra.
Tuttavia, il mandato britannico stava per terminare: il Regno Unito, incapace di gestire il crescente conflitto tra la popolazione araba palestinese e la comunità ebraica sionista, annunciò il proprio ritiro per il 14 maggio 1948. La popolazione del territorio era composta in maggioranza da arabi palestinesi (musulmani e cristiani) e in minoranza da ebrei, la cui presenza era aumentata notevolmente negli anni precedenti a causa dell’immigrazione sionista, intensificata dopo la Shoah. Le tensioni tra le due comunità erano ormai sfociate in violenze e scontri armati.
Nel novembre 1947, le Nazioni Unite avevano approvato un piano di partizione che prevedeva la creazione di due Stati, uno ebraico e uno arabo – con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. Gli ebrei accettarono il piano, mentre i leader arabi e palestinesi lo respinsero, ritenendolo ingiusto e illegittimo.
Ne seguì una guerra civile tra le due comunità. Fino a quando il 14 maggio 1948 fu proclamato lo Stato d’Israele e il Mandato britannico cessò ufficialmente. Immediatamente dopo, gli eserciti di vari Paesi arabi (Egitto, Siria, Giordania, Libano e Iraq) invasero l’ex territorio mandatato, dando inizio alla prima guerra arabo-israeliana. In quel momento la Palestina non era più sotto il controllo britannico, ma era contesa tra il nuovo Stato d’Israele e le forze arabe, con la popolazione palestinese travolta dal conflitto e destinata a subire un vasto esodo.
Trattato di saggistica: Crisi Mondiale (Isotta Franci).