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Liliana Segre e il Giorno della Memoria: il discorso

La senatrice a vita ribadisce il senso del 27 gennaio e avverte contro l’uso politico della Shoah

Massimo 4 settimane fa Commenta! 4
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Liliana Segre Giorno della Memoria torna al centro del dibattito culturale con il discorso pronunciato in Senato il 27 gennaio 2026. La senatrice a vita ha ribadito che la memoria della Shoah non può essere trasformata in un terreno di vendetta politica, pur riconoscendo la necessità di parlare delle tragedie del presente, compresa Gaza.

Contenuti
Liliana Segre Giorno della Memoria: cosa ha detto in SenatoGaza, Shoah e memoria pubblica: il nodo culturale del discorsoPerché il Giorno della Memoria resta una responsabilità civile

Liliana Segre Giorno della Memoria: cosa ha detto in Senato

Liliana Segre ha spiegato che nel Giorno della Memoria si può parlare di Gaza e di ogni tragedia contemporanea, ma non si può usare quel dolore contro le vittime della Shoah. Il 27 gennaio resta una giornata dedicata alla responsabilità storica, non allo scontro tra memorie.

Il discorso, tenuto nell’aula del Senato e pubblicato integralmente da Corriere Cultura, interviene su un punto delicato: il rischio di sovrapporre drammi storici diversi fino a cancellarne la specificità. Segre non nega il dolore del presente, ma contesta l’uso della Shoah come arma polemica contro chi fu perseguitato allora.

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Il riferimento istituzionale resta il resoconto del Senato del 27 gennaio 2026, dove il Giorno della Memoria viene inquadrato come momento civile prima ancora che commemorativo. È un tema che dialoga con il lavoro culturale sulla memoria pubblica, come nel caso del restauro del cofano portabandiera del 1898.

Gaza, Shoah e memoria pubblica: il nodo culturale del discorso

La parte più discussa riguarda Gaza. Segre afferma che le tragedie contemporanee meritano attenzione, ma rifiuta l’idea che il conflitto possa diventare un pretesto per colpire il senso del 27 gennaio. La sua posizione separa due piani: la critica politica del presente e la memoria storica dello sterminio nazista.

  • Data del discorso: 27 gennaio 2026
  • Luogo: Senato della Repubblica
  • Occasione: Giorno della Memoria
  • Tema centrale: uso pubblico della Shoah
  • Nodo attuale: rapporto tra Gaza, antisemitismo e memoria civile

Il punto non è evitare il confronto, ma impedire che la memoria diventi una competizione tra sofferenze. La Shoah ha una specificità storica, giuridica e culturale che non impedisce di parlare di altre guerre. Al contrario, dovrebbe aiutare a riconoscere ogni forma di disumanizzazione senza cancellare il contesto.

In questa prospettiva, il discorso si collega anche al lavoro dei luoghi della memoria, come il Memoriale della Shoah di Milano, e alla funzione delle date civili nel racconto collettivo. Una riflessione simile attraversa anche rubriche come Accadde oggi 5 maggio, dove eventi e biografie aiutano a leggere il presente.

Perché il Giorno della Memoria resta una responsabilità civile

La forza del messaggio di Segre sta nella sua sobrietà. Non chiede una memoria chiusa, ma una memoria esatta. Ricordare la Shoah non significa ignorare Gaza, Ucraina, Sudan o altri conflitti: significa evitare che il dolore storico venga piegato a slogan, semplificazioni e ritorsioni simboliche.

Il discorso arriva in un tempo in cui le parole circolano più rapidamente della verifica storica. Per questo la memoria culturale deve restare legata a fonti, testimonianze e luoghi concreti. Senza questo ancoraggio, anche una giornata nata per ricordare rischia di diventare una superficie su cui proiettare rabbie del presente.

La domanda lasciata da Liliana Segre è quindi più ampia del 27 gennaio: siamo ancora capaci di usare la memoria per capire il presente, o la trasformiamo ogni volta in un campo di battaglia identitario?

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