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Luxembourg Art Prize 2020

Luxembourg Art Prize 2020: Lionel Sabatté è il vincitore della sesta edizione

Lionel Sabatté, vincitore del Luxembourg Art Priza, è un artista che cerca di creare un dialogo tra tutte le sue opere in un’interconnessione permanente

Il 1 dicembre è stato reso noto il nome del vincitore del Luxembourg Art Prize 2020. Tra i 12 finalisti, in rappresentanza di Germania, Brasile, Canada, Francia, Italia, Colombia Stati Uniti, Giappone, Lituania, Polonia, Repubblica Democratica del Congo e Regno Unito, a primeggiare fra tutti è stato il talentuoso artista è Lionel Sabatté.

Luxembourg Art Prize 2020: l’artista francese Lionel Sabatté vince la sesta edizione

Lionel Sabatté vincitore Luxembourg Art Prize 2020 Dopo una lunga attesa, è stato svelato il nome del vincitore della sesta edizione del Luxembourg Art Prize: Lionel Sabatté, artista francese di 44 anni che vive e lavora a Parigi (Francia) e Los Angeles (California, USA). E’ stato scelto dalla giuria indipendente ed ha vinto la borsa di 50.000 euro assegnata dalla Pinacothèque, un museo privato che contribuisce attivamente all’influenza dell’arte contemporanea nel Granducato del Lussemburgo.

Lionel Sabatté, praticando contemporaneamente pittura, disegno e scultura, cerca di creare un dialogo tra tutte le sue opere in un’interconnessione permanente. In definitiva, dalle sue ricerche sul minerale, sull’animale, sull’organico nascono opere poetiche, sensibili, sconvolgenti, che partecipano a una riflessione globale sulla nostra condizione e sul posto che occupiamo nel nostro ambiente.

Da diversi anni raccoglie materiali che portano con sé le tracce dell’esperienza vissuta: polvere, cenere, carbone, pelle morta, ceppi d’albero e così via. Questi elementi si combinano inaspettatamente e le opere così realizzate portano in sé sia ​​una delicatezza che una “inquietante stranezza”.

Per l’artista francese:

Le mie tele a olio e acrilico aprono un dialogo con le altre forme espressive in cui il mio universo plastico svela tutta la sua ricchezza. Utilizzo colori che si fondono tra loro e riconosco un’importanza primordiale alla dimensione acquosa che conferisce all’opera il suo aspetto organico e minerale. Con tocchi vividi e contrastanti, richiamo le tracce del tempo, i perpetui cambiamenti naturali e il movimento insito in tutte le forme di vita. Se da questi dipinti mistici possono emergere motivi, vicini a un’estetica del caos (nella mitologia greca, “Chaos” è un’entità primigenia da cui nasce l’universo), l’immaginazione è lasciata libera allo spettatore che può scorgere, in ogni tela, talvolta un occhio, un uccello, una medusa, un paesaggio visto dal cielo, o, addirittura, il cielo stesso.

L’opera selezionata: Fortune rouge et sous cutanée

Luxembourg Art Prize 2020
Lionel Sabatté – “Fortune rouge et sous cutanée”, 2019 – Olio su tela. 130×130 cm

L’opera che ha permesso a Sabatté di essere notato, selezionato e farlo diventare meritevole del Luxembourg Art Prize, è Fortune rouge et sous cutanée. L’opera è un olio su tela, dalle dimensioni di 130×130 cm.

L’opera trasmette diversi messaggi, alcuni relativi al mondo organico, altri a quello minerale e altri alla fusione di questi due mondi. Il quadro lascia la possibilità allo spettatore di decidere cosa vedere. Può immergersi nella rappresentazione macroscopica dell’universo, o contrariamente, in dettagli microscopici di materiali quotidiani.

Lionel Sabatté racchiude in una tela l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. L’infinitamente grande è legato all’infinitamente piccolo, senza quest’ultimo non potrebbe esistere.

Sabatté rappresenta il legame tra i due infiniti. E attraverso una formula quasi scientifica spiega che l’infinitamente grande è la somma di molteplici infinitamente piccoli. Al contrario, l’infinitamente piccolo vive in un tutto organizzato nell’infinitamente grande senza necessariamente rendersene conto.

Lo storico d’arte Bernard Ceysson così scrive in merito alle opere del vincitore del Luxembourg Art Prize 2020:

l riciclaggio attivista di Sabatté non si riduce a una mera preoccupazione ecologica e ambientale. Potremmo azzardare un “salto” salvifico. Questo riciclaggio testimonierebbe, forse, un gioco di inquietudini per la sopravvivenza dell’essere vivente, l’attesa di uno scatto per l’auspicata fuga da un’implacabile condizione esistenziale, che è ormai, nei termini semplicemente “umanistici” del dopoguerra, informulabile. La raccolta di “batuffoli di polvere” realizzata alla stazione della metro di Châtelet a Parigi, il rincollaggio di pelli morte ricavate da pedicure al fine di innestarle in rottami, legno, cemento, alberi morti, ci ricordano l’industria degli straccivendoli di un tempo e l’attività di recupero da parte di bambini e donne alla ricerca nei cumuli e nelle montagne di spazzatura delle discariche selvagge dell’Africa e dell’Asia di qualcosa da consumare, scambiare, vendere, per sopravvivere.

Il Luxembourg Art Prize, fin dalla prima edizione, sorprende gli stimatori dell’arte e riesce a scovare nuovi talenti. Chissà chi sarà il prossimo vincitore. Per scoprirlo non ci resta che aspettare la prossima edizione.

Cosa ne pensi dell’opera che ha permesso a Lionel Sabatté di vincere questo pecuniario premio? Lasciaci un commento
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