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Marc Chagall a Rovigo: “Anche la mia Russia mi amerà”

A causa del Coronavirus, slitta a settembre mostra monografica dedicata a Marc Chagall a Rovigo. Oltre cento le opere in mostra dal 19 settembre al 17 gennaio 2021

Marc Chagall
Marc Chagall
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Il 3 aprile 2020 avrebbe dovuto aprire i battenti la mostra dedicata a Marc Chagall, presso Palazzo Roverella di Rovigo, ma a causa del coronavirus, la sua apertura è stata posticipata, e per nostra fortuna mai annullata. Nonostante le difficoltà di mobilità delle opere provenienti dall’estero, i promotori non si sono lasciati abbattere e dopo un lungo periodo di fermo, sono riusciti a dare una data certa sull’apertura della mostra: il 19 settembre 2020.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che, con il Comune e l’ Accademia dei Concordi, organizza l’ evento ha deciso che la mostra aprirà al pubblico dal 19 settembre 2020 al 17 gennaio 2021. I contatti che la curatrice Claudia Zevi e i produttori hanno mantenuto in queste settimane con i prestatori internazionali hanno consentito di assicurare che tutti i prestiti già concessi saranno esposti anche nel nuovo periodo, dato per nulla scontato dal momento che i capolavori del grande artista franco-russo sono richiesti per esposizioni in tutto il mondo.

A settembre la grande mostra di Palazzo Roverella dedicata a Marc Chagall

Palazzo Roverella propone un’importante esposizione monografica su Marc Chagall (1887–1985). Una selezione unica di oltre cento opere, circa 70 i dipinti su tela e su carta oltre alle due straordinarie serie di incisioni e acqueforti pubblicate nei primi anni di lontananza dalla Russia, “Ma Vie”, 20 tavole che illuminano la sua precoce e dolorosa autobiografia, e “Le anime morte” di Gogol, il più profondo sguardo sull’anima russa della grande letteratura.

Grandi capolavori come la Passeggiata, l’Ebreo in rosa, Il matrimonio, Il Gallo, Guanto nero verranno esposte a Palazzo Roverella provengono oltre che dagli eredi dell’artista, con un vasto e generoso prestito, dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dalla Thyssen Bornemisza di Madrid e dal Kunstmuseum di Zurigo e da importanti e storiche collezioni private.

La curatrice Claudia Zevi ha scelto di mostrare l’influenza della cultura popolare russa, che in Chagall è messa in risalto in ogni suo lavoro, con maggiore impatto realistico quando viveva nella Russia del primo ventennio del novecento, ma altrettanto prepotentemente, nelle figure di animali, case e villaggi, sempre presenti nei dipinti dei suoi lunghi anni successivi a Parigi, in America, nel sud della Francia.

il gallo ChagallQuesta mostra intende analizzare in modo ampio e perfettamente documentato l’altro terreno di coltura della stessa iconografia dell’artista, ovvero la tradizione popolare, della Russia profonda. Un’iconografia fatta di religiosità, in cui si ritrovano echi dell’iconografia religiosa stratificatasi nelle icone e nelle vignette popolari dei lubki i cui personaggi come il gallo, le capre e le vacche che popolavano la quotidianità dei villaggi russi, ritroveremo anche nelle opere tarde di Chagall.

Questi elementi si metamorfizzano nell’opera di Chagall in una sorta di realismo poetico che attinge dalla tradizione della favola russa la propria sintassi espressiva, mentre deriva dal mondo ebraico e cristiano ortodosso la propria cifra intellettuale e spirituale.

La rielaborazione, attuata attraverso i fili della sua memoria, della cultura popolare russa con la sua ricchezza di immagini e di leggende, coniugata con il misticismo fantastico della tradizione chassidica, verranno a costituire l’armamentario specifico cui l’artista ricorrerà sempre, nel corso della sua lunga vita, per definire un linguaggio che ancora oggi è in grado di comunicare come pochi con la nostra sensibilità postmoderna.
ebreo in rosa - chagall

Nelle sue opere i ricordi divengono “presenze”, popolano i suoi dipinti comparendo anche là dove non te li aspetti, come le capre o le isbe inserite nella rappresentazione di un bouquet che è a sua volta composto da fiori e da visioni. Attraverso il ricordo del passato e le emozioni del quotidiano l’artista dà vita ad una dimensione lontana da quella della logica comune, dove protagonisti sono i sentimenti.

Chagall percepisce il mondo intorno a sé come un sogno, con l’immaginazione e lo stupore di un bambino. Ecco che uomini, animali, piante e oggetti inanimati vengono trasfigurati nelle forme e nei colori, rendendo l’arte di Chagall un equilibrio tra realtà e fantasia.

La pittura di Chagall rimane sempre aperta alle esigenze del modernismo, ma senza necessitare di alcuna rottura con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. Unico nel suo genere, ricopre un ruolo importante nella storia dell’arte del XX secolo.

Nella sua opera straordinaria e originalissima non viene mai a mancare l’esigenza utopica propria dell’avanguardia, senza mai interferire con il mondo delle emozioni e dell’affettività, che divengono, nella sua opera, un elemento di arricchimento e di originalissima definizione formale.

Un artista che non guarda al futuro, ma al passato e alle tradizioni, come lui stesso dice ‘voltando le spalle al futuro’, Chagall riesce a codificare un linguaggio e una sintassi espressiva che sopravvivranno, ben più delle avanguardie tradizionali del ‘900, al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali del XX secolo.

Chagall: “Anche la mia Russia mi amerà”

E in tutto ciò la Russia rimane il luogo delle radici, della memoria di un amore che avverte deluso e che sogna potersi realizzare. “Anche la mia Russia mi amerà”, sono le parole con cui conclude Ma Vie, l’autobiografia illustrata che Chagall pubblicò, appena trentaquattrenne, a Berlino all’inizio dell’esilio, consapevole che questa volta la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva.

La mostra, che si avvarrà della collaborazione della Fondazione Culture Musei e del Museo delle Culture di Lugano, è accompagnata da un ricco catalogo – a cura di Claudia Zevi – pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi di Maria Chiara Pesenti, Giulio Busi, Michel Draguet e Claudia Zevi.

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