Secondo i calcoli cronologici dello storico antico Eratostene di Cirene, la leggendaria guerra di Troia si concluse definitivamente l’11 giugno del 1184 a.C. con la caduta e il saccheggio della città. Questo epico conflitto, cantato da Omero nell’Iliade, era iniziato dieci anni prima, quando il re di Sparta, Menelao, alleato con il fratello Agamennone e i principali sovrani achei, aveva mosso guerra contro i Troiani per vendicare il rapimento della moglie Elena da parte del principe Paride. La data calcolata nell’antichità segna simbolicamente la fine di un’era e l’inizio del lungo e travagliato viaggio di ritorno dei finti vincitori verso la Grecia.

Menelao e la caduta di Troia
L’11 giugno del 1184 a.C. corrisponde alla notte della caduta di Troia, cioè l’atto finale del conflitto, quando i Greci entrano in città grazie al cavallo di legno. Il rapimento di Elena e l’inizio della spedizione militare erano avvenuti invece dieci anni prima.
Lo storico Eratostene, che all’epoca dirigeva la famosa Biblioteca di Alessandria, calcolò l’11 giugno del 1184 a.C. basandosi sugli elenchi dei re di Sparta e sulle generazioni descritte nei testi antichi. Poiché la storia della guerra di Troia era legata alla genealogia delle famiglie reali greche, lui calcolò a ritroso la durata di ogni regno e la distanza temporale tra i vari eventi mitologici, arrivando a stabilire la data precisa del saccheggio della città, che per gli antichi greci corrispondeva al giorno 24 del mese di Thargelion.

Per quanto riguarda Menelao, la sua sete di vendetta per il rapimento di Elena si concluse proprio quella notte. Durante l’assalto finale con il cavallo di legno, Menelao e Ulisse si diressero subito verso la casa di Deifobo, il principe troiano che aveva sposato Elena dopo la morte di Paride. Menelao uccise Deifobo in modo brutale e, inizialmente, era intenzionato a giustiziare anche la moglie infedele. Tuttavia, la leggenda racconta che, di fronte alla straordinaria bellezza di Elena, il re di Sparta gettò la spada, la perdonò e decise di riportarla a casa con sé, dando inizio a un viaggio di ritorno verso Sparta che durò ben otto anni.
Dopo la caduta di Troia, il ritorno a casa di Menelao ed Elena si trasformò in una vera e propria odissea durata ben otto anni. Il loro viaggio di ritorno verso Sparta fu tormentato dalle tempeste che la dea Atena scatenò per punire la flotta greca per le profanazioni commesse durante il saccheggio di Troia. La flotta di Menelao perse quasi tutte le navi e il re, insieme a Elena, si ritrovò spinto dai venti fino in Egitto.
Durante i lunghi anni trascorsi in Egitto e nel Mediterraneo orientale, Menelao accumulò immense ricchezze. Secondo alcune versioni del mito, fu proprio qui che Elena apprese dai sacerdoti egizi l’uso di erbe magiche e lenitive, come il nepente, capace di far dimenticare ogni dolore.
Quando finalmente riuscirono a rimettersi in mare, i due fecero ritorno a Sparta, dove ripresero a regnare insieme in un clima di apparente e ritrovata serenità domestica. Omero, nell’Odissea, ce li mostra anni dopo, ormai anziani, ricchi e ospitali, mentre accolgono nel loro splendido palazzo Telemaco, il figlio di Ulisse, andato a cercarli per avere notizie del padre scomparso. Elena appare perfettamente reinserita nel suo ruolo di regina, mentre Menelao non mostra più alcun rancore per il passato.
Alla fine della loro vita terrena, il mito riserva loro un destino eccezionale: Menelao, in quanto genero di Zeus (avendo sposato Elena, figlia del dio), non muore come i comuni mortali ma viene trasportato dagli dei direttamente nei Campi Elisi insieme a Elena, per vivere un’eternità di pace e giovinezza.