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Michelangelo

Michelangelo: gli “effetti speciali” della luce sul Mosè

Un video realizzato dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Mic, mostra Michelangelo come "scultore di luce" e mette in evidenza dei suggestivi effetti luminosi sul celebre Mosè

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Il Mosè di Michelangelo, in questa Pasqua 2021, la seconda di pandemia, continua a stupirci e a svelare l’anima del grande genio. L’Ufficio Stampa e Comunicazione del Mic, ha infatti lanciato sul suo canale Youtube un video in cui mostra gli effetti di luce sul monumento funebre di Papa Giulio II a  San Pietro in Vincoli a Roma.

Il progetto ha avuto origine da recenti studi su Michelangelo, secondo i quali l’artista avrebbe compiuto studi sulla luce e analizzato il fenomeno dell’equinozio di primavera per arricchire la sua opera di grande valore spirituale.

  “Immagini spettacolari che mostrano la ricchezza del patrimonio culturale italiano che a distanza di secoli riesce ancora a stupire con nuove interessanti letture. Lo studio del rapporto tra arte e luce si arricchisce e offre nuove interessanti letture sulle opere di Michelangelo” 

Questo è quanto dichiara il Ministro Franceschini a proposito dell’iniziativa.

Michelangelo e lo studio della luce

“Nulla somiglia maggiormente alla fonte celeste da cui proveniamo quanto le bellezze che si offrono agli occhi delle persone ricettive.”

Michelangelo.

L’architetto e restauratore Antonio Forcellino, che ha rilasciato una videointervista sul canale Youtube del Mic, ha curato il restauro del Mosè e ha scoperto che fu proprio Michelangelo a scegliere San Pietro in Vincoli e a scartare Santa Maria del Popolo e San Pietro. A San Pietro in Vincoli c’era infatti una finestra che poteva garantire quella luce che cercava. Dal restauro è emerso che l’artista  riuscì a trattare in maniera diversa il marmo delle statue proprio per controllare la rifrazione della luce.

Egli lustrò infatti con il piombo la superficie di alcune statue per renderle più brillanti e lasciò  in ombra le altre.

Dopo una travagliata lavorazione del monumento funebre di Giulio II, che partì dal 1505, nel 1542 Michelangelo si avvicinò finalmente al progetto definitivo dell’opera e cominciò a fare diversi studi sulla luce, che si rivelarono parte integrante del dibattito dell’epoca tra Chiesa Protestante e Chiesa della Controriforma.

Nel primo ordine di statue troviamo due statue simboliche e il Mosè al centro. Quella di destra rappresenta la Carità e quella di sinistra la Fede. Per i cattolici erano importanti le opere (la Carità), mentre per i Protestanti bastava la fede per raggiungere la salvezza. Michelangelo nel suo celebre carteggio con la poetessa e nobildonna Vittoria Colonna, cercava una posizione intermedia.

Nei tramonti di Pasqua, la luce illuminava l’immagine della Carità, dandole una maggiore profondità e illuminando in qualche modo anche la Fede. Nell’ottica di Michelangelo e di Vittoria Colonna, la Carità doveva essere interiorizzata e non poteva essere separata dalla Fede.

Michelangelo
La Carità

Grazie ai fecondi rapporti di Michelangelo con Vittoria Colonna e gli spirituali, venne anticipato lo spirito del Barocco in cui scienza, arte e fede cercavano un dialogo. Molto probabilmente Michelangelo lesse anche il Trattato della pittura di Leonardo da Vinci, dove l’artista esaminò vari tipi di luce. In questo modo Michelangelo cercò di trasportare tali effetti dalla pittura alla scultura ottenendo così quella fusione delle arti che fu propria del Barocco.

Caro Icrewer, con la luce, elemento fondamentale nella vita e nelle arti visive, che da sempre ha il potente significato di rinascita, noi ti facciamo gli auguri di Buona Pasqua.

 

 

 

 

Conosci la statua del Mosè? Quali emozioni ti suscita?
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