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San Pietro e Duomo: Bellezza oltre il tempo

San Pietro in Vaticano e Duomo di Milano. Il silenzio vibrante dei due colossi attraverso le voci di due uomini. Viaggio virtuale all'interno della bellezza che va oltre il tempo

San Pietro e Duomo
San Pietro e Duomo
Ti sono piaciute le considerazioni simboliche di Raoul Bianchini?

San Pietro e Duomo due luoghi di culto pulsanti di storia, due luoghi simbolici protagonisti in ogni contesto storico. In epoca di pandemia rappresentano la bellezza potente e silenziosa che va oltre il tempo e che continua a mandare messaggi forti, ad emanare vibrazioni e testimonianze.

San Pietro e Duomo, edifici immensi ora vuoti, vissuti da uomini che tentano una fusione con essi per mandare messaggi mediatici forti all’umanità colpita dal virus.

San Pietro e Duomo: I messaggi mediatici forti di Papa Francesco e Andrea Bocelli

San Pietro in Vaticano è stata una delle immagini simbolo di questa quarantena che ha accolto la preghiera solitaria di papa Francesco (https://www.facebook.com/PAPAFRANCESCOMARIOBERGOGLIO/.  Ad essa si è aggiunto anche il Duomo di Milano che nel giorno di Pasqua è stato teatro vuoto, ma vibrante del concerto in streaming di Andrea Bocelli. ((https://www.facebook.com/andreabocelli/). Due grandi opere d’arte architettonica: San Pietro in Vaticano, sede del papato; il Duomo di Milano, capolavoro di arte gotica, chiesa più grande d‘Italia, di fama e aspetto europeo. Due uomini: uno di fede, Il Pontefice, l’altro un cantante lirico che ha conosciuto le commistioni del pop.

Caro lettore ti accompagnerò in questo viaggio virtuale a conoscere  San Pietro e Duomo. In seguito potrai analizzare l’aspetto simbolico e il messaggio mediatico forte di questi due uomini, Andrea Bocelli e Papa Francesco. E’ una lettura che potrà forse tediarti, ma sicuramente aprirà il tuo sguardo sul mondo. Raoul Bianchini che ha già prestato il suo contributo alla nostra redazione, ci aiuterà a comprendere l’aspetto simbolico attraverso un video.

San Pietro e Duomo. San Pietro in Vaticano (Roma)

Sorge all’interno del Circo di Nerone, ma in seguito divenne un luogo di martirio. Qui venne ucciso e sepolto San Pietro, martirizzato tra il 64 e il 67 e fu costruita agli inizi del IV secolo per volontà dell’Imperatore Costantino. Sebbene ancora incompiuta fu consacrata da Papa Silverio nel 326 e venne completata nel 349.

Si trova su tre livelli. In quello più basso ci son i resti di una necropoli romana. Dopo varie vicissitudini come il saccheggio dei Saraceni nell’846, la Cattività avignonese, all’inizio del XVI secolo, si decise per la ricostruzione della Basilica. Nel 1506 Papa Giulio II posò la prima pietra e istituì la Fabbrica di San Pietro. Donato Bramante progettò la riedificazione con la pianta a croce greca.

Leone X affidò poi i lavori a Raffaello Sanzio e a Giuliano da Sangallo che trasformano la pianta da croce greca a croce latina. In seguito la direzione dei lavori passò ad Antonio da Sangallo il giovane che morì nel 1546 e subentrò Michelangelo Buonarroti che ripristinò la pianta a croce greca di Bramante e vi aggiunse la cupola, vi inserì grandi nicchie e finestre, ma si fermò al tamburo poichè morì nel  1564. Giacomo Della Porta e Domenico Fontana la conclusero tra il 1588 e il 1590, sotto Giovanni Sisto V. ma le diedero una forma ogivale rispetto alla forma semisferica che aveva pensato Michelangelo. Nel 1606 Carlo Maderno ripristinò la pianta a croce latina ed eresse tre cappelle per volontà di Papa Paolo V. Il 18 novembre 1626 Papa Urbano VIII Barberini  ne celebrò la consacrazione.

Tra il 1657 e il 1667 Gian Lorenzo Bernini progettò la Piazza con il colonnato, formato da due porticati semicircolari con 284 colonne di ordine dorico e 88 pilastri in travertino sovrastati da una balaustra decorata con 140 statue di santi.

Al centro della Piazza venne edificato un obelisco egizio che venne fatto erigere da Papa Sisto V che venne spostato dal circo di Caligola e Nerone al centro di Piazza San Pietro che verrà benedetto e consacrato nel settembre del 1586. L’obelisco si trova tra due fontane, quella di destra edificata da Carlo Maderno nel 1613 e quella di sinistra realizzata nel 1677 da Domenico Fontana. 

Una scalinata di tre ripiani introduce nella Basilica. Ai due lati di questa scalinata ci sono due statue: Quella di destra rappresenta San Pietro, quella di sinistra San Paolo. La facciata è composta da colonne con capitelli in stile corinzio al di sopra delle quali si aprono nove finestre, tre delle quali hanno un balcone. Quella centrale è la Loggia delle Benedizioni dalla quale si affaccia il Papa. Sul cornicione ci sono delle statue che rappresentano il Redentore, San Giovanni Battista e undici apostoli (non c’è San Pietro).

L’atrio si raggiunge attraverso cinque cancelli. Lo spazio è fiancheggiato da due statue equestri: a sinistra Carlo Magno di Agostino Cornacchini del 1725, a destra Costantino di Gian Lorenzo Bernini del 1670. Ai cinque Castelli d’ingresso corrispondono cinque porte: procedendo da sinistra a destra abbiamo sulla sinistra la Porta della Morte di Giacomo Manzù (1964), la Porta del Bene e del Male di Luciano Minguzzi (1977), la Porta Centrale o del Filarete (1445), la Porta dei Sacramenti di Venanzo Crocetti (1965), la Porta Santa realizzata da Vico Consorti nel 1950.

L’interno è suddiviso in tre navate e contiene 11 cappelle e 45 altari. La navata centrale culmina nello spazio dei quattro pilastri che sostengono la cupola. La decorazione interna a mosaici fu realizzata dal Cavalier d’Arpino e Giovanni De Vecchi che vi raffigurarono scene di Cristo e degli apostoli e busti di Papi e Santi.

L’altare papale è adornato dal Baldacchino realizzato da Gian Lorenzo Bernini nel 1633 alto quasi 30 metri e sorretto da quattro colonne tortili in bronzo. Fu una donna, Francesca Bresciani, intagliatrice di lapislazzuli che intagliò sia quelli del baldacchino, sia quelli del Tabernacolo del Santissimo Sacramento e in seguito anche quelli del Crocifisso posto davanti al Tabernacolo. 

Davanti all’altare c’è la Cappella della Confessione eretta sul luogo della sepoltura di S. Pietro. Nelle nicchie sono collocate quattro statue. In fondo alla navata c’è la statua di San Pietro in bronzo, probabilmente opera di Arnolfo di Cambio, che viene venerata e il cui piede destro viene baciato dai pellegrini.

Nell’abside troviamo la Cattedra di San Pietro, un reliquiario realizzato dal Bernini che contiene la cattedra paleocristiana alla cui sinistra si trova il monumento a Paolo III, di Guglielmo Della Porta 1575 e alla destra il Sepolcro di Urbano VIII del Bernini.

Nella Navata di destra c’è la Cappella della Pietà che contiene appunto la Pietà di Michelangelo (1499), mentre sulla volta c’è il Trionfo della Croce di Giovanni Lanfranco.  Dopo i monumenti a Leone XII e a Cristina di Svezia c’è la Cappella di San Sebastiano con il mosaico del Martirio di San Sebastiano realizzata da Pier Paolo Cristofari da un dipinto del Domenichino. La volta è decorata da mosaici di Pietro da Cortona.

Nella navata di sinistra abbiamo la Cappella del Battesimo progettata da Carlo Fontana. Subito dopo la tomba di Santa Maria Sobieski di Pietro Bracci del 1742 e il monumento agli Stuart di Canova del 1829. La Cappella della Presentazione conserva le spoglie di S. Pio X , il monumento a Giovanni XXIII di Emilio Greco del 1967 e il monumento a Benedetto XV del 1928.

La Cappella del Coro si apre con una cancellata del Borromini, una volta decorata a stucchi dorati da Carlo Maratta e il mosaico della Vergine Immacolata posta sull’altare.

Prima dell’Ambulacro ci sono il monumento funebre a Leone XI di Alessandro Algardi e il monumento a Innocenzo XI. All’interno dell’ambulacro troviamo l‘Altare di San Girolamo, la tomba di Papa Giovanni XXIII, la Cappella Gregoriana con la tomba di Gregorio XVI e l’altare della Madonna del Soccorso dove troviamo la tomba di Benedetto XIV. Troviamo inoltre il monumento di Clemente XIII di Antonio Canova del 1792. Sul pilastro di chiusura della navata sinistra si può ammirare la riproduzione in mosaico della Trasfigurazione di Raffaello.

Nella cappella Gregoriana troviamo i monumenti di Gregorio Magno e Pio VII di Bertel Thorvaldsen del 1831, segue poi il monumento ad Alessandro VII di Gian Lorenzo Bernini. Infine nella Cappella della Vergine della Colonna troviamo l’altare di S.Magno con la pala di altare di Alessandro Algardi e il monumento a papa Alessandro VIII.

San Pietro e Duomo: Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano è la più grande Chiesa italiana ed è la Basilica Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria. E’ situata nell’omonima piazza. Un tempo al posto del Duomo c’erano la cattedrale invernale ossia Santa Maria Maggiore e la Basilica di Santa Tecla, la cattedrale estiva. Poichè crollò il campanile, l’Arcivescovo Antonio De’ Saluzzi fece ricostruire una nuova cattedrale nel 1386.

In origine la nuova Basilica doveva essere costruita di mattoni. Nel 1387 il Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti impose un progetto ambizioso. Scelse il marmo di Candoglia e  la forma architettonica tardo gotico. Egli guardava infatti alle grandi monarchie nazionali come Francia e Inghilterra e ambiva a far diventare Milano il centro della Monarchia Nazionale italiana. Come si evince dagli Archivi, da un punto di vista fiscale Gian Galeazzo attuò una politica di sovvenzioni e di esenzioni. Pertanto ogni blocco di marmo che era diretto al Duomo doveva recare la dicitura AUF (Ad usum fabricae), in modo da essere esentato da ogni dazio di passaggio. Le maestranze lombarde furono coinvolte in questo grandioso progetto.

Simone D’Orsenigo, primo ingegnere capo affiancato dalle varie maestranze, cominciò a edificare nel 1388 le mura perimetrali. Il francese Nicolas De Bonaventure disegnò i finestroni. Alcuni architetti francesi e tedeschi come Jean Mignot, Jacques Coene ed Enrico di Gmund presero la direzione dei lavori, ma incontrarono molte tensioni e ostilità con le maestranze lombarde.

Nel 1393 venne scolpito il primo capitello dei pilastri sulla base del disegno di Giovannino De Grassi che creò anche un nuovo disegno per i finestroni. Filippino degli Organi prese il suo posto nel 1400 e curò la realizzazione dei finestroni absidali. Dal 1407 al 1448 portò quindi a termine la parte absidale e l’aula o piedicroce, ossia la zona compresa tra facciata e presbiterio dove si radunano i fedeli. Nel 1418 venne consacrato l’altare da Papa Martino V.

Giovanni Solari fu a capo del cantiere dal 1452 al 1481 e fu affiancato anche dal Filarete che collaborò anche nella Fabbrica di San Pietro. Nel 1490 fu costruito il tiburio ossia l’elemento architettonico che rinchiude la cupola. Nel 1567 l’Arcivescovo Carlo Borromeo mise a capo della fabbrica Pellegrino Tibaldi che ridisegnò il Presbiterio. Inoltre nel 1580 disegnò un progetto per la facciata con un basamento a due piani costituito da colonne corinzie e un’edicola in corrispondenza della navata centrale, affiancata da obelischi. Ma nel 1584 morì Carlo Borromeo e Martino Bassi, rivale di Pellegrino Tibaldi prese la direzione dei lavori e presentò un nuovo progetto per la facciata. Nel 1628 era stato edificato il portale centrale.

Tra il 1765 e il 1769 Francesco Croce completò il tiburio e la guglia maggiore sulla quale sarà innalzata cinque anni dopo la famosa “Madunina” in rame dorato, simbolo di Milano. Nel 1805 su istanza di Napoleone Bonaparte vennero completati i lavori della facciata per la sua Incoronazione a Re d’Italia che avvenne nel maggio 1805. L’intero progetto venne concluso nel 1813 da Carlo Amati.

Per i secoli successivi il Duomo venne sottoposto a continue manutenzioni e restauri e ancora oggi se ne occupa la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Poichè la costruzione del Duomo è frutto di rivalità e contrasti secolari, lo stile va ricondotto comunque al Gotico, ma in realtà molte strutture visibili risalgono al Neogotico.

Ha una pianta a croce latina, piedicroce a cinque navate, transetto a tre. Ha inoltre un profondo presbiterio circondato da un deambulatorio e  da un’abside poligonale. Il tiburio ha uno slancio verticale tipico dell’architettura transalpina. Questo slancio viene però attenuato dalla scarsa differenza di altezza tra le singole navate, caratteristica tipica del gotico lombardo.

Gli altri tratti distintivi sono l’abbondanza delle sculture di stampo neoclassico alle quali contribuirono maestri lombardi, tedeschi, boemi, francesi, toscani e veneti e il ciclo decorativo delle vetrate. Nel corso dei secoli si sono infatti avvicendati maestri vetrai italiani, fiamminghi e tedeschi.

Nella facciata c’è il richiamo all’Editto di Costantino. La porta dell’Editto di Costantino risale al 1948 ed è opera di Arrigo Minerbi. Le altre porte sono quella di Sant’Ambrogio, quella di Maria, quella della battaglia di Legnano e quella della storia del Duomo.

La controfacciata, disegnata da Fabio Mengone agli inizi del XVII secolo e contiene statue di Sant’Ambrogio e San Carlo. Nella navata esterna destra è contenuta copia del crocifisso protoromanico di gusto bizantino posto sopra il Sarcofago dell’Arcivescovo Ariberto di Intimiano. Secondo la tradizione la croce era quella trasportata sul Carroccio nel 1176 durante la Battaglia di Legnano contro Federico Barbarossa.

Nella navata esterna sinistra, sesta campata c’è l’altare del Crocifisso, dove è racchiuso il Crocifisso ligneo che San Carlo Borromeo portò in processione durante la peste del 1576. Sopra l’altare maggiore troviamo la reliquia del Sacro Chiodo, quello della vera croce trovato da Sant’Elena.

 

 

La redazione di Icrewplay.com  Arte e cultura ringrazia Raoul Bianchini per l’intervento. Caro lettore abbiamo voluto risvegliare il tuo spirito critico e farti viaggiare nei secoli attraverso queste fabbriche di bellezza.

 

 

 

 

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