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Napoleone Bonaparte visto da Turner: “Fu vera gloria?”

Oggi, cinque maggio in occasione della ricorrenza della morte di Napoleone Bonaparte ripercorriamo la sua vita attraverso la pittura per ridefinire la sua dimensione umana con Turner.

Napoleone Bonaparte

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Napoleone Bonaparte. Un personaggio storico, protagonista di gran parte dell’iconografia ottocentesca, che assume sempre più un aspetto propagandistico. Basti pensare al celebre quadro di David del 1800, Napoleone al passo del Gran San Bernardo,  conservato al Malmaison di Parigi, oppure all’Incoronazione di Napoleone e Giuseppina sempre di David datato tra il 1805 e il 1807 e conservato al Museo del Louvre di Parigi. Nel 1790 David era stato molto attivo nella vita politica e aveva aderito totalmente agli ideali della Rivoluzione francese. Era infatti un giacobino e amico di Robespierre e come molti intellettuali dell’epoca vede in Napoleone Bonaparte un “Cesare francese” e la naturale maturazione degli ideali rivoluzionari.

Nel primo quadro, un olio su tela, Napoleone viene raffigurato come un condottiero in senso romantico, con il cavallo pronto all’azione, la mano rivolta all’orizzonte, il mantello al vento. In basso a sinistra vediamo tre rocce. In quella centrale è inciso Bonaparte, nelle altre due Annibale e Carlo Magno che prima di lui attraversarono le Alpi. Rispetto ai quadri precedenti dello stesso autore, il richiamo all’antico è minimo, mentre è forte il richiamo a quella che era la contemporaneità.

Napoleone Bonaparte: l’influenza della pittura di David sugli altri artisti

L’Incoronazione di Napoleone e Giuseppina, che avvenne a Notre-Dame nel 1804, viene raffigurata in maniera solenne e accurata per consegnare ai posteri  un’immagine apologetica e sacrale. Non c’è più la rievocazione dell’antico nella sua essenzialità che caratterizza opere come Il Giuramento degli Orazi (1781) e Marat assassinato (1793), ma la totale celebrazione di quello che era il presente. Ben presto David divenne le premiere peintre di Napoleone e ispirò gli altri artisti che celebrarono le doti del Bonaparte.

Allievo di David fu Antoine Jean Gros che ne Gli Appestati di Jaffa del 1804 supera il classicismo del maestro ed evidenzia la drammaticità degli eventi, nel corso della Campagna d’Egitto nel 1798,mettendo però in risalto la figura di Napoleone Bonaparte nell’atto di sfiorare la piaga di un appestato, evidenziandone l’aspetto taumaturgico, umano e magnanimo. Gros entrò nell’Atelier di David a soli quindici anni, ma per quanto riguarda il colore è evidente la lezione della pittura veneta del Cinquecento e quella emiliana del Seicento che approfondì nel suo soggiorno in Italia tra il 1793 e il 1799.

Napoleone Bonaparte: l’influenza di David sui pittori italiani

Il toscano Pietro Benvenuti pur esaltando le doti del Bonaparte nel Giuramento dei Sassoni, dimostra di aver assimilato sia la lezione del David più classico, sia la pittura legata alle suggestione dei Canti di Ossian che si diffusero per opera di James MacPhersons nel 1765 come forme Protoromantiche che ispirarono poesia, pittura, musica. Nel Giuramento dei Sassoni (1812) possiamo notare che la posizione dei personaggi (Napoleone a destra e i tre personaggi che giurano a sinistra) richiamano il Giuramento degli Orazi (1781) di David, mentre l’atmosfera notturna e quasi irreale richiama l’atmosfera dei Canti ossianici. Lo stesso Napoleone era affascinato soprattutto dal poema Fingal (1762) nel quale era presente l’esaltazione delle virtù guerriere e cavalleresche.

Su una dimensione più razionale si colloca invece Andrea Appiani, la cui formazione avviene in ambito lombardo. Studia Leonardo, Luini e i leonardeschi e nel quadro Napoleone primo console del 1803 mette in luce gli aspetti più pragmatici di Napoleone Bonaparte. L’intensità dello sguardo punta infatti ad esaltare i valori civili, morali dello statista.

Napoleone Bonaparte e la pittura di paesaggio: William Turner

Nel primo decennio dell’800 la pittura storica era quindi un genere dominante. Tuttavia anche la pittura di paesaggio riesce a conquistare il suo spazio. In un saggio del 1794 Friedrich Schiller parlò a favore di tale genere:

“Vogliamo che l’arte del paesaggio eserciti su di noi lo stesso effetto della musica. Il sentimento è in essa risvegliato dall’analogia fra i suoni o i colori e i moti dell’animo”. 

In Germania l’opera di Caspar David Friedrich, si rivelò la trasposizione figurativa del vagheggiamento di Schiller. Anche l’inglese William Turner cercando di trasporre in pittura le parole di Schiller da’ pieno risalto al sentimento. In Tempesta di Neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi (1812), Turner annulla la retorica dell’eroismo e mette in evidenza la fragilità umana di fronte alla forza della natura.

Napoleone Bonaparte: L’esilio e la morte a Sant’Elena il cinque maggio 1821 visto da William Turner

Il 5 maggio 1821 Napoleone Bonaparte muore durante l’esilio a Sant’Elena. Il suo mito giunge ormai al tramonto. Alessandro Manzoni scrisse in quattro giorni l’Ode dal titolo Il Cinque Maggio. Il poeta attraverso l’Ode mostra ai lettori una rievocazione storica di Napoleone Bonaparte come personaggio pubblico e poi entra nella sofferenza interiore dell’uomo e in quella sua fragilità che lo porta dall’ “altare” alla “polvere”. Infine ne sottolinea l’approdo alla fede poichè anche la sua vicenda rientrava in un disegno provvidenzialistico di Dio.

Quest’Ode è legata alla domanda “Fu vera gloria?” Possiamo ritrovare l’eco di questo enigma nell’opera di William Turner del 1842 War. The Exile and The Rock Limpet. E’ una tela a olio delle dimensioni di 103 x 102 centimetri ed è conservata al Tate Britain di Londra che mostra Napoleone in esilio a Sant’Elena, scortato da una guardia. In quest’opera Turner riesce ad effettuare una perfetta sintesi poetica tra pittura di paesaggio e pittura storica. Napoleone, quando era all’apice della sua gloria era stato celebrato quasi come un Dio pagano o come un nuovo e valoroso condottiero. Qui invece viene rappresentato piccolo rispetto al paesaggio che lo circonda.

Prevale la sua dimensione umana e fallibile che si annulla di fronte alla forza e alla potenza della natura portatrice di enigmi. Il tramonto assume qui non una funzione oggettiva, ma un valore simbolico. E’ il tramonto di un mito che presto verrà restituito alla terra. Turner è un pittore che fa della luce e del colore non un elemento fine a se stesso, ma un modo di osservare e raccontare la realtà facendo dialogare tra loro le strutture cromatiche dei paesaggi e creando il frutto di tali relazioni. Il rosso del tramonto che si abbina al rosso della camicia della guardia è un elemento che incombe su Napoleone e rappresenta il sangue e la violenza di cui il Bonaparte si è reso responsabile. Turner nella sua pittura si aggancia quindi alla teoria del Sublime di Edmond Burke del 1759 :  “Tutto ciò che è terribile…è pure sublime”, pertanto la natura diventa fonte inesauribile del sublime in quanto bella, terribile, imprevedibile ed enigmatica.

 

 

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