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Olimpia Pamphilj, una donna di oggi, nel mondo di ieri

Olimpia Pamphilj era una donna che fece scalpore, il suo fantasma si aggira per piazza Navona

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Olimpia Pamphilj era un personaggio sui generis per la sua epoca. Venne soprannominata la Pimpaccia, per la sua sete di potere e denaro, o chiamata semplicemente Donna Olimpia.

Olimpia Pamphilj, una donna al potere

Donna Olimpia Maidalchini, nacque a Viterbo il 26 maggio 1951 era figlia di Sforza Maidalchini, un appaltatore di Acquapendente.

La ragazza aveva due sorelle e un fratello, ragion per cui era destinata al convento, per preservare integra l’eredità del fratello maschio.

Tuttavia riuscì (probabilmente attraverso uno stratagemma) ad evitare la vita monastica. Olimpia infatti,  accusò di tentata coercizione l’uomo che doveva condurla e insegnarle la vita monacale, in questo modo evitò il velo e fu data in moglie e Paolo Nini, un ricco uomo borghese.

Dopo soli 3 anni di matrimonio con Paolo, Olimpia rimase vedova ed ereditò la fortuna del defunto marito. Essendo giovane, bella, ricca e molto ambiziosa, in breve convolò a seconde nozze con un nobile romano Pamphilio Pamphilj, di 27 anni più vecchio.

Donna Olimpia era una donna moderna, non aspirava solo alla ricchezza, lei voleva il potere.

Il fratello di Pamphilio era infatti Giovanni Battista Pamphilj il futuro papa Innocenzo X.

Forse quando ti ho raccontato che la donna usò un espediente per liberarsi del convento, non hai gradito l’allusione alla falsa accusa di molestie, ma devi sapere il resto della storia: quando il cognato di Olimpia divenne papa, lei gli chiese di nominare vescovo il direttore spirituale che aveva precedentemente accusato e questo lascia supporre che la richiesta di nomina fosse il tentativo di riscattarsi dal torto fatto all’uomo.

Proprio un bel tipetto Donna Olimpia, non ti pare?

Roma non la vide di buon occhio, Olimpia era divenuta troppo influente, accompagnò il cognato persino fino al conclave per la sua elezione a pontefice e lo affiancò in tutta il suo pontificato.

Le malelingue la criticavano, perchè per raggiungere il papa, bisognava ingraziarsi prima lei, tanto che venne anche ribattezzata ironicamente la papessa. Addirittura sembra che passasse più tempo col cognato che col marito e questo alimentava l’odio ed il pettegolezzo nei suoi confronti.

Quando anche il secondo marito la lasciò vedova, papa Innocenzo X le conferì il titolo di principessa e le fece dono delle terre  dell’abbazia di San Martino al Cimino con edifici annessi e il feudo di Montecalvello, Grotte Santo Stefano e Vallebona.

Una donna moderna nel XVII secolo: Olimpia Pamphilj

Quando Olimpia ricevette la donazione del cognato pontefice, subito apportò delle migliorie alle sue nuove terre, per risollevare le sorti del blasone di San Martino che aveva ricevuto.

Fece subito restaurare la chiesa, fece costruire un palazzo sulle rovine dell’abbazia e fece edificare un borgo, sembra che Borromini la aiutò nelle operazioni di restauro della chiesa. Per il borgo si affidò all’architetto Marcantonio De Rossi, esigendo che nel progetto fossero inclusi oltre le abitazioni anche: un teatro, una piazza pubblica, forni, macelli e lavatoi.

Questo dimostra la lungimiranza di una donna sicuramente ambiziosa, ma che aveva anche il potenziale per esserlo. Una donna desiderosa solo di danaro, probabilmente avrebbe gestito la ricchezza ricevuta in eredità dal primo matrimonio, senza preoccuparsi di altro, non trovi?

Tuttavia la brama di potere e ricchezze, fu anche la causa della rovina della ormai principessa. Sembra infatti che approfittando dell’influenza che aveva sulla curia, usò la sua amicizia (si parla anche di possibile relazione) con Francesco Canonici detto Mascambruno, un funzionario del papa, per vendere false indulgenze, grazie alle quali pare avesse accantonato una somma pari a 500.000 scudi.

Mascambruno fu poi arrestato e condannato a morte, grazie all’inchiesta condotta dal cardinale Fabio Chigi, che alla morte di Innocenzo X, divenne papa Alessandro VII.

Olimpia Pamphilj si era scavata la fossa da sola, il nuovo papa la detestava, con il fiuto per la politica che aveva, decise quindi di lasciare il signorile palazzo di piazza Navona in cui viveva da molti anni, per fuggire da Roma e tornare nel viterbese.

La leggenda narra che portò con se 2 casse d’oro, rubate al defunto pontefice. Morì di peste e in esilio il 26 settembre 1657, lasciando in eredità 2 milioni di scudi.

Il fantasma di Olimpia Pamphilij

A Roma, si narra una leggenda, pare che ogni 7 gennaio, data delle morte di Innocenzo X, il fantasma di Olimpia percorra la strada che da piazza Navona porta a ponte Sisto, su una carrozza spinta a  tutta velocità, con un cocchiere senza testa e dalle ruote infuocate.

Pare che abbia avvicinato alcuni nottambuli passanti e che con una risata agghiacciante li abbia spaventati.

Roma non aveva amato questa donna e il suo fantasma si vendica dei suoi abitanti ancora oggi.

Una prova dei sentimenti che i romani nutrivano per lei?

Sulla statua di Pasquino  i romani solevano lasciare dei biglietti, le cosiddette pasquinate, su di essi scrivevano le loro critiche al potere, alla chiesa e a chiunque meritasse di essere bacchettato.

La più famosa pasquinata su Olimpia Pamphilij fu:

Per chi vuol qualche grazia dal sovrano

aspra e lunga è la via del Vaticano,

ma se è persona accorta

corre da donna Olimpia a mani piene

e ciò che vuole ottiene.

È la strada più larga la più corta»

Anche se forse tu riconoscerai questa:

Chi dice donna, dice danno 

chi dice femmina, dice malanno

chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina.

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