La donna ritratta nell’Arlesiana di Vincent van Gogh esisteva: si chiamava Marie Ginoux, gestiva con il marito il Café de la Gare di Arles e conobbe personalmente sia Van Gogh sia Paul Gauguin. Il pittore la ritrasse nel 1888 avendola davanti e tornò sul suo volto nel 1890, quando si trovava a Saint-Rémy e non poteva più farla posare.
La storia diventa ancora più interessante quando si scopre che non esiste una sola Arlesiana. Van Gogh lavorò sul soggetto in momenti diversi, cambiando oggetti, impostazione e perfino il modo in cui ricostruiva il volto della modella.
Una delle versioni del 1890 appartiene alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e, fino al 27 settembre 2026, è esposta alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia nella mostra dedicata a Van Gogh e ai ritratti femminili degli italiani a Parigi.
Chi era Madame Ginoux, la vera Arlesiana?
Il suo nome completo era Marie Julien Ginoux. Nacque ad Arles nel 1848 e sposò Joseph-Michel Ginoux. La coppia gestiva il Café de la Gare in Place Lamartine, uno dei luoghi entrati nella vita quotidiana di Van Gogh durante il soggiorno provenzale.
Quando il pittore arrivò ad Arles nel 1888, alloggiò per un periodo presso i Ginoux. Il Musée d’Orsay ricorda anche la vicinanza di Marie all’artista nel difficile periodo del ricovero del dicembre 1888.
Madame Ginoux non fu quindi una modella scelta per caso. Faceva parte del piccolo mondo umano che Van Gogh aveva costruito intorno a sé ad Arles, insieme a persone, luoghi e rapporti che tornarono più volte nella sua pittura.
Perché si chiama L’Arlesiana?
Il titolo francese L’Arlésienne indica una donna di Arles. A prima vista può far pensare a una figura provenzale anonima, scelta per rappresentare un tipo femminile locale. In questo caso, però, sappiamo con precisione chi era la protagonista.
Van Gogh era attratto dai costumi e dalla vita di Arles, ma nel dipinto quel riferimento generale assume il volto preciso di Marie Ginoux. L’Arlesiana è quindi, allo stesso tempo, il ritratto di una persona reale e una figura legata all’identità della città.
Non esiste una sola Arlesiana di Van Gogh

Parlare dell’Arlesiana al singolare è comodo, ma incompleto. Van Gogh realizzò più ritratti di Madame Ginoux in due fasi distinte: la prima ad Arles nel 1888, la seconda a Saint-Rémy nel 1890.
| Periodo | Cosa accade | Come lavora Van Gogh |
|---|---|---|
| Novembre 1888 | Marie Ginoux posa ad Arles | Van Gogh dipinge osservando direttamente la donna |
| 1888 | Realizza una seconda composizione simile | Cambia alcuni oggetti sul tavolo |
| Febbraio 1890 | Torna sul soggetto a Saint-Rémy | Madame Ginoux non posa più davanti a lui |
| 1890 | Nasce una nuova serie | Usa come riferimento un disegno di Gauguin |
Quante Arlesiane dipinse Van Gogh?
Van Gogh realizzò due ritratti di Marie Ginoux nel 1888. Uno si trova oggi al Musée d’Orsay di Parigi, l’altro al Metropolitan Museum of Art di New York.
Nel 1890 tornò sul soggetto e realizzò cinque nuove versioni basate sul disegno di Gauguin. Quattro sono oggi conosciute, mentre una versione destinata alla famiglia Ginoux risulta perduta.
Il quadro complessivo è quindi questo: sei Arlesiane sono conservate e note oggi, mentre almeno sette dipinti risultano documentati. È una distinzione utile perché il numero sei indica le opere sopravvissute, non necessariamente tutto ciò che Van Gogh produsse sul soggetto.
Van Gogh dipinse una delle prime Arlesiane in circa un’ora

Una delle prime versioni fu eseguita con grande rapidità. In una lettera al fratello Theo, Van Gogh descrive una nuova figura di donna di Arles realizzata in circa un’ora, con sfondo giallo pallido, volto grigio, abiti scuri, tavolo verde e sedia arancione.
Il Musée d’Orsay collega questa descrizione alla propria Arlesiana del novembre 1888. Non si tratta di un piccolo studio: la tela misura circa 92,5 per 73,5 centimetri. La velocità dell’esecuzione contrasta con l’immobilità e la concentrazione della figura.
Van Gogh e Gauguin ritrassero la stessa donna
Marie Ginoux interessò anche Paul Gauguin. Durante il suo soggiorno ad Arles nel 1888, i due artisti lavoravano fianco a fianco e discutevano continuamente sul modo di costruire un’immagine.
Van Gogh partiva spesso dall’osservazione diretta, mentre Gauguin attribuiva più peso alla memoria e alla semplificazione. Madame Ginoux diventò così un soggetto sul quale confrontare due modi differenti di trasformare una persona reale in pittura.
Van Gogh aveva già mostrato una forte capacità di assorbire linguaggi lontani dal proprio, come avvenne nel rapporto con Hiroshige e l’arte giapponese. Con Gauguin il confronto fu ancora più diretto perché i due condividevano lo stesso ambiente di lavoro.
Perché Van Gogh tornò a dipingere Madame Ginoux nel 1890?
Nel gennaio 1890 Van Gogh tornò per breve tempo ad Arles e incontrò nuovamente i Ginoux. Durante la successiva convalescenza a Saint-Rémy riprese l’immagine di Marie, ma questa volta la donna non era davanti a lui.
Per costruire la nuova Arlesiana usò un disegno realizzato da Gauguin nel 1888. Il volto di Marie arrivava quindi sulla tela di Van Gogh attraverso lo sguardo di un altro artista.
Questo passaggio spiega perché le versioni del 1890 non vadano lette come semplici repliche. Sono anche una rielaborazione del periodo di Arles e del confronto con Gauguin, avvenuta quando quell’esperienza era ormai alle spalle.
Madame Ginoux posò per tutte le versioni?

No. Marie Ginoux posò direttamente per le prime opere del 1888. Quando Van Gogh tornò sul soggetto nel febbraio 1890 si trovava a Saint-Rémy e lavorava a partire dal disegno di Gauguin.
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| L’Arlesiana era una donna reale? | Sì, Marie Ginoux |
| Gestiva un locale? | Sì, il Café de la Gare con il marito Joseph |
| Conobbe personalmente Van Gogh? | Sì |
| Gauguin la ritrasse? | Sì |
| Posò per tutte le versioni di Van Gogh? | No |
| Quante Arlesiane conosciamo oggi? | Sei dipinti |
Perché in alcune Arlesiane ci sono dei libri?

Anche le due prime versioni del 1888 non sono identiche. Nel dipinto del Musée d’Orsay davanti a Madame Ginoux compaiono un parasole e dei guanti. Nella versione del Metropolitan Museum Van Gogh modifica la composizione e colloca davanti alla donna dei libri.
Il Metropolitan Museum of Art documenta questa differenza. Gli oggetti cambiano anche il modo in cui leggiamo il ritratto: parasole e guanti richiamano più direttamente l’identità sociale della donna, mentre i libri introducono un piano culturale che torna nelle versioni successive.
Cosa significano i libri nell’Arlesiana conservata in Italia?
Nella versione appartenente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma i titoli dei libri sono riconoscibili. Compaiono La Case de l’oncle Tom, cioè La capanna dello zio Tom, e Contes de Noël.
La lettura proposta dalla documentazione museale è che questi titoli possano richiamare qualità etiche e valori umanitari associati a Madame Ginoux. È però utile distinguere tra ciò che vediamo e ciò che interpretiamo: i libri sono un dato del quadro, il loro valore simbolico resta una lettura critica.
L’Arlesiana italiana è esposta a Perugia fino al 27 settembre 2026

Una delle versioni del 1890 si trova normalmente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Fino al 27 settembre 2026 il quadro è alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia per la mostra Van Gogh e gli Italiani a Parigi. L’Arlesiana tra i ritratti femminili del secondo Ottocento.
Il progetto mette l’opera in dialogo con la rappresentazione femminile di artisti italiani attivi nella Parigi della seconda metà dell’Ottocento, tra cui Boldini, De Nittis e Zandomeneghi. Per chi vuole vedere l’Arlesiana in Italia, questa è quindi la sede da considerare fino alla chiusura della mostra.
Perché Madame Ginoux diventò così importante per Van Gogh?
Marie Ginoux apparteneva alla vita concreta del pittore ad Arles. Gestiva il luogo nel quale aveva soggiornato, gli era stata vicina in un periodo difficile ed era una figura legata anche a Gauguin.
Il punto più interessante è che il ritratto sopravvisse alla presenza fisica della modella. Nel 1888 Van Gogh dipinge Marie Ginoux davanti a sé. Nel 1890 torna su quel volto usando il disegno di Gauguin e rielaborando un’esperienza ormai passata.
Per questo le Arlesiane non sono copie dello stesso ritratto. Sono opere nate da momenti, modelli e intenzioni differenti.
Sapere chi è la donna cambia il modo di guardare l’Arlesiana
Ridurre l’Arlesiana alla formula “ritratto di una donna di Arles” fa perdere una parte importante della sua storia. Marie Ginoux aveva un nome, una biografia e un rapporto reale con gli artisti che la rappresentarono.
Van Gogh attribuiva grande importanza all’identità delle persone e delle proprie opere. Anche il modo in cui firmava soltanto “Vincent” aiuta a capire quanto fosse attento al rapporto tra immagine, nome e riconoscibilità.
Dietro “la donna di Arles” c’era Marie Ginoux. E dietro un quadro che sembra unico c’è una storia composta da più versioni, una tela perduta e un dialogo con Gauguin che continuò a riemergere nella pittura di Van Gogh anche dopo la fine della loro convivenza ad Arles.