Il cielo psichedelico fotografato da Stefano Pellegrini in Botswana nasce dall’unione di 340 scatti realizzati nell’arco di circa quattro ore sotto i baobab del Nxai Pan National Park. Le immagini sono state poi fuse per trasformare il moto apparente delle stelle in lunghe scie colorate. Con Botswana Star Trail, il fotografo italiano ha vinto la categoria Skyscapes dello ZWO Astronomy Photographer of the Year 2026.
La fotografia colpisce perché sembra quasi artificiale, ma il suo effetto nasce da un fenomeno reale, dalla rotazione terrestre registrata nel tempo, e dalle condizioni eccezionalmente buie del cielo africano. Pellegrini ha poi lavorato su esposizione e saturazione per rendere visibile la densità di stelle che aveva catturato.
Come è nata Botswana Star Trail
La scheda ufficiale dei Royal Museums Greenwich indica Stefano Pellegrini come vincitore della categoria Skyscapes con Botswana Star Trail. Lo scatto è stato realizzato il 24 agosto 2025 nel Nxai Pan National Park, in Botswana.
Pellegrini ha posizionato la fotocamera molto in basso, rivolta verso l’alto, per usare i rami dei baobab come una sorta di architettura naturale. L’idea era lasciare che il cielo occupasse quasi tutto lo spazio tra i rami e registrare per ore il movimento apparente delle stelle.

Perché servono 340 fotografie
Una star trail non è necessariamente ottenuta con un’unica esposizione lunghissima. Una tecnica molto usata consiste nel realizzare molti scatti consecutivi e unirli successivamente. In questo modo il percorso apparente delle stelle viene ricostruito come una serie continua di archi luminosi.
Nel caso di Pellegrini il conteggio finale è stato di 340 fotografie in circa quattro ore. È proprio la durata dell’acquisizione a trasformare punti luminosi quasi immobili a occhio nudo in linee che attraversano l’immagine. La fotografia registra quindi il passare del tempo in una forma che il nostro sguardo normalmente non percepisce.
Perché il cielo africano cambia così tanto il risultato
Il fotografo ha raccontato di essere rimasto colpito dalla differenza tra un cielo europeo e quello osservato in Botswana. La ragione principale è la bassissima presenza di inquinamento luminoso nell’area scelta per lo scatto. Dove le luci artificiali sono scarse, diventano visibili stelle che nelle aree urbane o suburbane vengono cancellate dal chiarore del cielo.
Una volta sovrapposte centinaia di immagini, questa densità luminosa si accumula. Il risultato è un cielo quasi completamente attraversato dalle scie. Pellegrini ha poi regolato esposizione e saturazione, ottenendo l’aspetto colorato e quasi astratto che ha reso la fotografia immediatamente riconoscibile.
Le stelle si muovono davvero nella fotografia?
Le scie non mostrano stelle che corrono rapidamente intorno alla Terra. L’effetto deriva soprattutto dalla rotazione terrestre. Mentre la fotocamera rimane ferma, il cielo sembra ruotare e le stelle cambiano lentamente posizione rispetto al sensore.
Una lunga sequenza rende questo movimento apparente visibile. È uno degli aspetti più affascinanti dell’astrofotografia: la macchina fotografica può trasformare un fenomeno troppo lento per essere percepito in tempo reale in un’immagine immediata.
Stefano Pellegrini ha vinto il concorso?
Ha vinto la categoria Skyscapes, non il premio assoluto. È una distinzione importante. Il Royal Observatory Greenwich ha assegnato il titolo complessivo di Astronomy Photographer of the Year 2026 ad Ali Alobaidly per The Quiet Predator, mentre Pellegrini è risultato primo nella categoria dedicata ai paesaggi celesti.
ANSA ha rilanciato il risultato il 20 settembre, sottolineando anche che il fotografo milanese aveva già ottenuto in passato selezioni della NASA per l’Astronomy Picture of the Day. Per l’anno del concorso, il riferimento più preciso resta la fonte ufficiale di Greenwich, che identifica l’edizione come 2026.
Perché la fotografia sembra più un’opera astratta che un cielo reale
Il fascino di Botswana Star Trail nasce dal confine tra documento e interpretazione. La base è astronomica: stelle, rotazione terrestre, buio e durata dell’esposizione. La resa finale, però, dipende da composizione, scelta del punto di vista e post-produzione.
È lo stesso motivo per cui l’astrofotografia può entrare in un discorso artistico oltre che scientifico. Il fotografo non inventa il cielo, ma decide come renderlo visibile. Colore, tempo e struttura dei baobab trasformano una registrazione astronomica in una composizione quasi pittorica.

Il legame con la fotografia del cielo in Italia
Il premio arriva mentre anche le rassegne fotografiche italiane stanno dedicando più spazio al cielo notturno. A settembre è in corso Voghera Fotografia 2026, dove il tema Universi Paralleli include un percorso dedicato proprio all’astrofotografia.
Per capire perché immagini come quella di Pellegrini funzionano anche oltre l’aspetto tecnico, è utile partire dai principi di luce, composizione e racconto fotografico. Nel caso di Botswana Star Trail, il soggetto è il cielo, ma la forza dell’immagine dipende anche dal modo in cui i baobab incorniciano le scie.
Dove vedere Botswana Star Trail
Le immagini vincitrici e selezionate dello ZWO Astronomy Photographer of the Year 2026 sono esposte al National Maritime Museum di Greenwich. La mostra ha aperto a settembre e raccoglie cento fotografie dedicate al cielo e allo spazio.
Il successo di Pellegrini sta quindi in una combinazione precisa: un luogo con pochissima luce artificiale, quattro ore di acquisizione, 340 immagini e una composizione studiata dal basso tra i baobab. Il risultato sembra irreale, ma nasce dal tentativo di rendere visibile qualcosa che il cielo stava già facendo davanti alla fotocamera.