Un ritratto di Diego Velázquez considerato perduto è riemerso dopo secoli e la sua storia passa anche dall’Italia. Il Ritratto del Conte-Duca di Olivares, datato intorno al 1626, era noto agli studiosi soprattutto attraverso una celebre incisione di Paulus Pontius progettata da Peter Paul Rubens. Ora il dipinto è stato identificato, studiato e acquistato dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles.
Il caso è particolarmente interessante perché non si tratta soltanto di una nuova acquisizione museale: la provenienza italiana, i documenti seicenteschi e le analisi tecniche hanno permesso di ricostruire la storia di un’opera che sembrava scomparsa. Il Getty Museum ha annunciato l’acquisizione il 23 settembre 2026.
Il ritratto di Olivares che si credeva perduto
Il protagonista del quadro è Gaspar de Guzmán y Pimentel, Conte-Duca di Olivares, il potente favorito e primo ministro di Filippo IV di Spagna. Velázquez lo ritrasse più volte negli anni in cui consolidava la propria posizione alla corte di Madrid.
In questo dipinto Olivares appare a mezzo busto, con armatura rifinita d’oro e fascia rossa. Il formato è relativamente piccolo, circa 60 per 48 centimetri, ma l’immagine è costruita per trasmettere autorità: il ministro si gira verso l’osservatore con uno sguardo diretto e controllato.

Perché il quadro era conosciuto attraverso un’incisione
Per molto tempo il dipinto non era disponibile agli studiosi come opera riconoscibile e documentata. Era però sopravvissuta un’immagine indiretta: una grande incisione realizzata nel 1626 da Paulus Pontius, con un’elaborata cornice allegorica ideata da Rubens.
La scheda del Metropolitan Museum of Art attribuisce infatti l’effigie di Olivares a un modello di Velázquez e l’impianto allegorico a Rubens. Le iscrizioni dell’incisione indicano esplicitamente che il volto derivava da un prototipo del pittore spagnolo.
Secondo il Getty, il dipinto appena riscoperto corrisponde proprio a quel prototipo. È uno degli elementi che rendono la riemersione così importante: un’immagine conosciuta per secoli attraverso una traduzione grafica torna a essere leggibile nella sua forma pittorica originale.
La traccia italiana: Barberini e la collezione di Asti
La provenienza ricostruita dal museo porta direttamente in Italia. Velázquez avrebbe probabilmente realizzato il ritratto come dono diplomatico per il cardinale Francesco Barberini durante l’ambasceria del prelato a Madrid nell’estate del 1626.
Un inventario Barberini del 1631 registra un ritratto del Conte-Duca di Olivares descritto come una testa con busto in armatura. Il Getty ritiene che la descrizione sia compatibile con il quadro appena acquisito.
L’opera sarebbe poi rimasta in Italia. Nel corso del Novecento è documentata nella collezione Coppellotti di Asti, dove rimase in ambito familiare fino al passaggio a un collezionista privato nel 2025. Da quella collezione il dipinto è successivamente entrato al Getty.
I pentimenti che aiutano l’attribuzione
Uno degli aspetti più forti della riscoperta arriva dalle analisi tecniche. Il Getty riferisce che gli esami hanno individuato numerosi pentimenti, cioè modifiche apportate dall’artista durante l’esecuzione.
Velázquez avrebbe rivisto in modo sostanziale alcuni elementi dell’abbigliamento e dell’armatura di Olivares. Questi cambiamenti sono importanti perché mostrano un processo creativo in corso: non la semplice ripetizione meccanica di un modello già fissato, ma un’immagine elaborata direttamente sulla tela.
Il dipinto è stato studiato da Salvador Salort-Pons, direttore del Detroit Institute of Arts e specialista di pittura spagnola del Seicento. Fu proprio durante la preparazione di una mostra sui ritratti di Olivares che lo studioso incontrò l’opera in una collezione privata e ne approfondì l’attribuzione.
Perché la riscoperta conta per Velázquez
Il Getty ricorda che sono note circa 120 opere superstiti di Velázquez, una cinquantina delle quali conservate al Museo del Prado. In un corpus relativamente ristretto, la riapparizione di un dipinto importante e documentabile può modificare la conoscenza degli anni iniziali della sua carriera di corte.
Il ritratto è datato intorno al 1626, quindi pochi anni dopo l’arrivo di Velázquez a Madrid. È il momento in cui il pittore sta definendo un nuovo linguaggio per rappresentare il potere: meno rigido della tradizione ufficiale, ma capace di rendere presenza fisica e carattere psicologico.
Per approfondire questa fase puoi leggere il nostro profilo su Diego Velázquez pittore alla corte di Filippo IV. Sul sito abbiamo analizzato anche Las Meninas e il mistero dello specchio, l’opera che più di ogni altra mostra la maturità raggiunta dal pittore nei decenni successivi.

Dove si potrà vedere il Velázquez ritrovato
Il Getty ha annunciato che il quadro sarà esposto al Getty Center di Los Angeles nell’autunno 2026, nell’East Pavilion. Successivamente il ritratto si sposterà a Detroit.
Il Detroit Institute of Arts lo includerà nella mostra Velázquez & Olivares: Early Years at Court, in programma dal 24 gennaio al 25 luglio 2027. L’esposizione riunirà sei ritratti di Olivares, quattro dei quali dipinti da Velázquez, permettendo un confronto diretto sull’evoluzione dell’immagine politica del ministro.
Per chi vuole vedere oggi il nucleo più importante delle opere di Velázquez, resta centrale il Museo del Prado di Madrid, che conserva circa cinquanta dipinti dell’artista.
La risposta in breve
Il Ritratto del Conte-Duca di Olivares di Velázquez, datato circa 1626, è stato riscoperto dopo essere rimasto per lungo tempo fuori dal circuito degli studi. Era noto soprattutto grazie a un’incisione di Paulus Pontius progettata da Rubens. La provenienza passa dalla collezione Barberini e da una raccolta di Asti; le analisi tecniche hanno inoltre rivelato numerosi pentimenti nell’armatura e nell’abito del ministro. Il Getty lo ha acquisito nel 2026 e lo esporrà a Los Angeles prima della mostra di Detroit del 2027.