Per decenni Villa Pilar di Leonora Carrington è rimasto fuori dalla vista del pubblico, conservato dalla famiglia del medico a cui l’artista lo aveva donato nel 1940. Oggi il dipinto è tornato al centro della ricerca e, per la prima volta, viene mostrato a Santander insieme a Down Below, l’altra grande opera nata durante uno dei periodi più difficili della vita dell’artista.
La storia è documentata da Faro Santander, che ha riportato alla luce l’opera durante le ricerche per la mostra Leonora Carrington: The Symptomatic Surreal. Il quadro, datato 1940, era rimasto nella collezione della famiglia Morales e non era mai stato esposto o riprodotto pubblicamente.
Cos’è Villa Pilar di Leonora Carrington
Villa Pilar è un olio su tela realizzato da Leonora Carrington durante il suo soggiorno nel sanatorio del dottor Luis Morales a Santander. Il titolo non è un’invenzione poetica successiva: indica una delle aree della struttura in cui Carrington trascorse parte della sua permanenza.
Nel dipinto compaiono quattro creature immerse in un paesaggio verdastro e quasi vulcanico: un cavallo, una iena, un pavone e un cane bianco. La curatrice Vanessa Boni ha spiegato che queste figure appartengono direttamente all’immaginario simbolico di Carrington: il cavallo ritorna spesso come alter ego dell’artista, la iena come presenza ribelle, il pavone come simbolo di immortalità e rinascita, mentre il cane bianco assume il ruolo di guardiano.
Non si tratta quindi di una curiosità isolata, ma di un’opera che permette di leggere in modo più preciso un momento decisivo nella formazione del linguaggio surrealista di Carrington.
Perché il quadro è rimasto nascosto per decenni
Quando lasciò il sanatorio, Carrington dedicò e regalò Villa Pilar al dottor Morales. Il dipinto rimase poi nella disponibilità della sua famiglia e non entrò nel circuito espositivo. Per questo, pur essendo noto attraverso testimonianze e ricerche biografiche, non era mai stato presentato al pubblico.
Il gruppo curatoriale di Faro Santander è riuscito a ricostruirne la storia durante il lavoro preparatorio per la mostra. La famiglia Morales ha quindi accettato di prestare l’opera. Prima della tappa spagnola, il quadro è stato mostrato a Londra al Freud Museum; dall’8 settembre 2026 è esposto a Santander.
La vicenda è particolarmente interessante perché ribalta il modo in cui spesso immaginiamo le “opere ritrovate”. Villa Pilar non era scomparso in senso materiale: era conservato in una collezione privata, ma era praticamente assente dalla storia pubblica dell’artista.
Il legame con Down Below
Durante la permanenza a Santander Carrington realizzò due dipinti a olio centrali per comprendere quel periodo: Villa Pilar e Down Below. Quest’ultimo condivide il titolo con il racconto autobiografico pubblicato nel 1944, in cui l’artista rielaborò l’esperienza vissuta in Spagna.
Le due tele trasformano luoghi reali, persone e sensazioni in ambienti popolati da esseri ibridi e simboli. Proprio questa fusione tra biografia e metamorfosi distingue Carrington da una lettura troppo semplice del Surrealismo come puro sogno o automatismo.
Per la prima volta le due opere vengono ora esposte insieme nella stessa città in cui furono create. La mostra di Faro Santander riunisce inoltre disegni provenienti dai taccuini dell’artista, rimasti a lungo dispersi.
Perché Villa Pilar cambia la lettura di Leonora Carrington
Il valore del dipinto non dipende soltanto dal fatto che sia “inedito”. La sua importanza sta nel permettere un confronto diretto con un nucleo di opere che documenta il passaggio tra la Carrington europea e la fase successiva della sua vita, che la porterà prima a New York e poi in Messico.
Il quadro mostra già alcuni elementi che diventeranno tipici della sua iconografia: animali come doppio dell’identità umana, ambienti sospesi, figure che non appartengono completamente né al mondo reale né a quello fantastico. È lo stesso tipo di tensione che rende il Surrealismo ancora oggi uno dei movimenti più cercati e riconoscibili.
Su iCrewPlay Arte abbiamo raccontato altri casi in cui il Surrealismo nasce proprio dalla trasformazione di oggetti e figure familiari: per esempio perché Magritte copre il volto con una mela nel Figlio dell’uomo e perché gli orologi di Dalí sono molli nella Persistenza della memoria.
Il rapporto con Max Ernst e la fuga dall’Europa
Il 1940 arriva dopo una fase traumatica della biografia di Carrington. Il suo compagno Max Ernst era stato arrestato in Francia dopo lo scoppio della guerra; Carrington lasciò il paese e arrivò in Spagna, dove attraversò una grave crisi e venne poi ricoverata a Santander.
Faro Santander sottolinea che durante il soggiorno il personale della clinica la incoraggiò a disegnare per organizzare e comunicare i propri pensieri. Carrington lavorò però anche autonomamente nei suoi taccuini, producendo numerosi disegni e i due oli oggi al centro della mostra.
La documentazione rende importante evitare le letture più sensazionalistiche della vicenda: non serve trasformare quel periodo in una leggenda “maledetta”. Il dato artistico è già forte di per sé. Carrington utilizzò immagini, animali e spazi reali per costruire un linguaggio personale che avrebbe continuato a sviluppare per tutta la vita.
Dove vedere Villa Pilar oggi
Villa Pilar è esposto nella mostra Leonora Carrington: The Symptomatic Surreal a Faro Santander, in Spagna. L’esposizione è visitabile dall’8 settembre 2026 al 10 gennaio 2027.
La mostra è organizzata da Faro Santander con la collaborazione del Freud Museum di Londra ed è curata da Vanessa Boni. Il percorso riunisce Villa Pilar, Down Below, disegni dai taccuini e materiali che permettono di ricostruire il periodo trascorso dall’artista a Santander.
Perché questa riscoperta è importante
La storia di Villa Pilar è forte perché mette insieme opera ritrovata, provenienza, biografia e ricerca curatoriale. Il quadro non era perduto in un deposito né attribuito a un altro artista: era rimasto per decenni in una famiglia privata, fuori dal percorso museale e quasi invisibile al pubblico.
La sua riapparizione consente oggi di leggere meglio uno dei passaggi più complessi della vita di Leonora Carrington e di osservare fianco a fianco due opere nate nello stesso luogo e nello stesso anno. È uno di quei casi in cui una singola opera può cambiare il modo in cui ricostruiamo un’intera fase creativa.
Per seguire il filo del Surrealismo e delle sue eredità puoi leggere anche il nostro approfondimento su Man Ray alla Magnani-Rocca, che ricostruisce il lavoro dell’artista attraverso più di 300 opere.