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Archeologia prenestina

Archeologia Prenestina: da Largo Preneste a Villa Gordiani, alla scoperta dei tesori delle antiche borgate

Il 20 giugno è prevista una visita guidata nella zona conosciuta come Archeologia prenestina e che contiene i resti dell'antica città di Gabi

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L’Archeologia prenestina fa parte del patrimonio dell’Ecomuseo Casilino del quale vi ho già parlato. La via Prenestina e in particolar modo, la zona compresa tra Largo Preneste a Villa Gordiani, è piena di tesori. La visita guidata del 20 giugno ore 10, sarà infatti “Un viaggio nel tempo tra colombari, antichi fiumi, “grotte greche”, mausolei e torri.”

L’appuntamento è previsto domenica 20 giugno ore 10 davanti a Largo Preneste a Roma, sotto il Colombario. La facilitatrice di questo incontro sarà Stefania Favorito, la prenotazione è obbligatoria per un massimo di 30 partecipanti.

Per prenotazioni vai al Link

Archeologia prenestina: l’area archeologica dell’antica città di Gabi

L’antica area archeologica relativa all’antica città di Gabii, situata a 20 km ad Est di Roma. Insieme alle città di Tibur e Praeneste si inserisce in quell’area che controllava la bassa valle dell’Aniene e l’ingresso ai fiumi Sacco e Liri. Gabii costituisce così un importante sito archeologico del Latium vetus e che comprende un’area di 70 ettari acquisita al Demanio dello Stato e assegnato in uso dal Mibact alla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belli arti e Paesaggio di Roma, con lo scopo di realizzarne un parco archeologico suburbano.

Per ulteriori informazioni sull’Archeologia Prenestina, puoi consultare il sito dell’Ecomuseo casilino

Ecomuseo Casilino
Colombario di Largo Preneste

Archeologia prenestina: il Colombario di Largo Preneste

Per Colombario si intende una tomba che ospita i defunti ed è una struttura funeraria che caratterizza le strade consolari romane, in questo caso la via Prenestina.

Da secoli questo Colombario è rimasto a Largo Preneste a Roma, tra lo sferragliare dei tram della Prenestina, le generazioni dei bambini che da sempre hanno giocato ai giardinetti, gli autobus che partono dal capolinea, lo smog delle macchine che da via dell’Acqua Bullicante raggiungono Torpignattara, Porta Furba, via Tuscolana, Colli albani, le sirene delle ambulanze che raggiungono l’ospedale Vanini, conosciuto nel quartiere anche come “Le figlie di San Camillo”.

Ha inoltre assistito alla vita e morte dello storico Tram 13 che collegava la via Prenestina a Monteverde, passando per la Basilica di San Giovanni e il Colosseo.

Fu costruito tra il II e III secolo d.C in opera laterizia e con mattoni rossi e gialli. Nella facciata anteriore sono ancora visibili degli archetti che molto probabilmente sorreggevano un balcone, sul lato Ovest sono visibili i resti di una scala che portava al piano superiore.

La struttura era chiamata Colombario  poichè  ospitava le ceneri dei defunti che erano contenute all’interno di vasi detti olletti cinerari che venivano poi messi dentro delle apposite nicchie ricavate su ogni lato all’interno della struttura. Queste nicchie ricordavano appunto le celle dei colombi.

Il tetto è a spiovente ed è stato restaurato intorno agli anni 50. La foto che abbiamo riportato ci riconduce ad epoche in cui la via Prenestina era piena campagna. Nei secoli, il colombario ha assistito alla progressiva urbanizzazione, ma è rimasto lì, respirando lo smog.

E al Colombario voglio infine dedicare questi versi di Pierpaolo Pasolini:

Io sono una forza del passato

solo nella tradizione è il mio amore

Vengo dai ruderi, dalle chiese, dalle pale d’altare, dai borghi

dimenticati sugli Appenini e le Prealpi

come ai primi atti del dopostoria

cui io assisto per privilegio d’anagrafe

dall’orlo estremo di qualche età sepolta

 

 

 

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