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Il lunghi viaggi del furgone: l’arte circense di Madame Rebiné

Compagnia di circo contemporaneo, ci concede una simpatica intervista

Madame Rebiné Copertina
Madame Rebiné Copertina
Cosa pensi di questa compagnia? Andresti a vederli?
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Caro icrewer oggi voglio presentarti i Madame Rebiné. Una simpaticissima compagnia  di circo contemporaneo, formata da tre elementi: Alessio Pollutri, Max Pederzoli e Andrea Brunetto.

Gli artisti di Madame Rebinè sono tutti italiani, ma ormai sono stabili a Toulouse in Francia, anche se in questo momento sono rimasti bloccati nel nostro Paese a causa della quarantena.

Madame Rebiné

Si conoscono alla FLIC Scuola di Circo Torino, il loro primo nome era Rebiné Tuviré,  un acronimo dei loro colori preferiti e dei loro desideri, un nome piuttosto complesso per il pubblico da ricordare. Dopo una pausa di due anni, durante la quale intraprendono tutti e tre percorsi diversi, si ritrovano a Toulouse e ripreso in mano il progetto di compagnia che avevano sospeso,  lo chiamano definitivamente Madame Rebiné.  

[… ]è che siamo tutti e tre uomini e ci piace pensare che Madamé Rebiné sia la parte femminile che ci manca e che in futuro ci si possa anche creare una storia. [Alessio Pollutri].

Potremmo quindi vedere Madame Rebinè come il personaggio femminile che manca alla compagnia e che in futuro potrebbe essere inserita nella drammaturgia di uno spettacolo, una sorta di Aspettando Godot al femminile.

Il trio, alla FLIC, approfondisce il circo contemporaneo (una scelta artistica nella formazione circense, che predilige la performance con drammaturgia teatrale anziché quella prettamente fisica) e si reca a Pordenone per frequentare i corsi alla Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone, proprio per approfondire lo studio sull’attore.

Ci risponde Alessio Pollutri

Alessio, i vostri spettacoli hanno dei testi interamente scritti o sono in parte improvvisati? Chi li scrive?

Noi abbiamo uno stile spontaneo, lasciamo spazio di interazione con il pubblico, ma la struttura e i testi sono scritti. Anche se non ci precludiamo di sperimentare le strade che ci si presentano davanti, impariamo sempre.

Nel Giro della Piazza, ad esempio, abbiamo coinvolto il pubblico con il classico “volontario”.  L’estetica è del circo neoclassico, con ambientazione anni ’30 .

Nella parte creativa, c’è un grande equilibrio, tutti partecipiamo a tutte le parti dello spettacolo.

Costruite la struttura e poi vi affidate alla regia?

Diciamo che è con il Giro della piazza, che il nostro modo di fare spettacolo ha avuto un maggiore apporto a livello registico, poichè ci siamo affidati a Mario Gumina e grazie al suo contributo,  la drammaturgia si andata a definire maggiormente.

Che importanza ha la parola nei vostri spettacoli?

Come ti dicevo,  facciamo fatica a stare entro dei limiti, ci lasciamo libertà e informalità. Quindi a volte inseriamo del parlato, ma sempre entro certi limiti, diciamo nella comunicazione essenziale. 

In un nostro spettacolo La riscossa del clown non ci sono parole. Inoltre nella parola c’è  il limite della lingua. [ti consiglio di vedere la nostra intervista a Paolo Nani nel quale si parla di questo argomento]

Avete tutti gli stessi interessi? Da dove nascono le idee per gli spettacoli?

I nostri interessi sono abbastanza simili, ma Andrea, tra i tre, è quello che sta tenendo più viva la parte circense. 

Gli spettacoli li concepiamo nei lunghi viaggi del furgone. Siamo stati al  Giro d’Italia abbiamo studiato la fatica che fanno questi sportivi, c’è dell’epicità in questo sport. Un grande senso di sacrificio che ci ha colpito e un grande rapporto con il pubblico. Una sorta di circo nello sport, che tocca i diversi paesi e che anche storicamente, è sempre stato accessibile a tutte le classi sociali. L’idea era quella di evocare il baraccone ambulante, l’idea neoclassica di unire la strada al palco.

Per ora il furgone è parcheggiato, abbiamo da poco rinnovato l’assicurazione… appena ci ridaranno la possibilità partiremo!

Dove andrete?

Per ora è tutto annullato fino all’autunno, ma torneremo in Francia e ne approfitteremo per scrivere altri spettacoli, per fortuna in Francia vige uno statuto particolare che accompagna l’artista economicamente anche quando è fermo. Il circo contemporaneo italiano ha una relazione con la Francia, quindi è stato  relativamente semplice accedere a questa “forma di disoccupazione”. Questo  permette di non dover fare un qualunque altro lavoro, di impegnarci nel lato creativo e ci permette persino di sognare una pensione.

Che tipo di pubblico hanno i Madame Rebinè? Adulti o bambini?

Alcuni messaggi passano uguali per entrambi, diciamo che parliamo sia al bambino che abbiamo davanti che a quello nascosto nell’adulto che guarda. Noi ci divertiamo di più col pubblico domenicale,  un pubblico misto, di tutte le età.

 Che mi dici del Giffoni Experience?

Da qualche anno c’è la parte dedicata al Giffoni Street Fest. E’ una rete che funziona, che va a cercare compagnie. Una bella opportunità, poiché in genere siamo noi a doverci promuovere.

Come vi promuovete?

Attualmente facciamo da soli, però ambiamo ad avere un manager, potersi occupare solo della parte creativa sarebbe bello, tuttavia siamo talmente appassionati della nostra arte che non ci pesa curare anche la parte promozionale, ci siamo suddivisi i compiti.

I nostri spettacoli sono una coproduzione, tra la nostra associazione culturale Madame Rebiné & Co. Arts du spectacle  e  Manicomics Teatro, una compagnia di circo contemporaneo italiana di Piacenza.

Dove avete girato? Partecipate anche a festival?

Abbiamo girato molto in Italia e poco in Francia. D’estate giriamo di più. 

Uno dei primi festival di circo contemporaneo al quale abbiamo preso parte è stato il Mirabilia  che è il più famoso, una sorta di grande vetrina per gli artisti del circo.

Ti interrompo un attimo, hai un aneddoto divertente da raccontarci ?

La prima volta che andammo al Mirabilia, avevamo portato il nostro primo vero spettacolo come Madame Rebinè, eravamo felicissimi, alla fine della performance, vediamo un organizzatore correre verso di noi, immagina che eravamo nel buio della piazza e quando arriva ci fa:

 ragazzi vi volevo dire che è avete fatto proprio uno spettacolo di merda! 

Siamo rimasti esterrefatti! Eravamo convinti di aver fatto un ottimo spettacolo!

Probabilmente ci andammo un po’ troppo presto, con troppa poca esperienza.

Be’ prima o poi bisogna pur iniziare! Stavi dicendo sui festival?

I festival sono belle esperienze di condivisione e crescita, in Italia ce ne sono diversi importanti al quale abbiamo preso parte, oltre al Mirabilia, c’è il Dinamico Festival di Reggio Emilia, dove siamo andati varie volte, il Festival Brocante in provincia di Pordenone, in un paesino sulle montagne friulane, un radunarsi di artisti che in loco organizza serate, quest’ultimo è veramente un’esperienza unica, sia a livello umano che artistico, un intero paese coinvolto.

Ti faccio una domanda a brucia pelo per i Madame Rebinè è meglio la piazza o il palco?

La piazza è divertente e imprevedibile, ma il teatro [struttura n.d.r.] ci dà la possibilità di lavorare nel piccolo, di rimanere concentrati e affinare tecnica ed espressione.

Da giovanissimi, da studenti, la prima volta che ci accingevamo a sperimentare la piazza, la percorrevamo molte volte con la valigetta in mano, prima di avere il coraggio di fermarsi e mettersi in gioco. Quel coraggio ti consente di salire sul palco con molta naturalezza. La piazza è un’esperienza assolutamente da fare che rimarrà indelebile  e che ti concede libertà: sperimentata la piazza, capisci che puoi sperimentare l’arte come meglio credi.

Torniamo al Giro della piazza, l’ultima creatura dei Madame Rebinè

Il Giro della piazza, come ti ho anticipato prima, prende in prestito l’idea dal ciclismo [ti consiglio di vedere il video in calce n.d.r] per le dinamiche di piazza che abbiamo riportato  in teatro. In questo sport vige un lato performativo molto forte, c’è la dinamica della fatica, c’è un eticità nell’impresa ciclistica che ci ha colpito particolarmente e abbiamo voluto metterla in scena.

Il pretesto drammaturgico  è il gioco, quello di creare un gioco, in cui all’interno della gara ciclistica, che in realtà è una farsa, coinvolgiamo il pubblico, nel nostro gioco, per l’appunto.

Diciamo che la caratteristica dei Madame Rebinè è che siamo 3 amici che si divertono in scena.

I progetti futuri del Madame Rebinè immagino che siano sospesi?

Approfitteremo di questo tempo per scrivere altri spettacoli, magari anche riprendere e perfezionare i vecchi con più maturità ed esperienza. 

Alessio ringrazio te e la compagnia Madame Rebinè per il tempo che ci avete dedicato, augurandoci di potervi vedere al più presto dal vivo.

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Maria Angela Truccolo
Maria Angela Truccolo
7 mesi fa
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In prima fila. Sono unici per il modo originale di combinare arti circensi e teatro corporeo, per la poesia delle loro narrazioni, per la cura con cui scelgono ritmi, Toni e registri per la loro competenza tecnica studiata nei minimi dettagli e costantemente perfezionata tanto da sembrare pratica quasi naturale; nel loro proporsi c’è anche generosità, passione e autoironia, capacità di intercettare pubblico di ogni età e di coinvolgerlo con attenzione e delicatezza. Auguro loro un produttivo periodo di produzione creativa per una ripartenza alla grande in Francia, in Italia e anche oltre.

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