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mosaico otranto

Il mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto

Un autentico capolavoro unico nel suo genere

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Otranto, dai Greci chiamata hydrus, dai Romani hydruntum, si crede fondata da una colonia di cretesi ed ebbe uno dei più importanti porti d’Italia.

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Trae il suo nome dalle Fiumicello Idro, detto attualmente canale Carlo Magno ed è importantissimo centro bizantino rimasto incondizionatamente Greco anche nel periodo longobardo e fino alla conquista Normanna.

Otranto è una città già murata quando nel 1064 venne conquistata da Goffredo di Taranto ed ha ancora le sue Mura al tempo di Ruggero II.

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Si conosce anche l’esistenza di un Castello d’Otranto ma non si sa a quale periodo risalga la sua costruzione in quanto la notizia è contenuta in un documento della fine del XII secolo.

La cattedrale di Otranto

Sicuramente databile è invece la costruzione della nuova cattedrale otrantina consacrata nel 1088 che non sembra però dovuta all’iniziativa Normanna e l’esecuzione di un magnifico mosaico pavimentale della cattedrale medesima avvenuta tra il 1163 e il 1165 dal presbitero Pantaleone la cui committenza viene attribuita all’arcivescovo di Otranto Gionata da diverse iscrizioni presenti nello stesso mosaico.

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Attraverso innumerevoli fonti documentarie di questa antichissima e ancora oggi splendida cittadina Salentina è ancora più attraverso lo studio e l’interpretazione del magnifico mosaico, possiamo senz’altro risalire al modus vivendi e il modus operandi della gente di terra d’Otranto e Salentina.

 

Con figure simboliche o allegoriche tratte dalla Bibbia, dalla letteratura, dalla storia e dalla mitologia, l’autore Pantaleone, al pari di un moderno fumettista ha voluto raccontare il cammino dell’uomo senza discriminazioni di colore di pelle di credo politici e religiosi.

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Si tratta di scenette popolari prevalentemente ambientate nei campi, con riferimenti ad usi e costumi del tempo.

Certo, direbbe poco forse a noi moderni, che nell’epoca degli smartphone, ma va letto, anzi sfogliato pagina dopo pagina, accuratamente e senza stanchezza, come un’ enciclopedia medievale e per capirlo è necessario trovare la chiave di lettura e inquadrarlo nel suo ambiente storico, culturale, religioso e sociale.

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Il mosaico pavimentale di Otranto

 

Il mosaico pavimentale di Otranto è un autentico capolavoro.

Tre inserzioni pavimentali in lingua latina, organicamente inserite nel mosaico, precisano dati essenziali del committente, dell’autore e dell’epoca in cui è stato realizzato.

La prima posta, all’ingresso della Basilica, indica il nome dell’autore Pantaleone e del Mecenate Jonathan; la seconda nel mezzo della Basilica fa sapere che Pantaleone era un sacerdote e caposcuola; la terza, presso l’altare maggiore, fa sapere quanto tempo si è impiegato per eseguire l’opera (1163 – 1166).

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La sua dislocazione è distribuita fra il pavimento della navata centrale, del presbitero, dell’abside della navata destra e della sinistra.

Accanto ad episodi, personaggi e fatti presi dalla storia sacra ci sono quelli profani della mitologia e della leggenda che ci restituiscono la figura di un Pantaleone eccezionalmente colto, versatile, eclettico e profondo conoscitore della storia umana intrecciata a quella sacra.

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Lo zodiaco di Otranto

Sapientemente distribuiti fra tutto il mosaico della navata centrale, 12 cerchi dedicati ai mesi dell’anno, rappresentano i segni zodiacali e le attività di ogni mese dell’anno comune della povera gente.

Stupendo nella sua forma, lo zodiaco fu ideato dagli antichi per esprimere lo stato della terra, i lavori dei campi, le occupazioni dell’uomo e le diverse idee religiose, il ciclo platonico agostiniano insieme a quello di San Zeno di Verona e a quelli di Reims e Amiens in Francia.

Lo Zodiaco di Otranto è uno dei più grandi zodiaci del mondo.

Esso non ha carattere puramente ornamentale ma è ricco di contenuto morale e sociale nella visione delle svariate occupazioni agricole ed artigiane, in cui viene onorato e benedetto il lavoro, castigo dell’uomo e mezzo di riabilitazione spirituale.

Lo Zodiaco otrantino è racchiuso in una triplice partizione di quattro tondi ciascuna contornati da una larga fascia circolare le cui decorazioni, in caratteri arabi, (segni vuoti di significato spirituale) sono una ripetizione delle ruote musive delle moschee musulmane.

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La scritta dei mesi è in latino e nel particolare rappresentano:

Janus – gennaio: costellazione del capricorno; la donna seduta si riscalda le mani alla fiamma.

Februarius – febbraio: costellazione dell’acquario; la donna mette la pentola sull’altare e prepara la porchetta, costume orientale anche oggi conservato nella vicina Albania.

Martius – marzo: costellazione dei pesci; Il contadino, seduto su di un trespolo, si pulisce i piedi col raschino di ferro, usato per pulire la zappa durante il lavoro.

Aprilis – aprile: costellazione dell’Ariete; il pastore conduce il pascolo il suo gregge.

Madi – maggio: consolazione del toro; una donna, riccamente vestita, mostra reggendoli con le mani due rami fioriti del grande albero che sono simmetricamente inseriti entro Il tondo.

Iuni –  giugno: costellazione dei gemelli; il contadino con berretto grigio in testa e la falce in mano, curvo sulle spighe ondeggianti, miete il grano mentre due manipoli sono già pronti per essere trasportati sull’aia.

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Julius – luglio: costellazione il cancro; il trebbiatore batte le spighe mentre sull’aia sono pronti la forca per rivoltare il grano trebbiato ed il ventilabro. Nelle ventilazione, frumento e paglia vengono gettati contro il vento dell’aria; i chicchi essendo pesanti cadono quasi perpendicolari mentre la paglia viene portata via dal vento.

Augustus – agosto: costellazione del leone; il vendemmiatore con berretto grigio in testa taglia col vendemmiale a lama dritta e tagliente, usato nel Salento nel XII secolo per vendemmiare, l’uva dalle viti e la pigia in un piccolo tino con un piede infilato dentro.

 

September –  settembre: costellazione la Vergine; il vendemmiatore, col solito berretto grigio in testa lavora il mosto con due bastoni di legno; il vino a zampillante passa nella vasca, scena naturale che ancora oggi si ripete nel Salento

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October –  ottobre: costellazione della bilancia; il bifolco con il pungolo in mano, stimola i buoi al lavoro, aggiogati all’aratro di stile romano.

November – novembre: costellazione dello Scorpione; in questo mese vediamo la casa del contadino del XII secolo. Lo spaccalegna prepara il combustibile per le donne, il prosciutto, la botte di vino, il tarallo di pane (classico pane Greco il Colyura) e il corno per il vino bevuto dei contadini in grandi tazze, tratte da corni di bue.

December – costellazione del Sagittario; con arco e frecce la scena riproduce l’uomo che ammazza il Bufalo e l’ingresso del maiale richiamando alla memoria gli estesi boschi di Beppe d’Otranto del XII secolo.

 

Il significato del mosaico di Otranto

Se gran parte del mosaico ha carattere puramente allegorico non vi è nulla al contrario in esso di più realistico dello Zodiaco; in questi dodici tondi infatti, oltre l’idea mistica e favolosa l’artista ha avuto dare un’idea ben chiara di come si svolgesse la vita casalinga degli agricoltori in terra d’Otranto, nel XII secolo, quando il contadino consacrava le sue energie nel lavoro dei campi e nell’allevamento del bestiame.

 

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Le immagini dello Zodiaco dunque, rappresentano quasi un punto di partenza ed danno senz’altro uno spunto ben preciso per comprendere il modo di vivere dei contadini e dei villani salentini.

Tratta essenzialmente la condizione umana e cioè la lotta fra il Bene e il Male, le virtù e i vizi, la salvezza e il peccato, e il suo esito ultraterreno, attraverso scene tratte dall’Antico Testamento, dai Vangeli Apocrifi, dai cicli cavallereschi e dal bestiario medievale, disposte lungo lo sviluppo dell “Albero della vita”.

Ci sono altri significati nascosti, di carattere religioso, morale, politico, per cui risulta difficile decifrare interamente il messaggio complessivo del mosaico.

 

Nella navata centrale è presente la raffigurazione di un grande albero, con la base all’ingresso della chiesa e lo sviluppo del tronco e dei rami verso il presbiterio.

Il grande fusto centrale rappresenta l’Albero della vita, origine simbolica del creato.
Le navate laterali del transetto presentano due tronchi d’albero di minori dimensioni; a sinistra sono presenti figure di eletti (Isacco, Abramo)  e figure di dannati (Satana, Inferno); nella navata destra si riconosce la figura di Atlante che sorregge il globo.

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Fra gli spazi vegetali, caratterizzati da rami e foglie stilizzate di fico,  incontriamo scene con con vari protagonisti dell’Antico Testamento, riconoscibili anche dai nomi scritti (Adamo, Eva, Caino, Abele, Noè, Salomone, Regina di Saba..). Fra questi si incontrano a sorpresa personaggi di leggende medievali (Re Artù, Alessandro Magno) e dei miti pagani (Sansone, Diana, Atlante). Si aggiungono anche tante figure di animali e mostri di diverse dimensioni sparse negli spazi disponibili tra le scene principali.

Partendo dall’ingresso della navata centrale, il tronco indirizza l’osservatore verso l’altare e compositivamente si configura come un asse di simmetria, dal quale si aprono rami che ospitano figure sacre e profane, animali reali e fantastici.

Tali rami, insieme a nastri di epigrafi con iscrizioni latine, individuano una composizione per fasce orizzontali (registri) che però non corrispondono sempre in modo chiaro a episodi specifici di narrazione.

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Partendo dalla base si possono riconoscere (non facilmente) le seguenti fasce:

1^fascia – un epigrafe latina con l’iscrizione del nome di Pantaleone, artefice del mosaico sulla quale poggiano due grandi elefanti che sorreggono il grande albero, con ai lati cavalieri, guerrieri e animali;
2^ fascia a destra – Alessandro Magno con due grifoni e le imprese del sovrano in India;
3^ fascia a sinistra – La costruzione della Torre di Babele;
4^ fascia – Storie di Noè, dalla costruzione dell’arca all’ingresso degli animali
5^ e 6^ e 7^ fascia, a formare compositivamente un quadrato di 12 tondi, sono rappresentati i mesi dell’anno, con il lavoro agricolo e il segno zodiacale corrispondenti di cui abbiamo già parlato.
8^ fascia – il giardino dell’Eden con al centro la cacciata dei progenitori, la figura di Re Artù  e a destra episodi con Caino e Abele.

Si passa poi, attraverso l’arco trionfale, alla zona presbiteriale caratterizzata dalla presenza di sedici medaglioni, inscritti in un quadrato, con figure favolose e reali,  (i progenitori, il serpente e l’elefante, il centauro e il cervo trafitto).

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In alcuni di essi sono raffigurati mostri tratti da bestiari medievali, con ambigui significati simbolici.
Simmetricamente si evidenziano centralmente i due medaglioni che contengono le figure di Adamo ed Eva che commettono il peccato originale, con il serpente avvolto alla parte terminale del tronco dell’albero della vita .

Nella zona absidale sono rappresentate scene che si riferiscono al racconto biblico del profeta Giona, con figure di animali e pesci disposti secondo una composizione radiale.

L’iconografia del pavimento presenta dunque una commistione di temi religiosi, prevalentemente tratti dalle sacre scritture, e scene mitologiche e di vita quotidiana.
Di questo complesso apparato figurativo risultano decifrabili solo le parti che appartengono al patrimonio della cultura occidentale, mentre altre, per l’incerto significato, impediscono di comprendere i nessi profondi dell’intero disegno.

Il Medioevo è rappresentato come un mondo quasi bucolico, semplice, senza eccessi ma nel quale il villano, pur servo, si ritrovava ed era felice.

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