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Suzanne Lacy

Suzanne Lacy: la prima artista che ha parlato di violenza sulle donne

Suzanne Lacy è l'artista attivista per eccellenza. Ha affrontato questioni come stupro, violenza, femminismo, invecchiamento e incarcerazione

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Il 25 novembre è una data da tenere bene a mente, perché è la  Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, stabilita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999. Sono tante le attiviste che lottano per i diritti delle donne, e in ambito artistico vogliamo ricordare le battaglie di Suzanne Lacy.

Suzanne Lacy è conosciuta come la pioniera della performance art socialmente impegnata e pubblica. Le sue installazioni, video e performance riguardano la violenza sessuale, la povertà rurale e urbana, l’incarcerazione, il lavoro e l’invecchiamento. I progetti su larga scala di Lacy abbracciano il mondo, inclusi Inghilterra, Colombia, Ecuador, Spagna, Irlanda e Stati Uniti.

Chi è Suzanne Lacy?

Suzanne Lacy, classe 1945, è un’artista, educatrice e scrittrice americana, professoressa alla USC Roski School of Art and Design e attiva nelle politiche sociali. Fin dai primi Anni Settanta, è stata pioniera dei movimenti artistici di avanguardia che unirono la performance art all’impegno sociale e all’attivismo femminista.

Artista di Los Angeles, Suzanne Lacy ha il merito di aver saputo mescolare l’arte emergente con l’impegno sociale. La sua attività spazia infatti dalle esplorazioni del corpo alle riflessioni intime, fino alla strutturazione di grandi manifestazioni pubbliche che coinvolgono decine di artisti e migliaia di spettatori. In molti suoi lavori ha affrontato argomenti che riguardavano la donna, ancora oggi drammaticamente attuali: dallo sfruttamento sessuale alla violenza, dal razzismo alla discriminazione della figura femminile nei luoghi di lavoro e nella società.

Tra i si suoi primi lavori ricordiamo Prostitution Notes, del 1974, in cui svolgeva un’indagine sulle prostitute e sul loro sfruttamento in alcune aree di Los Angeles.

Suzanne Lacy performer artist
Suzanne Lacy

Three Weeks in May 1977 , reinterpretato successivamente dalla stessa Lacy nel 2014, è stato un tentativo per mettere in risalto il problema dello stupro, incoraggiando le vittime a parlare della loro esperienza. Lacy ha organizzato una serie di eventi, workshop e dimostrazioni di autodifesa, nonché esibizioni di gruppi di artisti tra cui; Melissa Hoffman, Anne Gauldin e Laurel Klick, Phranc e Judith Loischild, Cheri Gaulke e Barbara Smith, Leslie Labowitz, Barbara Cohen e Jill Soderholm.

Suzanne Lacy art
Three weeks in May, 1977 – Suzanne Lacy

Per strada è stata esposta una mappa su larga scala che rilevava il verificarsi di uno stupro a Los Angeles. Man mano che venivano ricevute denunce di stupro giornaliere, l’artista avrebbe impresso la parola RAPE sulla mappa nella sua posizione approssimativa.

Lacy non utilizza la performance per esprimere qualcosa con il proprio corpo, ma se ne serve semplicemente per mettere davanti al pubblico la verità nuda e cruda, senza fronzoli.

La sua lotta in difesa delle donne continua, non solo contro lo stupro, ma contro i diversi tipi di violenza che esistono. Tra il 1985 e il 1987 realizza la performance The Crystal Quilt, in quest’occasione tocca anche un altro punto molto caro all’artista: l’avanzare d’età, l’invecchiamento e le conseguenze che comporta sulle donne, come la società tratta le donne anziane e come le rende invisibili al mondo.

Suzanne Lacy art
The Crystal Quilt – Suzanne Lacy

Alla performance, organizzata il 10 maggio 1987 nell’ampio spazio di un centro commerciale, presero parte 430 donne con più di 60 anni. Le partecipanti erano vestite completamente di nero, sedute a gruppi di quattro ai tavoli. Dall’alto sembravano creare una trapunta, disegnata da Miriam Shapiro.

Nel 1994 ha curato Mapping The Terrain: New Genre Public Art, una raccolta di interventi di artisti, curatori, scrittori e teorici che mette a fuoco l’evoluzione del concetto di arte pubblica; dalla definizione tradizionale che la intende come intervento “decorativo” nei parchi e nelle piazze a un’idea più relazionale che vede gli artisti direttamente impegnati a coinvolgere il pubblico in azioni che affrontano tematiche attuali.

Lacy non ferma mai la sua lotta contro la violenza sulle donne, e nel 2010 realizza The Tatooed Skeleton, per il Museo Nacional Centro Reina Sofia di Madrid. Una performance che si concentrava sugli omicidi che avvengono nelle mura domestiche in Spagna.

L’arte di Suzanne Lacy è diventata uno strumento importante per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e dei media le tematiche dei movimenti di liberazione femminili.

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