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Tundra

Intervista alla band pisana dei Tundra

Dopo aver recensito il singolo "Perla strada", abbiamo intervistato la band pisana dei Tundra

Sei un grande appassionato di Arte e Cultura? Hai sempre sognato di condividere le tue conoscenze e le tue opinioni con un vasto pubblico?

La band pisana dei Tundra è protagonista oggi della rubrica Spazio Emergenti. Nel dicembre 2017  il chitarrista Matteo Carli, il cantante Daniele Piai e in seguito il batterista Lorenzo Artigiani, il chitarrista Lorenzo Mariotti e il bassista  Federico Vannelli danno origine ai Tundra, ma sarà Daniele Piai (voce e testi) che risponderà a nome della band e ci racconterà il simpatico aneddoto relativo alla scelta del nome.

La formazione fa il suo esordio dal vivo nell’autunno del 2019 dopo aver pubblicato il primo EP. Il gruppo parte da sonorità britpop, ma si evolve nel tempo, arricchendosi soprattutto di influenze grunge e indie rock.

Abbiamo già parlato del singolo Perla strada e abbiamo notato la grande creatività di Daniele Piai come paroliere e del resto della band, disponibile a sperimentare i suoni per creare un’atmosfera onirica e spensierata in un brano che colpisce ed aggancia immediatamente l’ascoltatore.

Per ulteriori approfondimenti sul singolo dei Tundra puoi leggere la mia recensione. L’uscita dell’album è prevista nella primavera del 2021 e noi di Arte.icrewplay.com rimaniamo sintonizzati per darti modo di scoprire e apprezzare questa band.

Intervista ai Tundra

Tundra
Foto tratta da https://www.facebook.com/tundrachesuona/
 
Come nasce il progetto della Band dei Tundra?
(Risponde Daniele Piai – voce e testi) La precisazione si rende necessaria visto che la storia del nome è molto personale. Volevo chiamare Tundra il cane che non mi sono mai comprato. Poi ho trovato una band…!

Parliamo del lavoro sul testo del vostro singolo Perla strada

“Perla Strada” ha nelle liriche alcune situazioni che si prestano a giochi di parole, tutti quanti appartenenti allo stesso campo semantico.
“Per la” è diventato “Perla”, “davanti” ė diventato “diamanti”, gli occhi lucenti dei gechi sono diventati “gioielli” (si forse quest’ultima era un
po’ forzata come soluzione). Tutto poi ricompare “normalizzato” nella seconda strofa.

Com’è la vita a Pisa e come mai a vostro parere una semplice passeggiata può trasformarsi in viaggio e scoperta?

Di quella bella passeggiata rimane una notte in bianco in un letto quasi completamente zuppo di pioggia, dato che avevo lasciato le finestre aperte
durante un imprevedibile temporale. In tutto questo non avevo neanche un ombrello con me quando ero fuori.

 Com’è nata invece la scelta grafica della copertina del disco?

L’idea del cerbiatto viene dall’esigenza di raffigurare la preda per eccellenza nel momento di tensione in cui si rende conto di essere in balia
di un predatore non meglio identificato. È stata disegnata dal nostro bassista Federico Vannelli che, come se non bastasse, sta disegnando e
animando il video del pezzo. Lo vedrete a breve.

Tundra, quali sono state per voi le esperienze più significative?

L’ EP è stato fondamentale più per il sottotesto che per il contenuto. Volevamo in ogni modo fare un urlo sguaiato per far voltare quante più
persone possibili e tenere le loro orecchie dritte per il lavoro vero e proprio.

Chiedi ad uno qualunque di noi cinque dell’EP e questo ti risponderà senza dubbio che nel tempo ha disconosciuto almeno la metà dell’ EP stesso.
Tra il comporre e il suonare passa del tempo. Tra il suonare e il battesimo nel pezzo live passano settimane. Tra i preparativi e la registrazione vera
e propria del lavoro complessivo trascorrono i mesi, molti se va bene. Va da sé che è sempre strano guardarsi indietro su questo genere di cose.
Per adesso siamo ancora molto appagati da questo primo album.

Tundra, cosa ne pensate del panorama musicale e delle tendenze attuali?

Credo fosse un’ intenzione nemmeno troppo velata quella di concludere questi due primi lavori (considerando anche l’EP) contando unicamente su
una forte componente chitarristica. Questo perché forse se ne sente un po’ la mancanza nel panorama, o forse perché semplicemente ci piacciono le chitarre. Ci stiamo già attrezzando per l’introduzione di nuovi strumenti da usare per i pezzi di un eventuale secondo lavoro, quindi direi no, niente
pregiudizi nei confronti di sonorità più elettroniche o sintetiche che dir si voglia.

Progetti futuri? 

Il titolo che racchiuderà questi 10 pezzi sarà Nuvole Rosa, Ragni e Guai. Un elenco di parole abbastanza evocativo per noi, ma soprattutto per me,
dato che è pressappoco il titolo del mio primissimo testo che scrissi una decina di anni fa, in inglese. Il prossimo singolo precederà l’album e arriverà in febbraio, in punta di piedi questa volta.

La redazione di Arte.Icrewplay.com ringrazia i Tundra per la loro disponibilità.

Caro Icrewer segui questa talentuosa e simpatica band sul loro canale Facebook.

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