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Saqqara: ritrovate le tombe di Sabu e Ptahshepses

La missione ceca riscopre le tombe e porta alla luce una cappella e una camera funeraria sconosciute.

Saqqara
epa07232838 A view of statues inside the newly-discovered tomb of 'Wahtye', the Priest royal Purification during the reign of King Nefer Ir-Ka-Re, in Saqqara area, Giza, Egypt, 15 December 2018. The Egyptian Archaeological Mission working at the Sacred Animal Necropolis in Saqqara archaeological site uncovered the fifth Dynasty tomb of the Priest royal Purification during the reign of King Nefer Ir-Ka-Re, named Wahtye. EPA/KHALED ELFIQI EPA-EFE/KHALED ELFIQI
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La missione ceca a Saqqara ha ritrovato le tombe di Sabu e di suo figlio Ptahshepses, monumenti dell’Antico Regno già individuati nell’Ottocento e poi perduti sotto la sabbia. La novità annunciata il 27 ottobre 2026 non è dunque la prima scoperta delle tombe, ma il recupero di ambienti rimasti sconosciuti: una cappella di offerte di Ikhetneferet e la camera funeraria di Ptahshepses, con resti umani nel sarcofago.

Che cosa è stato scoperto a Saqqara nel 2026

Gli archeologi del Czech Institute of Egyptology della Charles University di Praga, guidati da Miroslav Bárta, hanno identificato monumenti scavati parzialmente tra il 1858 e il 1860 dall’egittologo Auguste Mariette. Le posizioni erano poi diventate incerte. La missione ha combinato ricognizioni sul terreno e immagini satellitari per localizzare nuovamente gli edifici, documentarne la struttura e indagare gli ambienti sotterranei. Il resoconto ufficiale dell’istituto ceco distingue chiaramente le tombe ritrovate dalle parti scoperte per la prima volta.

La cappella di Ikhetneferet e i rilievi di famiglia

Fra i risultati più significativi figura la cappella destinata alle offerte per Ikhetneferet, moglie di Sabu. La falsa porta decorata mostra la donna con il marito e i figli Ptahshepses e Ranefer. Questo dettaglio ha un valore documentario: il rilievo non è soltanto un’immagine religiosa, ma aiuta gli studiosi a ricostruire legami familiari e ruoli sociali nell’élite memfita.

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La tomba di Ptahshepses e il sarcofago

Il complesso di Ptahshepses supera i 900 metri quadrati secondo il comunicato diffuso dalla missione. L’ingresso e la cappella conservano scene dipinte di offerte e rituali. Una discesa sul lato orientale porta alla camera funeraria, dove è stato trovato un sarcofago calcareo contenente parte della mummia. La sepoltura era stata saccheggiata nell’antichità; gli oggetti preziosi non erano più presenti.

Le analisi antropologiche preliminari indicano che Ptahshepses morì oltre i sessant’anni. I testi del monumento collegano la sua carriera a quattro sovrani della V dinastia: Sahure, Neferirkare, Raneferef e Nyuserre. Non bisogna confondere queste informazioni con una datazione moderna al giorno o all’anno: si tratta di un inquadramento storico basato sulla documentazione archeologica.

Perché il ritrovamento è importante per l’arte egizia

La decorazione dei monumenti fornisce dati sulla rappresentazione delle famiglie, sulle scene di offerta e sull’organizzazione degli spazi funerari. I rilievi possono documentare tecniche e convenzioni visive dell’Antico Regno oltre alle funzioni sacerdotali legate al culto di Ptah a Menfi. La ricerca e i restauri sono ancora in corso: la documentazione presentata a ottobre è un avanzamento degli scavi, non un catalogo definitivo.

Saqqara non è un unico ritrovamento

La necropoli ospita monumenti di epoche e famiglie diverse. Su iCrewPlay Arte abbiamo già raccontato la tomba di Yunmen a Saqqara, una vicenda archeologica distinta. Per capire come gli studiosi leggono le iscrizioni egizie può essere utile anche l’approfondimento sulla Stele di Rosetta e le sue tre scritture. Le nuove tombe non risultano annunciate come visitabili al pubblico: non è quindi corretto proporle come tappa già aperta a un itinerario turistico.

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