La missione ceca a Saqqara ha ritrovato le tombe di Sabu e di suo figlio Ptahshepses, monumenti dell’Antico Regno già individuati nell’Ottocento e poi perduti sotto la sabbia. La novità annunciata il 27 ottobre 2026 non è dunque la prima scoperta delle tombe, ma il recupero di ambienti rimasti sconosciuti: una cappella di offerte di Ikhetneferet e la camera funeraria di Ptahshepses, con resti umani nel sarcofago.
Che cosa è stato scoperto a Saqqara nel 2026
Gli archeologi del Czech Institute of Egyptology della Charles University di Praga, guidati da Miroslav Bárta, hanno identificato monumenti scavati parzialmente tra il 1858 e il 1860 dall’egittologo Auguste Mariette. Le posizioni erano poi diventate incerte. La missione ha combinato ricognizioni sul terreno e immagini satellitari per localizzare nuovamente gli edifici, documentarne la struttura e indagare gli ambienti sotterranei. Il resoconto ufficiale dell’istituto ceco distingue chiaramente le tombe ritrovate dalle parti scoperte per la prima volta.
La cappella di Ikhetneferet e i rilievi di famiglia
Fra i risultati più significativi figura la cappella destinata alle offerte per Ikhetneferet, moglie di Sabu. La falsa porta decorata mostra la donna con il marito e i figli Ptahshepses e Ranefer. Questo dettaglio ha un valore documentario: il rilievo non è soltanto un’immagine religiosa, ma aiuta gli studiosi a ricostruire legami familiari e ruoli sociali nell’élite memfita.
La tomba di Ptahshepses e il sarcofago
Il complesso di Ptahshepses supera i 900 metri quadrati secondo il comunicato diffuso dalla missione. L’ingresso e la cappella conservano scene dipinte di offerte e rituali. Una discesa sul lato orientale porta alla camera funeraria, dove è stato trovato un sarcofago calcareo contenente parte della mummia. La sepoltura era stata saccheggiata nell’antichità; gli oggetti preziosi non erano più presenti.
Le analisi antropologiche preliminari indicano che Ptahshepses morì oltre i sessant’anni. I testi del monumento collegano la sua carriera a quattro sovrani della V dinastia: Sahure, Neferirkare, Raneferef e Nyuserre. Non bisogna confondere queste informazioni con una datazione moderna al giorno o all’anno: si tratta di un inquadramento storico basato sulla documentazione archeologica.
Perché il ritrovamento è importante per l’arte egizia
La decorazione dei monumenti fornisce dati sulla rappresentazione delle famiglie, sulle scene di offerta e sull’organizzazione degli spazi funerari. I rilievi possono documentare tecniche e convenzioni visive dell’Antico Regno oltre alle funzioni sacerdotali legate al culto di Ptah a Menfi. La ricerca e i restauri sono ancora in corso: la documentazione presentata a ottobre è un avanzamento degli scavi, non un catalogo definitivo.
Saqqara non è un unico ritrovamento
La necropoli ospita monumenti di epoche e famiglie diverse. Su iCrewPlay Arte abbiamo già raccontato la tomba di Yunmen a Saqqara, una vicenda archeologica distinta. Per capire come gli studiosi leggono le iscrizioni egizie può essere utile anche l’approfondimento sulla Stele di Rosetta e le sue tre scritture. Le nuove tombe non risultano annunciate come visitabili al pubblico: non è quindi corretto proporle come tappa già aperta a un itinerario turistico.




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