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Franca Valeri: David di Donatello alla comicità intelligente

Venerdì otto maggio Franca Valeri riceve il meritato premio speciale alla carriera David di Donatello. Percorriamo la carriera teatrale

Franca Valeri
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Franca Valeri, attrice quasi centenaria, nata a Milano il 31 luglio 1920, riceve venerdì 8 maggio il David di Donatello speciale alla carriera. Così recita la motivazione del Premio:

“Franca Valeri è un’icona dello spettacolo e della cultura italiana, tra radio e cinema, teatro e TV, finora mai candidata o premiata al David. Eppure con un lampo unico di creatività è stata proprio lei ad aver letteralmente rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile del secondo dopoguerra con l’invezione dei personaggi simbolo: La signorina Cecioni, la Signorina Snob, Cesira la manicure.”

Caro lettore oggi ci occuperemo della carriera teatrale di Franca Valeri, vero nome Franca Maria Norsa, secondogenita di una famiglia milanese. Il padre era di religione ebraica, la madre cattolica. Coltiva sin da giovane la passione per il teatro di prosa e per il teatro operistico musicale. Dopo l’otto settembre 1943 suo padre trovò rifugio in Svizzera e lei rimase a Milano con la madre. Riuscì ad evitare la deportazione grazie ad una falsa carta di identità che le procurò un impiegato dell’anagrafe. Divenne amica della scrittrice Camilla Cederna, dell’attrice Nora Ricci e del Regista Giuseppe Patroni Griffi.

Franca Valeri: l’esordio in teatro

Franca Valeri esordì nel 1947 nel personaggio di Lea Labowitz, ebrea innamorata di un Rabbino, spettacolo scritto e diretto da Alessandro Fersen. Entrò a far parte del Teatro dei Gobbi nel 1949, compagnia formata da Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli. Si trasferiscono a Parigi dove danno vita ai Carnet de Notes n.1 e poi nel 1950 ai Carnet De Notes n. 2. Gli spettacoli sono composti da Sketch satirici sulla società. E’ un teatro privo di scene e costumi che punta a suscitare nello spettatore, l’impressione che il personaggio fluisca nell’immediato e in maniera spontanea. Da quest’esperienza ebbe origine un celebre personaggio della Valeri: La Signorina Snob.

Era una comicità che andava a punzecchiare tutte le manie e i difetti dell’umanità. I tempi erano rapidi e le scene erano scandite da ritmi precisi e gesti dinamici ed efficienti. Nel 1951 il Teatro dei Gobbi si trasferì a Roma nell’ex Sala Arlecchino, dove nel dopoguerra gli artisti si esibivano in rapidi bozzetti scenici. Così anche la comicità del trio Valeri-Caprioli-Bonucci pone le sue basi su questi efficaci “bozzetti-lampo”.

Franca Valeri e Testori: “Caterina di Dio” e “La Maria Brasca”

Il dieci gennaio 1948 Franca Valeri va in scena al teatro della Basilica di Milano con Caterina di Dio, scritta da Giovanni Testori,regia di Enrico D’Alessandro. La giovane attrice interpretava il ruolo di Santa Caterina da Siena. Il testo, del quale oggi non si trova traccia, prevedeva la forma del metateatro per cui la Santa fa irruzione sul palcoscenico vuoto dove tutti gli attori sono impegnati nella messinscena della storia di Santa Caterina da Siena. L’ingresso di Caterina mette a nudo una serie di criticità, pertanto i personaggi sono costretti a fare una confessione. Mario Apollonio, docente universitario della Cattolica di Milano che allora era Direttore artistico del Teatro della Basilica, sostenne l’opera di Testori perchè era favorevole alla nuova drammaturgia e perchè giudicava il lavoro “uno dei più singolari drammi sacri del dopoguerra”.

Nel 1960 Franca Valeri si confrontò ancora con un’opera di Giovanni Testori, La Maria Brasca, che andò in scena al Piccolo di Milano per la regia di Mario Massiroli assistente di Giorgio Strehler. Testori è noto per la sua complessa ricerca sulla parola, che attinge agli operai lombardi, ma anche al mondo del Cabaret milanese, di cui la stessa Franca Valeri faceva parte. Per Testori la parola doveva essere “non più al servizio di un messaggio da comunicare, ma si fa essa stessa azione”. Il suo personaggio femminile doveva essere pulsante di carne e sangue, allegro e vitale, poichè come egli stesso afferma “La Lombardia è piena di donne come la Brasca”. Pertanto scrisse questo personaggio pensando alla Valeri, poichè la riteneva “L’unica attrice italiana che sia capace di dire: “si sieda e aspetti un momento” senza strascicare le parole come un’attrice d’accademia”.

Per queste preziose informazioni su Testori ringrazio la studiosa Giuditta Fornari che ha messo on-line la sua interessante tesi di dottorato del 2017 dal titolo: Giovanni Testori: “Performances” di drammaturgia. Indagine sul Rapporto tra scrittura per la scena e modalità performativa nel teatro dell’artista lombardo.

Nel 1948 lavorò con Sergio Tofano, attore fondamentale nella storia del nostro spettacolo, abile sia come primo attore che come attore brillante, illustratore, autore, regista, pittore, alla messinscena delle seguenti opere: Un curioso accidente di Carlo Goldoni, Pensaci Giacomino di Pirandello, Bonaventura veterinario per forza, scritto e diretto da Sergio Tofano. In quest’ultima opera scritta dallo stesso Tofano, Franca Valeri interpretò il ruolo di un cane bassotto. Tra i due artisti c’era sintonia per la capacità di mettere in evidenza gli aspetti assurdi e surreali della realtà.

Franca Valeri autrice e regista

Franca Valeri è anche una valida autrice. E’ un lavoro per lei necessario e funzionale, poichè la sua particolare comicità nasce da una grande cultura, intelligenza e ragionamento. Scrive L’arcisopolo e Questa qui, quello là, che realizza con il compagno di scena Vittorio Caprioli, il primo nel 1955 con la regia di Luciano Salce, il secondo nel 1964 per la sua stessa regia. Nel 1968  scrisse e interpretò Meno storie. Nel 1981 scrisse e diresse Le donne che amo, mentre nel 1987 curò la regia di Ho due parole da dirvi di Jean Pierre Delage,  Nel 1996 scrisse Sorelle ma solo due per le regia di Aldo Terlizzi. Nel 2011 curò la regia di La bruttina stagionata, interpretato da Gabriella Franchini. Nel 2013 curò la regia di Parliamone.

Tosca e le altre due è una divertente commedia che scrisse e poi interpretò con Adriana Asti. La comicità e il melodramma si condensano in quest’opera dove Franca Valeri si ritaglia l’esilarante personaggio di Emilia, la portiera di Palazzo Farnese. La Tragedia di Tosca viene quindi filtrata e stemperata dal punto di vista delle due amiche Emilia (Franca Valeri) e Iride (Adriana Asti) che ascoltano lo svolgimento della tragedia al piano di sopra e commentano divertite.

Franca Valeri e Giuseppe Patroni Griffi

Il sodalizio di Franca Valeri con Giuseppe Patroni Griffi fu molto lungo e intenso. L’attrice lavorò con lui in Luv di Murray Schisgal, con Walter ChiariGianrico Tedeschi, Il bell’indifferente di Jean Cocteau , con Remo Girone Fior di pisello di Edouard Bourdet nel 1990, Una volta nella vita di Moss Hart e Gorge Kaufman nel 1991, Il Giuocatore di Carlo Goldoni nel 2004. In un’intervista in cui Franca Valeri ricorda l’amico e collega sottolinea che alla base della vita artistica e privata del regista c’è la visione dell’amicizia come una “disciplina profonda e necessaria”. L’opera e la vita di Patroni Griffi è pertanto “permeata di questo sentimento”, continua la Valeri.

Nel 2004 Patroni Griffi ha presentato al Teatro Eliseo di Roma Il Giuocatore, commedia poco popolare di Goldoni, ma con forti spunti di riflessione sociale sul tema del gioco. Il protagonista è Urbano Barberini nei panni di Florindo, mentre Franca Valeri interpreta un piccolo ruolo, quello dell’anziana Gandolfa, che svela però la grandezza dell’interprete. L’attrice afferma che il personaggio le da’ lo spunto per lavorare su “una comicità basata sulla realtà”.  La donna anziana e ricca che propone al giovane pieno di debiti di gioco il matrimonio è infatti una realtà eterna e universale che va oltre il tempo di Goldoni. Ed è per questo che la Valeri predilige l’autore veneziano con le sue trame e i suoi caratteri.

Franca Valeri e gli anni Duemila

Nel triennio 2003-2005 e poi nel 2011 porta in scena La vedova Socrate , un monologo scritto da Franca Valeri, ispirato al testo La morte di Socrate di Durrenmatt. L’attrice interpreta Santippe , vedova del filosofo Socrate e crea il ritratto di una donna ironica, pragmatica e saggia. Con la regia di Giuseppe Marini affronta insieme ad Annamaria Guarnieri un testo difficile, onirico, folle e surreale: Le serve di Genet nel 2006. Con Pino Strabioli rivisita i Carnet de notes 2008per la regia di Giuseppe Marini.

Tra il 2014 e il 2015 scrive la commedia Il Cambio dei cavalli e va in scena con Urbano Barberini, attore che la segue da molti anni, per la regia di Giuseppe Marini. Il suo ruolo è quello di un’anziana donna che ha un ruolo pacificatrice tra il compagno defunto e il protagonista interpretato da Urbano Barberini, figlio dell’uomo defunto. Un uomo ricco, ma profondamente insoddisfatto dalla vita. Dei potenziali conflitti generazionali che vengono sanati proprio dal modo in cui l’attrice porta la vecchiaia in scena. Con dolcezza, ironia e la giusta dose di distacco e leggerezza.

Pur essendo una donna poliedrica non ha mai smesso di amare il teatro che nella sua vita è sempre stato messo al primo posto:

“Ero una gigiona, l’applauso mi appagava completamente. Una specie di estasi. No, non mi sono mai chiesta le ragioni “psicoanalitiche”… Si trattava di un dato di fatto. Avevo un’attitudine alla gioia: sapevo cogliere gli attimi (la felicità è latente, sta negli attimi). E sapevo di chi circondarmi, chi mi andava a genio.”

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